Luigi Dell'Olio 30/09/2024
Borse: Con “l’effetto settembre” positivo si chiude un terzo trimestre in crescita per i mercati
La brusca correzione di fine agosto, che aveva fatto ipotizzare la fine della fase Toro, sembra un lontano ricordo. I mercati azionari dei Paesi sviluppati chiudono il terzo trimestre con performance in crescita, spinti soprattutto dai tagli delle banche centrali, mentre dal fronte macroeconomico continuano ad alternarsi le notizie di frenata del ciclo economico e quelle di raffreddamento dell’inflazione. Questo sebbene statisticamente aettembre sia un.mese difficile per l’azionario, che negli scorsi quattro anni aveva sempre restituito Performance negative.
A proposito dell’inflazione, oggi sono state pubblicate le stime preliminari dell’Istat relative a settembre, con l’indice dei prezzi al consumo in Italia in calo dello 0,2% su base mensile e in crescita dello 0,7% su base annua (dal +1,1% del mese precedente). Il dato tendenziale è il più basso registrato da inizio anno.
Wall Street sempre più in alto
Tornando alle performance trimestrali, Dow Jones e S&P 500 hanno ritoccato a più riprese il massimo storico, con il primo indice che ha chiuso il periodo luglio-settembre in rialzo di quasi l’8% e il secondo di poco meno del 5%. Mentre il Nasdaq è salito di un punto e mezzo percentuale, grazie allo scatto delle ultime settimane, dato che in pieno periodo vacanziero ha subito uno storno di circa il 10% che sembrava il preludio a una correzione più pesante dettata dal ridimensionamento delle aspettative in merito al business dell’intelligenza artificiale. L’allentamento monetario della Fed ha messo in secondo piano queste preoccupazioni, spingendo gli investitori a concentrarsi piuttosto sulle migliorate condizioni di accesso al credito, considerato che i titoli tecnologici sono tradizionalmente più esposti al debito.
Eurozona al passo lento, si spera nella Bce
Intonazione positiva, ma con meno entusiasmo anche nell’Eurozona, che ha registrato aggiornamenti piuttosto deludenti sul fronte macro – dal Pil alle intenzioni d’acquisto delle imprese, fino agli indici di fiducia -, ma dopo gli ultimi dati sull’inflazione nelle principali economie dell’area confida in un nuovo allentamento monetario da parte della Banca centrale europea nella riunione del prossimo 17 ottobre. Bene soprattutto il Dax tedesco, in crescita di quasi il 6%, mentre il Ftse Mib ha limitato il progresso a un punto e mezzo, complici gli alti e i bassi del settore bancario, beneficiato dall’appeal speculativo per la nuova ondata di consolidamento, ma anche danneggiato dal calo dei tassi.
Finora Fed e Bce hanno tagliato i tassi ufficiali entrambe di mezzo punto percentuale, ma la sensazione è d’ora in avanti nel Vecchio Continente si possa accelerare, complice un carovita più contenuto e un’economia sull’orlo della stagnazione. Il risultato è un rafforzamento dell’euro di oltre il 4% sul dollaro.
Oro su, petrolio in caduta libera
Quanto alle commodity, più di altre asset class, risentono delle variabili geopolitiche. L’oro, dopo aver raggiunto un nuovo record storico durante la già citata correzione agostana, ha continuato a crescere (+13% nel trimestre) attirando l’attenzione degli investitori a caccia di asset rifugio per le tante tensioni esistenti a livello internazionale.
Mentre il petrolio ha perso il 16% per il combinato disposto tra il calo della domanda cinese e la prospettiva di una guerra dei prezzi da parte dell’Arabia Saudita.
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