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11/05/2026

Markets Today: Petrolio a 105 dollari; Trump incontra Xi; Apple e Intel insieme sui chip; Bce con UniCredit su Commerz

Dopo una settimana di rally, Donald Trump ha definito “totalmente inaccettabile” la controproposta iraniana sul cessate il fuoco, riaccendendo così i dubbi del mercato

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La tregua in Medio Oriente torna a scricchiolare e il mercato del petrolio reagisce immediatamente. Donald Trump ha definito “totalmente inaccettabile” la controproposta iraniana sul cessate il fuoco, mentre Netanyahu ha ribadito che “la guerra non è finita” e che resta “molto lavoro da fare” sul nucleare di Teheran. Lo Stretto di Hormuz resta così sotto pressione e il Brent è tornato sopra i 105 dollari al barile, con il Wti vicino ai 100. Una nuova fiammata energetica che riporta sul tavolo il tema inflazione globale, proprio mentre i mercati sembrano però voler ignorare il rischio geopolitico. Wall Street ha infatti chiuso una settimana molto positiva, con S&P500 e Nasdaq sui nuovi massimi storici. Anche l’Europa ha corso: Dax +1,45%, Parigi +1,7% e Ftse Mib +3,9% sostenuto da energia e bancari.

 

Wall Street ignora la guerra e fa nuovi record; domani l’inflazione Usa attesa in rialzo

I mercati americani continuano a sorprendere per resilienza. Venerdì l’S&P500 ha chiuso in rialzo dello 0,8%, il Nasdaq dell’1,7% e il Dow Jones dello 0,02%, con nuovi massimi storici soprattutto per i titoli tecnologici e semiconduttori. La scorsa settimana il Nasdaq ha guadagnato oltre il 4% e l’S&P500 più del 2%, segnando la sesta settimana consecutiva positiva. Oggi i future si muovono invece in leggero calo dopo il nuovo balzo del petrolio, ma il mercato guarda soprattutto al vertice Trump-Xi di giovedì a Pechino, che potrebbe incidere su dazi, terre rare e crisi iraniana. Attesa anche per l’inflazione Usa di domani, prevista al 3,4% dal 3,3% precedente.

 

L’avvertimento di Michael Burry che vede una nuova bolla come nel 2000

A frenare l’entusiasmo dei mercati prova però Michael Burry. L’investitore diventato celebre per aver previsto la crisi dei mutui subprime ha avvertito che Wall Street oggi ricorda “gli ultimi mesi della bolla del 1999-2000”. Secondo Burry, il mercato non reagisce più ai dati macroeconomici, ma solo all’euforia legata all’intelligenza artificiale. Nel mirino soprattutto il Philadelphia Semiconductor Index, che starebbe replicando la dinamica dei titoli tech prima dello scoppio della bolla dot-com. Le sue dichiarazioni arrivano proprio mentre il Nasdaq continua a macinare record.

 

L’accordo tra Apple e Intel per la produzione di chip alimenta la bolla del tech

Ad alimentare la bolla potrebbe però essere un’altra notizia arrivata in queste ore. Un accordo tra Apple e Intel per la produzione di alcuni chip destinati ai dispositivi della casa di Cupertino. La notizia ha spinto venerdì il titolo Intel fino a +14%, contribuendo al rally del Nasdaq. Per Intel si tratta di un ulteriore passo nel piano di rilancio avviato un anno fa, mentre Apple accelera sulla diversificazione della filiera produttiva in un momento in cui il tema strategico dei semiconduttori è sempre più centrale anche sul piano geopolitico, soprattutto in vista del vertice Trump-Xi e del confronto su tecnologia e terre rare.

 

Asia contrastata: Nikkei in rialzo e Hong Kong in rosso; export cinese ai massimi storici

Quanto all’Asia, la settimana si è aperta con andamento misto. Il Nikkei di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,4%, Shanghai ha guadagnato lo 0,65%, mentre Hong Kong ha ceduto lo 0,3%, frenata dai timori geopolitici e dal nuovo rally del greggio. Sotto osservazione soprattutto la Cina, dove ad aprile l’inflazione è salita dell’1,2%, sopra le attese dello 0,9%, mentre i prezzi alla produzione sono balzati del 2,8%, massimo da luglio 2022. A sorprendere però è stato soprattutto l’export cinese, arrivato su nuovi massimi storici grazie alla domanda globale di componenti e tecnologia.

 

Dopo una settimana di corsa l’Europa si riscopre prudente con le tensioni in Iran

Le borse europee si preparano a un avvio cauto dopo una settimana negativa. Il future sull’Eurostoxx50 si muove infatti poco sopra la parità (+0,06% questa mattina alle 8.30), mentre i mercati continuano a monitorare l’evoluzione della crisi in Medio Oriente e il ritorno del petrolio sopra i 100 dollari. Venerdì il Ftse Mib ha chiuso invariato a 49.289 punti, limitando le perdite rispetto agli altri listini europei: Dax -1,3%, Cac40 -1% e Ftse100 -0,4%. A sostenere Piazza Affari sono stati soprattutto Prysmian, Tenaris e Poste, mentre hanno sofferto i titoli della difesa come Leonardo e Fincantieri.

 

Piazza Affari si rifugia ancora una volta sulla solidità e sulla corsa dei titoli energetici

A Milano restano sotto osservazione soprattutto Intesa Sanpaolo, Generali, Mps e Tenaris. Le banche continuano a beneficiare di tassi ancora elevati e del consolidamento del settore, mentre Tenaris si muove in scia al nuovo rally del petrolio sopra i 105 dollari al barile. Attenzione anche a Snam e Diasorin, considerate più difensive in questa fase di volatilità, oltre ai titoli del lusso come Moncler e Brunello Cucinelli che guardano con interesse ai segnali di ripresa della domanda asiatica. Prysmian continua invece a viaggiare sui massimi storici dopo aver superato i 150 euro per azione.

 

Risiko bancario: Orcel accelera su Commerzbank e la Bce si schiera al suo fianco

Il risiko bancario torna poi protagonista. In un’intervista a Milano Finanza, Andrea Orcel ha spiegato che Unicredit si trova in una posizione “win-win” sull’operazione Commerzbank e che non salirà oltre il 10% in Generali, pur confermando un dialogo industriale “molto promettente” con Donnet. Il ceo di Unicredit ha inoltre ribadito la solidità del gruppo, che punta ad almeno 11 miliardi di utile nel 2026. Intanto Luis de Guindos, vicepresidente uscente della Banca centrale europea, ha duramente criticato la Germania per la sua opposizione all’operazione.

 

Credits: Foto Pexels

Tags:
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