Alessandro Cicognani 13/05/2026Chip e AI trainano Wall Street: 3.800 miliardi aggiunti alla Borsa dal boom dei semiconduttori
C’è un oggetto minuscolo che oggi muove migliaia di miliardi di dollari, decide le sorti di Wall Street e influenza persino gli equilibri geopolitici mondiali: il semiconduttore o chip. I chip che alimentano l’intelligenza artificiale sono diventati il centro della nuova economia globale e, nelle ultime settimane, la loro corsa ha raggiunto livelli impressionanti. A guidare tutto è ancora Nvidia, ormai simbolo assoluto dell’era AI. Il colosso americano ha aggiornato più volte i suoi record in Borsa, trascinando con sé l’intero comparto tecnologico. Il settore dei semiconduttori ha aggiunto circa 3.800 miliardi di dollari di capitalizzazione ai mercati americani solo negli ultimi mesi, diventando il vero motore della crescita di Wall Street. Per capire quanto sia eccezionale il momento basta guardare un dato: il Philadelphia Semiconductor Index, l’indice di riferimento del settore, è salito di oltre il 60% dalla primavera. E dietro questa corsa ci sono numeri che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Gli analisti parlano apertamente di “livelli mai visti” e, infatti, la maxi capitalizzazione di Nvidia ormai è a quota 5.360 miliardi di dollari. Cifre poco immaginabili considerando la mole di denaro che sposta il titolo con le sue oscillazioni.
La battuta d’arresto arrivata dall’Asia
Wall Street continua così a macinare record storici: il Nasdaq e lo S&P 500 hanno aggiornato più volte i massimi nelle ultime sedute grazie al rinnovato entusiasmo per l’intelligenza artificiale, guadagnando rispettivamente il 10 ( Nasdaq) e il 7% ( S&P500) nell’ultimo mese. Ma proprio quando il mercato sembrava tornato a correre dopo la battuta d’arresto di fine 2025, martedì 12 maggio è arrivato uno scossone inatteso dall’Asia. Il Kospi sudcoreano, fortemente esposto ai produttori di chip come Samsung e SK Hynix, ha perso il 3% in una sola seduta dopo le indiscrezioni su possibili strette fiscali e regolamentari legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il calo ha colto di sorpresa gli investitori e ha rapidamente contagiato anche Wall Street, dove Nvidia e gli altri titoli del comparto hanno vissuto una giornata molto volatile. Oggi 13 maggio, mentre scriviamo, parte delle perdite è stata recuperata, ma il nervosismo resta elevato. Per capire la portata globale del fenomeno basta però guardare ai numeri. I ricavi globali del settore semiconduttori potrebbero crescere del 64% nel 2026 secondo la società di consulenza Gartner, superando 1.300 miliardi di dollari, mentre gli utili delle aziende del comparto negli Stati Uniti sono attesi quasi in raddoppio rispetto all’anno scorso.
Perché tutti stanno investendo miliardi nei chip
Dietro questa corsa c’è soprattutto la fame di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. ChatGPT, Gemini, Claude e tutti i nuovi sistemi, o meglio assistenti AI, hanno bisogno di enormi capacità di calcolo. E questa potenza si ottiene attraverso giganteschi data center pieni di chip avanzati. Per questo motivo i grandi gruppi tecnologici stanno spendendo cifre mai viste. Microsoft ha annunciato investimenti per circa 190 miliardi di dollari nel 2026, mentre Meta ha alzato le proprie spese in conto capitale fino a 145 miliardi. Gran parte di questi soldi serve proprio a comprare semiconduttori e costruire infrastrutture AI. È una corsa industriale prima ancora che finanziaria. Ma non tutti sembrano voler partecipare con la stessa aggressività. Apple, per esempio, sta mantenendo un approccio molto più prudente. Una scelta che, secondo diversi osservatori di mercato, potrebbe rappresentare un rischio in un settore che oggi premia soprattutto chi corre più veloce sull’AI (di come sono andate le trimestrali delle Big Tech legate all’AI ne abbiamo parlato qui qui). Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha definito questa fase “l’inizio di una nuova rivoluzione industriale”. Una frase che sintetizza bene il clima che si respira nei mercati. Oggi i semiconduttori sono diventati una questione strategica globale. Taiwan, dove ha sede Tsmc – l’azienda che produce i chip più avanzati del mondo – è ormai al centro della competizione tra Stati Uniti e Cina. Non a caso il dossier Taiwan sarà uno dei temi chiave dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping previsto a Pechino domani e dopodomani, 14 e 15 maggio (del perché l’esito dell’incontro è importante per tutti i leader globali ne abbiamo parlato qui). Sul tavolo ci saranno anche le restrizioni americane all’export di chip avanzati verso la Cina e il controllo delle catene produttive tecnologiche. La ragione è semplice: chi controlla la filiera dei chip controlla una parte enorme dell’economia mondiale futura.
L’altra faccia del rally: energia, tensioni e paura della bolla
Dietro l’euforia, però, iniziano ad affiorare anche le prime preoccupazioni. Sempre più operatori cominciano a chiedersi se il settore stia correndo troppo velocemente rispetto all’economia reale. Il problema è che oggi Wall Street dipende enormemente da poche aziende. Nvidia, AMD, Broadcom e gli altri colossi dei chip pesano ormai in modo enorme sugli indici americani. Se una di queste società dovesse deludere le aspettative, l’effetto potrebbe estendersi a tutta la Borsa. Anche perché le valutazioni stanno diventando estreme. David Pascucci, analista di Xtb definisce il quadro “veramente complesso” e osserva come “la situazione sembri fuori controllo”. C’è poi il tema energetico. I nuovi data center consumano enormi quantità di elettricità e acqua. Negli Stati Uniti stanno emergendo timori sulla capacità delle reti energetiche di sostenere questa espansione senza precedenti. È uno dei motivi per cui molte aziende tecnologiche stanno tornando a guardare con interesse anche al nucleare. Stephen Roach, ex presidente di Morgan Stanley Asia e tra i più noti economisti americani esperti di Cina, ha recentemente ricordato che “la battaglia sui semiconduttori non riguarda soltanto il commercio, ma il controllo delle tecnologie strategiche del futuro”. Ed è proprio per questo che Taiwan è diventata uno dei punti più delicati dello scontro tra Washington e Pechino.
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