Luigi Dell'Olio 09/01/2025
Con l’Opas di Banca Ifis su Illimity, proseguono le aggregazioni per le banche italiane
Un’altra tappa del consolidamento bancario in Italia (ne abbiamo parlato qui), ma anche un’operazione diversa da quelle concretizzate o anche solo abbozzate negli ultimi tempi. L’offerta di acquisto presentata da Banca Ifis all’indirizzo di Illimity Bank apre a diverse riflessioni sull’andamento del settore nel nostro Paese e sulla competitività delle cosiddette challenger bank, “entità nate per rispondere alle esigenze di un target digital oriented che richiede servizi bancari semplificati”, per usare la definizione dell’Osservatorio Fintech e Insurtech curato dal Politecnico di Milano. In sostanza, istituti finanziari innovativi progettati per soddisfare le esigenze di un pubblico digitale che richiede servizi bancari più accessibili e agili.
Le caratteristiche e le ragioni dell’offerta
L’offerta avanzata da Banca Ifis è un’Opas. Questo significa che la banca controllata dalla famiglia Fürstenberg Fassio chiede agli azionisti di Illimity di scambiare le loro azioni con una parte cash e una parte di nuove azioni di Banca Ifis. In particolare, Illimity viene valorizzata 3,55 euro per azione, il 5,8% in più della chiusura di martedì. Gli azionisti riceverebbero 0,1 nuove azioni di Banca Ifis e 1,414 euro in contanti per ogni azione di Illimity. Se tutti gli azionisti accettassero l’offerta, Banca Ifis spenderebbe circa 298 milioni di euro, non una somma eccessiva per un’azienda che capitalizza 1,2 miliardi.
Cosa è andato storto per Illimity
Per altro, il titolo Illimiity viaggia più vicino al minimo storico di 3 euro toccato lo scorso novembre, che al massimo di 14 euro raggiunto nell’autunno del 2021. La società fondata da Corrado Passera (ex-numero uno di Intesa Sanpaolo ed ex-ministro allo Sviluppo economico) non si occupa di attività bancaria tradizionale, cioè raccolta di capitale e impieghi alle famiglie e alle imprese, bensì è attiva nello specialty finance. Mentre le banche tradizionali offrono prestiti a famiglie e aziende raccogliendo risparmi, le compagnie che operano nello specialty finance forniscono prestiti per specifiche esigenze, come prestiti a società che hanno bisogno di capitale per investire o supportare progetti particolari. Non si occupano solo di immobili, ma possono includere anche prestiti a imprese in vari settori.
Queste attività sono state penalizzate dai tassi alti, in particolare la gestione e valorizzazione dei crediti di difficile esigibilità, in gergo finanziario npl. Nel 2017/18, le banche italiane erano piene di crediti di difficile esigibilità e questo ha portato all’arrivo di numerosi big internazionali specializzati nel recupero, che hanno comprato i crediti a basso prezzo e generato grandi margini anche a fronte di recuperi parziali. Oggi, invece, le insolvenze delle banche sono di gran lunga inferiori, mentre il costo di finanziamento per acquisire i pacchetti di crediti è ben più elevato in seguito alla stretta monetaria adottata dalla Bce dal 2021 al 2023. In questo scenario, secondo l’opinione di molti addetti ai lavori, occorrono spalle più robuste per continuare a operare con profitto e Banca Ifis vale quattro volte più del concorrente. Inoltre Ifis può contare su un modello di business diversificato, con una forte esposizione anche al factoring (cessione di crediti verso la propria clientela), al leasing (contratto mediante il quale un operatore finanziario acquista il bene per conto del cliente, concedendogli l’utilizzo in cambio di un canone periodico, con possibilità di acquisto da parte del cliente a fine contratto) delle auto elettriche, nonché alla fornitura di soluzioni finanziarie personalizzate per le Pmi.
Le difficoltà per i nuovi operatori
Dunque, l’eventuale aggregazione sarebbe ben diversa dalle altre di cui si vocifera in queste settimane in ambito bancario, dalla doppia mira di UniCredit verso Commerzbank e Banco Bpm, all’interesse di Credit Agricole per quest’ultima, con il Banco che intanto ha lanciato un’offerta di acquisto sul gestore di patrimoni Anima.
Le difficoltà evidenziate da Illimity non sono una rarità tra le banche “sfidanti”. Bff ha perso l’8% ieri a Piazza Affari dopo l’annuncio dell’Opas, per il timore che non riesca a tenere il passo del nuovo gruppo, ma già nei mesi scorsi erano emersi problemi in capo all’istituto specializzato nella gestione e nel factoring pro-soluto (l’azienda cedente si libera da eventuali insolvenze del proprio fornitore) verso la pubblica amministrazione, tanto che la Banca d’Italia ha congelato la distribuzione dei dividendi.
La medesima misura è stata adottata nei confronti di Banca Sistema, specializzata nell’acquisto di crediti commerciali verso la Pa e di crediti fiscali e attiva nella cessione del quinto dello stipendio e della pensione. Misure attraverso le quali Banca di Italia impone alle società di accrescere le risorse da utilizzare in caso di ulteriore peggioramento delle condizioni di mercato e dei propri fondamentali.
Tutti segnali di quanto sia complicato per i nuovi operatori farsi strada nel mercato bancario, nonostante una struttura dei costi più contenuta e una più chiara impronta tecnologica rispetto agli operatori tradizionali.
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