Luigi Dell'Olio 09/12/2024
Amundi, Allianz GI, Credit Agricole, UniCredit e Banco Bpm: gli intrecci tra banche e risparmio gestito
La rottura delle trattative per fondere Amundi e Allianz GI non spegne le voci di risiko nel settore del risparmio gestito. In Italia e all’estero le operazioni di concentrazione sono destinate a crescere sia per una questione di costi, sia per la concorrenza dei fondi passivi. Con ricadute che potrebbero essere positive anche per i risparmiatori/investitori.
Rimescolamento a livello europeo
Secondo rumors non ancora confermati dai diretti interessati, Credit Agricole (controllante di Amundi, quest’ultima primo asset manager in Europa) e Allianz (la più grande compagnia assicurativa del Vecchio Continente, controllante di Allianz GI) avrebbero interrotto le trattative per creare un colosso mondiale del settore, con 2.800 miliardi di asset in gestione. Secondo le ricostruzioni, i due gruppi non sarebbero riusciti a trovare una quadra sulla struttura e la governance che avrebbe dovuto assumere la nuova società, considerato che Amundi gestisce oltre 2.200 miliardi contro i 600 scarsi di Allianz GI e la prima avrebbe voluto avere un peso ben maggiore della seconda.
Sta di fatto che Allianz – stando sempre ai “si dice” degli addetti ai lavori – continuerebbe a cercare un partner per aumentare la massa critica nel risparmio gestito e, alla fine, non è escluso che il dialogo possa ripartire con il gruppo francese, mentre si sondano possibili alternative.
Le mire del Leone
In parallelo si muove anche Generali, che negli ultimi giorni avrebbe accelerato le trattative con la francese Natixis e vorrebbe arrivare a chiudere entro la fine di gennaio, in modo da dar vita a una realtà da 1.850 miliardi di asset in gestione. Già tre anni fa, il group ceo del Leone, Philippe Donnet, ha sottolineato di voler puntare su tre gambe: oltre ai rami danni e vita dell’assicurativo, anche il risparmio gestito. E si è mosso in questa direzione rilevando sia alcune realtà specializzate in asset class di nicchia, sia con l’acquisizione di Conning, realtà da 155 miliardi di aum, che ha portato gli asset gestiti dal gruppo Generali a oltre 800 miliardi di euro.
Le intersezioni con il risiko bancario
Quello che sta accadendo nell’asset management si intreccia con i movimenti in corso in ambito bancario, dove – stando alla sola Italia – Banco Bpm è cresciuta nell’azionariato di Mps, prima di diventare destinataria di un’offerta pubblica di scambio (ne abbiamo parlato qui) da parte di UniCredit. Operazione alla quale Credit Agricole ha risposto crescendo nell’azionariato dello stesso Banco Bpm al 15% e chiedendo autorizzazione alla Consob per arrivare al 19,9%. Un intreccio che potrebbe risolversi con un compromesso: UniCredit e Amundi (che, come detto, fa capo al gruppo Credit Agricole) hanno in corso una partnership nel risparmio gestito, che vale circa il 10% delle masse della realtà francese. Se la banca italiana rinunciasse a farsi la fabbrica prodotti in casa e rilanciasse – magari per un decennio – la partnership, i francesi potrebbero mollare Banco Bpm.
Operazioni difensive
Ma siamo nel campo delle ipotesi. Di certo c’è le aziende che operano solo come fabbriche prodotto sono da tempo sotto pressione. Non solo la concorrenza dei titoli governativi, tornati appealing grazie al rialzo dei tassi degli ultimi anni, ma anche quella degli Etf, molto meno costosi dei fondi attivi e spesso con performance quanto meno paragonabili.
La recente quotazione di un gruppo di cloni finanziari da parte di Intesa Sanpaolo segna un cambio di stagione. Per restare competitivi, gli asset manager o si aggregano, riducendo così i costi della macchina, oppure puntano sull’integrazione tra fabbrica prodotto e rete, esplorando anche il settore degli Etf.
A valle di tutto ciò restano i risparmiatori/piccoli investitori, la cui conoscenza finanziaria continua a crescere e quindi che sono sempre più attenti alla dinamica dei costi. Sono loro il principale motore del cambiamento, grazie alla domanda di prezzi adeguati al servizio ricevuto.
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Immagine: Pixabay






