Alessandro Cicognani 20/07/2026
Apple è di nuovo a un passo da Nvidia: cosa vede Wall Street nella Mela
Apple è tornata a guardare Nvidia negli occhi. Venerdì 17 luglio il gruppo di Cupertino ha brevemente raggiunto una capitalizzazione di circa 4.880 miliardi di dollari, contro i 4.860 miliardi della rivale, approfittando soprattutto del calo del 3,5% del titolo Nvidia. Alla chiusura, però, il produttore di chip ha recuperato e ha conservato per pochissimo il primo posto: 4.908 miliardi di Nvidia contro 4.902 della Mela. Più che un vero cambio della guardia, è stato quindi un arrivo al fotofinish. Il segnale resta comunque importante. Nel 2026 Apple ha guadagnato quasi il 23%, mentre Nvidia circa il 9%, e Wall Street ha ricominciato a premiare la società guidata da Tim Cook (della nomina del nuovo ceo dal primo settembre ne abbiamo parlato qui) dopo averla a lungo considerata in ritardo nell’intelligenza artificiale. Il punto è che Apple non ha recuperato terreno imitando Nvidia. Quest’ultima vende i processori che fanno funzionare i grandi modelli di AI e beneficia delle centinaia di miliardi investite da Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta nei data center. Apple, invece, vuole dimostrare che nell’intelligenza artificiale non conta soltanto costruire la “centrale elettrica”, ma anche possedere gli strumenti attraverso cui quella tecnologia entra nella vita quotidiana. La sua forza è una base installata di circa 2,5 miliardi di dispositivi: iPhone, Mac, iPad e Watch già nelle mani dei clienti.
Una strategia AI più leggera
Cupertino non è rimasta ferma. Nell’esercizio 2025 ha speso 34,6 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e 12,7 miliardi in immobili, impianti e macchinari. Sono cifre elevate, ma molto inferiori alla corsa infrastrutturale degli hyperscaler, cioè i grandi operatori cloud che costruiscono enormi data center; i cui investimenti superano i 100 miliardi. Apple spende in chip propri, software, server privati e integrazione tra dispositivi, evitando però di competere direttamente per avere il modello linguistico più grande o la maggiore quantità di processori Nvidia. La nuova Siri AI, presentata a giugno, rappresenta il cuore di questa strategia: un assistente più conversazionale, capace di comprendere ciò che appare sullo schermo e di lavorare tra diverse applicazioni. L’obiettivo non è vendere potenza di calcolo, ma rendere l’iPhone più utile e convincere gli utenti ad aggiornare prima il dispositivo o a utilizzare più servizi a pagamento. Apple ha inoltre annunciato nuovi investimenti nella produzione statunitense di chip, compreso un accordo pluriennale con Broadcom, inserito nel piano da 600 miliardi di dollari destinato all’economia americana. È la differenza tra chi vende i mattoni e chi possiede l’edificio con milioni di inquilini. Apple può sfruttare le informazioni presenti sui dispositivi per offrire funzioni più personalizzate. Una scelta che prova a tenere insieme intelligenza artificiale e privacy, uno dei principali elementi su cui il marchio ha costruito la propria reputazione.
Il vero motore della Mela
Il ritorno di fiducia non dipende soltanto dalle promesse sull’AI. Apple continua a produrre numeri molto solidi: nel secondo trimestre fiscale 2026 i ricavi sono saliti del 17% a 111,2 miliardi di dollari, mentre nel trimestre precedente avevano raggiunto 143,8 miliardi, con una crescita del 16%. La divisione servizi, che comprende App Store, iCloud, Music, TV e altri abbonamenti, ha raggiunto nell’ultimo trimestre il massimo storico di 30,98 miliardi di dollari. Sono ricavi particolarmente apprezzati perché più regolari rispetto alla vendita di un singolo iPhone e perché permettono di guadagnare più volte sullo stesso cliente. A questo si aggiunge la capacità di generare cassa. Nel 2025 il flusso di cassa è stato di 111,5 miliardi di dollari e Apple ha restituito 90,7 miliardi agli azionisti attraverso i buyback. Il riacquisto di azioni proprie (buyback appunto) riduce il numero di titoli in circolazione che vengono acquistati dalla società stessa, con la conseguenza che a parità di utile complessivo, l’utile attribuibile a ciascuna azione aumenta. È uno dei motivi per cui gli investitori considerano Apple una macchina finanziaria più prevedibile rispetto alle aziende impegnate in investimenti giganteschi, il cui ritorno economico deve ancora essere dimostrato. Proprio la solidità degli utili di Apple e la sua capacità di remunerare gli azionisti sono sempre stati due dei motivi che l’hanno resta tra gli investimenti preferiti di Warren Buffett.
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