Alessandro Cicognani 16/06/2026
AI come i dazi? Gli Usa bloccano Fable 5 e Mythos 5 di Anthropic: nasce l’export control dell’intelligenza artificiale
La notizia, a prima vista, sembra una normale vicenda di regolazione tecnologica. In realtà racconta molto di più. Anthropic, una delle startup di intelligenza artificiale più importanti al mondo e rivale diretta di OpenAI, ha sospeso l’accesso ai suoi due modelli più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, appena pochi giorni dopo il lancio commerciale. Non per un problema tecnico, non per un guasto, non per una scelta di marketing. Ma perché il governo degli Stati Uniti le ha chiesto di bloccarli per ragioni di sicurezza nazionale. Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’ordine è arrivato da Washington venerdì 12 giugno, nel pomeriggio. E chiedeva uno stop all’accesso ai due modelli a “qualsiasi cittadino straniero”, dentro e fuori dagli Stati Uniti, inclusi quindi anche eventuali dipendenti stranieri della stessa Anthropic. Un perimetro talmente ampio da rendere quasi impossibile una selezione precisa degli utenti. Risultato: per evitare di violare la direttiva, la società ha spento i modelli per tutti.
Il punto non è banale. I modelli di AI non sono merci tradizionali, non viaggiano in container e non passano da una dogana. Si usano via cloud, da remoto, con un account. E questo rende molto più difficile controllare chi li utilizza davvero. Il Dipartimento del commercio americano temeva che Mythos e Fable potessero finire nelle mani di intelligence militari straniere, in particolare di Cina, Russia o altri Paesi considerati sensibili. La preoccupazione principale riguarda le capacità cyber: un modello molto avanzato può aiutare a trovare falle nei software, scrivere codice, automatizzare analisi e, nel peggiore dei casi, facilitare attacchi informatici. Anthropic, però, ha contestato il metodo. Nella sua dichiarazione, l’azienda ha sostenuto che il governo non avrebbe fornito dettagli specifici sulle sue preoccupazioni. E ha aggiunto: “Riteniamo che il governo debba avere la possibilità di bloccare installazioni non sicure, nell’ambito di una procedura legale trasparente, equa, chiara e basata su dati tecnici”. Poi la frase più dura: “Questa azione non rispetta però tali principi”.
Dove nasce la paura del governo Usa
Fable 5 e Mythos 5 non sono semplici chatbot per scrivere email o riassumere documenti. Anthropic li ha presentati come modelli all’avanguardia, in particolare sul fronte della cybersicurezza. Si tratterebbe di modelli talmente avanzati da aver fatto suonare un campanello d’allarme a Wall Street e anche nel mondo della finanza europeo, preoccupate che, nelle mani sbagliate, uno strumento del genere potesse trasformarsi in un’arma per costruire nuovi attacchi hacker estremamente sofisticati. ( ne abbiamo parlato qui). La stessa Anthropic aveva quindi scelto una distribuzione limitata, riservata a un gruppo selezionato di aziende che potessero testarla prima del lancio vero e proprio. Banche, imprese ed enti governativi hanno usato per mesi Mythos e il suo upgrade Fable, ma quando è arrivato il momento per Anthropic di fare il passo verso il grande pubblico, Washington ha deciso di intervenire. Il contesto è l’Executive order firmato da Donald Trump il 2 giugno, dal titolo “Promoting advanced artificial intelligence innovation and security”. La Casa Bianca lo ha presentato come un modo per “rafforzare la cybersecurity americana, proteggere le infrastrutture critiche e assicurare che gli Stati Uniti restino leader globali nell’innovazione AI”. Il meccanismo scelto è diverso da quello europeo: non un sistema rigido di autorizzazioni preventive, ma una collaborazione volontaria tra governo e industria. L’ordine prevede che le aziende possano dare al governo accesso anticipato ai modelli più potenti fino a 30 giorni prima del rilascio pubblico, così da consentire verifiche riservate sui rischi cyber. Graham Brookie, vicepresidente per tecnologia e strategia dell’Atlantic Council, ha definito il provvedimento “una politica seria” e ha ricordato che “le implicazioni di cybersecurity dei nuovi modelli AI richiedono partnership pubblico-private strutturate”. Questa volta, al termine delle verifiche, il Governo ha detto “no”.
L’AI può diventare una leva come i dazi?
La domanda che il caso Anthropic solleva è però più ampia: l’intelligenza artificiale può diventare per Trump una nuova leva strategica, come lo sono stati i dazi nella politica commerciale? Le tariffe doganali colpivano merci, filiere, Paesi esportatori. L’AI colpisce un livello diverso: l’accesso alla tecnologia che può aumentare produttività, capacità militari, cybersecurity, ricerca scientifica e potere industriale. Tuttavia, rimane comunque un tema di dipendenza e delle conseguenze che questa genera per chi la subisce. Un tema che riguarda soprattutto l’Europa, che in un poco più di anno si è scoperta dipendente dal commercio con gli Stati Uniti (messo a dura prova dai dazi), dipendente dall’energia (lo scontro in Iran ha fatto lievitare talmente tanto i prezzi che la Bce giovedì scorso, 11 giugno, si è vista costretta a rialzare i tassi di interesse per tenere a freno l’inflazione) e ora dipendente dall’intelligenza artificiale.
La stessa amministrazione Trump ha usato parole molto chiare sul punto. Il Bureau of industry and security, l’agenzia del Dipartimento del commercio che si occupa di controlli all’export, ha spiegato che la strategia americana punta a portare la tecnologia AI “ai Paesi stranieri fidati”, tenendola però “fuori dalle mani dei nostri avversari”. È una formula che sembra descrivere una nuova globalizzazione selettiva: l’AI americana può circolare, ma non ovunque e non per chiunque. Vinh Nguyen, senior fellow per l’intelligenza artificiale al Council on foreign relations (think tank statunitense specializzato in politica estera e affari internazionali), ha sintetizzato il punto con una frase efficace: “Il governo non può valutare ciò che non può vedere”. Per questo l’accesso anticipato ai modelli può servire a ridurre l’opacità delle aziende. Ma lo stesso Nguyen avverte che “l’accesso volontario prima del rilascio funziona solo se c’è una vera volontà di collaborazione”. In altre parole: se il rapporto tra Stato e Big Tech diventa solo una prova di forza, rischia di non funzionare. Secondo le ultime notizie, più di 80 esperti e dirigenti della cybersecurity, inclusi esponenti di aziende come Nvidia e Adobe, hanno firmato una lettera per chiedere all’amministrazione di rimuovere le restrizioni. Il timore è che bloccare modelli avanzati non riduca soltanto il rischio per gli avversari, ma rallenti anche chi lavora alla difesa informatica. Tuttavia, come ha scritto l’Atlantic Council, l’ordine di Trump può segnare il passaggio verso una nuova narrativa dell’AI: innovazione, sì, ma con cautela.
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