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24/08/2026
AI e mercati azionari spingono la ricchezza globale a 570mila miliardi: il boom è sostenibile?

AI e mercati azionari spingono la ricchezza globale a 570mila miliardi: il boom è sostenibile?

La ricchezza cresce grazie al rialzo delle azioni tecnologiche, ma il McKinsey Global Institute avverte: il prossimo passo sarà dimostrare che l’AI può generare crescita reale.

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La ricchezza delle famiglie a livello globale ha raggiunto nuovi record nel 2025, ma dietro il boom si nasconde una fragilità: gran parte dell’aumento non deriva da una crescita dell’economia reale, bensì dal rialzo dei mercati azionari alimentato dalle aspettative sull’intelligenza artificiale. Secondo il McKinsey Global Institute (Mgi), il patrimonio complessivo delle famiglie nel mondo è salito lo scorso anno a 570.000 miliardi di dollari, con un incremento del 7,3% rispetto al 2024, superiore alla crescita media del 5,9% registrata dal 2000. Un risultato apparentemente positivo, ma caratterizzato da una dinamica molto diversa rispetto al passato. La domanda che emerge dall’analisi del Mgi è infatti se questa nuova ricchezza sia sostenibile oppure se rappresenti soprattutto un effetto delle aspettative degli investitori sulla capacità dell’intelligenza artificiale di trasformare l’economia.

 

La corsa delle Borse spinge la ricchezza, ma gli investimenti reali restano indietro

Per gran parte di questo secolo, l’aumento della ricchezza delle famiglie è stato sostenuto soprattutto dal valore degli immobili. La casa rappresenta infatti uno dei principali patrimoni per milioni di persone e il suo aumento di prezzo ha contribuito per anni alla crescita della ricchezza privata. Nel 2025, però, il meccanismo è cambiato. Sono state soprattutto le azioni a trainare il rialzo, contribuendo al 57% dell’aumento complessivo della ricchezza, mentre gli immobili hanno rappresentato appena il 15% della crescita. Il motivo principale è stato il forte entusiasmo degli investitori per l’intelligenza artificiale, che ha spinto verso nuovi record le quotazioni di molte società tecnologiche considerate protagoniste della nuova rivoluzione industriale (della corsa di Wall Street verso nuovi massimi e del perché gli investitori non sono preoccupati dei prezzi delle azioni abbiamo parlato anche qui). Tuttavia, secondo il Mgi, solo una parte limitata di questo aumento della ricchezza deriva da nuovi investimenti nell’economia reale, cioè da attività che aumentano concretamente la capacità produttiva come macchinari, infrastrutture, abitazioni e nuovi impianti. Nel dettaglio, solo il 20% dell’aumento della ricchezza nel 2025 è stato determinato da nuovi investimenti reali, contro una media del 30% nel periodo 2000-2024. Al contrario, il 60% dell’incremento è arrivato dai guadagni sulla carta, cioè dall’aumento del valore di attività finanziarie già esistenti, come azioni e altri strumenti di investimento. Significa che molte famiglie sono diventate più ricche perché i loro asset valgono di più sui mercati, non necessariamente perché l’economia abbia prodotto più beni, servizi o reddito. “C’è molta ricchezza, ma è costruita sulle aspettative piuttosto che sugli investimenti nell’economia reale”, ha spiegato Jan Mischke, partner del Mgi e uno degli autori del rapporto.

 

La scommessa sull’intelligenza artificiale deve trasformarsi in crescita

Il punto centrale della questione riguarda quindi l’intelligenza artificiale. Le valutazioni raggiunte da molte società tecnologiche dipendono dalla convinzione che questa tecnologia sarà in grado di aumentare fortemente la produttività, ridurre i costi e generare nuovi profitti. In altre parole, i mercati stanno già prezzando oggi una parte importante dei benefici economici che l’AI dovrebbe produrre negli anni futuri (hanno fatto notizia le parole del Ceo di Softbank secondo cui il boom dell’Ai sarà 50 volte più grande di quello di internet, di cui abbiamo parlato qui). Il problema è che i prezzi degli asset finanziari non possono crescere indefinitamente più rapidamente degli investimenti reali e della produzione economica. Prima o poi il divario deve ridursi. Lo scenario migliore è quello in cui l’intelligenza artificiale mantiene le promesse e porta a un’accelerazione della produttività, cioè della capacità dell’economia di produrre di più utilizzando meno risorse. In questo caso, gli elevati valori raggiunti dai mercati potrebbero essere giustificati da una crescita reale degli utili aziendali. Esiste però anche uno scenario meno favorevole: quello in cui le aspettative sull’AI si rivelano eccessive e i prezzi delle azioni devono correggere verso livelli più coerenti con l’andamento dell’economia. Il Mgi ricorda come situazioni simili si siano verificate in passato. Negli anni Novanta in Giappone lo scoppio della bolla immobiliare provocò una lunga fase di stagnazione economica. Nel 2007-2008, invece, il crollo del mercato immobiliare statunitense contribuì alla crisi finanziaria globale. In entrambi i casi, l’aumento del valore degli asset era stato sostenuto anche da un forte ricorso al debito.

 

Il rischio della leva finanziaria e delle correzioni dei mercati

Un elemento di attenzione riguarda proprio la leva finanziaria, cioè l’utilizzo del debito per aumentare la capacità di investimento. Quando investitori o aziende utilizzano grandi quantità di denaro preso a prestito per acquistare attività finanziarie, i guadagni possono aumentare rapidamente in caso di rialzo dei mercati. Ma anche le perdite possono diventare molto più pesanti quando i prezzi scendono. “Quando i valori di immobili e azioni crescono più rapidamente del Pil, il capitale può essere destinato in misura eccessiva al riacquisto di attività finanziarie, spesso con un elevato utilizzo della leva finanziaria”, ha spiegato il Mgi. “Per le famiglie la ricchezza aumenta, ma solo sulla carta, con un rischio crescente di future correzioni”. Quindi il rischio è che una parte della ricchezza sia solo “virtuale”: una casa o un portafoglio azionario valgono di più perché il mercato li valuta a un prezzo maggiore, ma questa crescita non sempre riflette un reale aumento della capacità economica delle famiglie. Anche la Banca d’Inghilterra ha recentemente lanciato un avvertimento simile, sottolineando come l’aumento dell’indebitamento degli investitori che stanno puntando sulle società legate all’intelligenza artificiale abbia aumentato il rischio di un brusco calo delle quotazioni e di possibili conseguenze per la stabilità finanziaria.

 

Se l’AI rallenta, il rischio potrebbe diventare globale

Esistono comunque elementi che distinguono questa fase dalle bolle speculative del passato. L’intelligenza artificiale non sta alimentando soltanto rialzi di Borsa, ma anche un aumento degli investimenti reali. Negli Stati Uniti e in altri Paesi, infatti, le aziende stanno costruendo nuovi data center, acquistando infrastrutture informatiche e aumentando la capacità di calcolo necessaria per sviluppare i nuovi servizi basati sull’AI. Inoltre, gli Stati Uniti mostrano segnali di accelerazione della produttività, anche se ancora iniziali, mentre altri Paesi iniziano a registrare miglioramenti più contenuti. La vera sfida sarà quindi capire se gli investimenti effettuati oggi riusciranno a trasformarsi nei profitti promessi ai mercati. Il rischio, infatti, non riguarda soltanto Wall Street. Secondo il Mgi, gli Stati Uniti rappresentano ormai quasi la metà di tutte le azioni detenute a livello mondiale, una quota molto più elevata rispetto al passato e cresciuta rapidamente negli ultimi anni grazie al forte rialzo delle quotazioni. Inoltre, oltre un terzo delle azioni statunitensi è detenuto da investitori esteri. Questo significa che un’eventuale correzione del mercato americano avrebbe effetti anche sui patrimoni delle famiglie e degli investitori di altri Paesi. Se il valore degli asset dovesse diminuire rapidamente, molte persone potrebbero sentirsi meno ricche e ridurre i consumi, con un impatto negativo sulla crescita economica globale.



 

Credits: immagine da Magnific

Tags:
AIboomricchezza

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