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05/01/2026

Markets Today: Maduro arrestato in Venezuela; petrolio giù dell’1%; oro a 4.420 dollari; Tesla perde il primato dell’elettrico

Trump senza freni. Il Tycoon ora vuole le terre rare della Groenlandia, mentre minaccia Colombia e Messico. A Piazza Affari occhi su Eni e le sue operazioni in Venezuela

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Buon anno! Da oggi i mercati di tutto il mondo tornano alla “normalità”. E ancora una volta sarà il contesto geopolitico a dettare molto probabilmente la linea. L’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie orchestrato dall’amministrazione Trump (arresto avvenuto nella notte di sabato 3 gennaio) ha acceso un caso petrolio nel mondo. I riflettori del mondo sono tutti puntati sull’oro nero, con una reazione per ora cauta: -1% il prezzo del Wti negli Stati Uniti e del Brent in Europa. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Washington punta ad avere “accesso totale al petrolio e ad altre risorse del Paese”, assicurando un ruolo attivo alle compagnie petrolifere a stelle e strisce. Gli analisti fanno comunque notare come il Venezuela detenga sì le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma ad oggi produce solo 1 milione di barili al giorno, l’1% della produzione mondiale. Da qui la reazione contenuta dei mercati.

 

Trump mette nel mirino la Groenlandia e allarga le minacce a Colombia, Messico e Cuba

Il fronte della minaccia trumpiana non si limita però alla sola Caracas. Trump ha messo gli occhi sulla Groenlandia e sulle sue immense riserve di terre rare. “Non possiamo farne a meno” ha detto, ma la Danimarca ha risposto: “non deve minacciarci”. Sulla Colombia, poi, il leader statunitense ha affermato che “è governata da un uomo malato”, ma che “non lo farà ancora per molto tempo”. Senza mezzi termini anche il messaggio al Messico che “deve darsi una regolata” sul traffico di droga e migranti, per questo “dobbiamo fare qualcosa” ha detto. Infine su Cuba Trump ha parlato di un regime ormai al collasso: “L’Avana è pronta a cadere” senza il petrolio venezuelano.

 

L’arresto di Maduro non scuote Wall Street; venerdì i numeri del lavoro Usa

In questo contesto molto difficile, per ora Wall Street sembra comunque preferire una posizione attendista. I futures azionari questa mattina sono rimasti tutti invariati, con gli investitori che evidentemente vogliono capire quale piega prenderà la situazione prima di agire. Venerdì 3 gennaio le borse statunitensi hanno chiuso contrastate, con il Dow Jones salito dello 0,7%, mentre Nasdaq e S&P 500 sono rimasti piatti. Sul fronte dei dati macro sarà una settimana cruciale per gli Stati Uniti, visto che venerdì uscirà il primo rapporto sull’occupazione dell’anno, con i dati relativi al mese di dicembre.

 

Veicoli elettrici: Tesla perde il primato mondiale di vendite in favore della cinese BYD

Ad essere messa sotto i riflettori oggi potrebbe essere più che altro Tesla. La società ha infatti vissuto un venerdì nero, avendo perso il primato di maggiore produttore di veicoli elettrici venduti nel mondo. A contribuire al declino una rivolta dei clienti contro la discesa politica di Elon Musk – che ieri con la sua Starlink ha offerto internet gratuito al Venezuela – ma ha pesato anche la fine degli incentivi fiscali Usa. I dati parlano chiaro: nel 2025 Tesla ha consegnato 1,64 milioni di veicoli, il 9% in meno del 2024. Ora la leadership mondiale è passata nelle mani della rivale cinese BYD, che nel 2025 ha venduto 2,26 milioni di auto.

 

Oro e argento cominciano l’anno in crescita; prezzo del lingotto a 4.420 dollari

Chi ha ricominciato l’anno a ritmo serrato sono i metalli. Sono stati i grandi protagonisti del 2025 (ne abbiamo parlato qui) e per il momento sembrano avere tutta l’intenzione di essere al centro dell’attenzione anche in questo inizio 2026. L’oro questa mattina è salito a 4.420 dollari l’oncia, mettendo a segno un +2,28% dopo il +65% dell’anno scorso. Anche l’argento è ripartito alla grande. Se il 30 dicembre era scivolato leggermente, oggi il prezzo è tornato a quota 76 dollari l’oncia, quasi il 6% in più di venerdì, che si va così ad aggiungere alla stratosferica performance del 2025: +165%.

 

L’Europa riparte dai massimi di fine 2025; listini attesi positivi in apertura

L’Europa riparte sui massimi di fine anno. I futures azionari sull’Eurostoxx 600 salivano dello 0,5% alle 8.30 di questa mattina. Il clima positivo sull’azionario del Vecchio Continente arriva dopo che le borse asiatiche hanno registrato il miglior avvio d’anno dal 2012. Archiviato dunque un 2025 scoppiettante per le borse europee, con Milano cresciuta del 31%, Francoforte del 21% e la Spagna quasi del 50%, i listini aprono il 2026 in positivo. Certo non mancano le incognite. Cosa accadrà ora in Venezuela? La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha chiesto agli Stati Uniti di collaborare con il suo Paese.

 

Piazza Affari: riflettori su Eni in Venezuela; Mps e Banco Bpm verso il rinnovo del cda

A Piazza Affari occhi puntati su Eni, che è presente in Venezuela e che nelle scorse ha detto che per il momento non sta registrando impatti sulle sue operazioni. C’è poi il mondo bancario che continua ad essere in fermento. Montepaschi in particolare ha convocato un cda straordinario per il 4 febbraio. Obiettivo: deliberare ampie modifiche allo statuto, tra cui l’incremento delle politiche di dividendi agli azionisti. Sempre Mps giovedì 22 gennaio riunirà il cda per il rinnovo del cda. Due giorni prima, martedì 20, sarà invece Banco Bpm a rinnovare il cda. Giuseppe Castagna correrà per il suo quarto mandato.

 

Partenza dal record per il Nikkei che balza del 3,23% grazie ai titoli della difesa

A due giorni dall’attacco in Venezuela degli Stati Uniti, come si diceva l’Asia viaggia veloce questa mattina. Soprattutto il giapponese Nikkei, balzato del 3,23%. Ha invece chiuso appena sotto la parità Hong Kong, mentre Shanghai è salita di un solito +1,25%. A dare spinta a Tokyo sono stati soprattutto i titoli della difesa, con IHI Corp salita del 10% e Mitsubishi del 9,17%. Più in difficoltà la Cina, che proprio oggi ha incassato un indice Pmi dei servizi sceso a 52: è l’espansione più debole del settore da giugno. Sul fronte occupazione, quella in Cina a dicembre è diminuita per il quinto mese consecutivo.

 

Credits: Foto Freepik

Tags:
oroPetroliovenezuela

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