Alessandro Cicognani 26/06/2026
Come investire in SpaceX: gli ETF europei che hanno già il titolo e quando entrerà nei grandi indici
Per anni SpaceX è stata una di quelle società di cui tutti parlavano, ma in cui quasi nessuno poteva investire direttamente. Era privata, nelle mani di Elon Musk, di fondi di venture capital (società finanziarie che investono finanziano startup o imprese innovative) e di investitori istituzionali (ossia investitori ad alto patrimonio come fondi pensione, assicurazioni e così via). Poi è arrivata la quotazione al Nasdaq il 12 giugno scorso e lo scenario è cambiato. L’Ipo è stata la più grande della storia: prezzo di collocamento a 135 dollari per azione, raccolta nell’ordine di decine di miliardi e valutazione iniziale intorno a 1.750 miliardi di dollari. Da quel momento SpaceX è diventata, almeno sulla carta, accessibile anche al risparmiatore comune. Ma per un investitore europeo la strada più semplice non è per forza comprare direttamente il titolo a Wall Street. La via più immediata passa dagli Etf, cioè fondi quotati costruiti secondo le regole europee, acquistabili tramite banca, piattaforme di trading o broker online (di cosa sono e di come si legge il nome di un Etf, ne abbiamo parlato nel dettaglio qui). Un Etf è, in parole semplici, un paniere di titoli: invece di comprare una sola azione, si compra uno strumento che contiene molte società.
Gli Etf che hanno già SpaceX in portafoglio
I primi strumenti europei ad aver incorporato SpaceX sono fondi tematici, cioè Etf costruiti intorno a un settore preciso. In questo caso la space economy, l’intelligenza artificiale, la robotica e la difesa. Ark Invest Europe ha inserito il 17 giugno SpaceX in tre suoi Etf a gestione attiva dal nome (ovvero che non replicano quindi passivamente un indice, ma dove il gestore sceglie quali titoli inserire). Il motivo lo ha spiegato Cathie Wood, fondatrice di Ark, ricordando che la società segue SpaceX da anni e vi aveva già investito nei mercati privati. “Questa prospettiva ci ha consentito di affrontare l’Ipo con una convinzione costruita attraverso anni di ricerca, sperimentazione e dialogo, e non sull’entusiasmo di mercato di breve periodo” ha detto. Daniel Maguire, analista di Ark, ha aggiunto che l’Ipo di SpaceX ha rappresentato “un momento epocale per l’economia dello spazio” e in generale del tech (delle mega Ipo del settore in arrivo ne abbiamo parlato anche qui qui), perché la società non vende soltanto razzi: con Starlink offre connessione satellitare, lavora con governi e difesa, e punta a integrare infrastrutture spaziali e intelligenza artificiale.
Un altro nome da seguire è WisdomTree, che ha annunciato l’ingresso di SpaceX all’interno di uno dei suoi Etf sullo spazio a partire dal 29 giugno. Anche questo Etf è pensato per dare esposizione alla filiera dello spazio: satelliti, lanci, infrastrutture, difesa e tecnologie emergenti. In pratica, chi compra questi strumenti non sta puntando solo su Musk, ma su un intero ecosistema.
Dagli strumenti attivi a quelli passivi
La seconda fase sarà ancora più importante. Quando SpaceX entrerà nei grandi indici globali, finirà automaticamente anche negli Etf passivi che replicano l’andamento di quegli indici. È il meccanismo della gestione passiva: se un Etf segue fedelmente il Nasdaq o l’S&P500, allora deve comprare i titoli presenti nell’indice. Qui però c’è un punto da capire bene. Non conta solo la capitalizzazione complessiva, cioè quanto vale tutta la società in Borsa. Conta soprattutto il flottante, cioè la quota di azioni davvero scambiabile sul mercato. Per questo, come evidenziano gli analisti di JustETF: “L’idea che l’azienda dominerà subito gli indici con il suo intero peso non funziona così in borsa”. Il punto è tecnico, ma semplice. SpaceX vale come detto 1.750 miliardi. A prima vista uno potrebbe pensare: “Allora entrerà negli indici come un colosso e avrà subito un peso enorme negli Etf”. La risposta è no. Al momento della quotazione, infatti, solo una piccola parte delle azioni viene davvero messa sul mercato. Nel caso di SpaceX, Elon Musk, i dipendenti e i grandi investitori storici hanno ancora in mano quasi tutte le azioni, e solo il 4% è disponibile per essere comprato e venduto in borsa. Quella parte si chiama flottante e vale dunque circa 70 miliardi di dollari (esattamente il 4% di 1.750 miliardi). È come dire: una casa può valere 1 milione di euro, ma se il proprietario mette in vendita solo il garage, tu non puoi comprare tutta la casa. Puoi comprare solo la parte disponibile. Per gli indici vale una logica simile: non guardano solo quanto vale l’intera società, ma quante azioni sono davvero disponibili sul mercato. Quindi SpaceX può essere gigantesca come valutazione complessiva, ma se viene messa in Borsa solo una piccola fetta della società, il suo peso negli Etf sarà più basso di quello che ci si aspetterebbe guardando solo alla capitalizzazione totale.
A quando l’arrivo sugli indici
Secondo le analisi di justETF, SpaceX potrà entrare rapidamente in alcuni indici grazie ad alcune regole fissate per le mega-Ipo. Per il Nasdaq l’ingresso potrebbe arrivare già nei prossimi giorni. Lo stesso vale per altri indici globali come l’Msci World della società finanziaria Msci e il Ftse All-World di Vanguard. Diverso il discorso per l’S&P 500, che richiede requisiti più severi, tra cui un periodo minimo di quotazione e utili positivi. Per questo l’ingresso nell’indice più famoso di Wall Street non sarà immediato. Dall’anno della sua fondazione, infatti, SpaceX non ha ancora chiuso un solo bilancio in attivo. Lo stesso ragionamento varrà, in prospettiva, per OpenAI e Anthropic. Se e quando arriveranno in Borsa, anche loro potranno entrare negli Etf globali.
Il rally, poi il tonfo: la lezione dei primi giorni
Il debutto di SpaceX è stato spettacolare. Il titolo, collocato venerdì 12 giugno a 135 dollari, è salito rapidamente fino a toccare i 225 dollari il 16 giugno. Poi però è arrivata la parte più scomoda della storia: il sell off sul tech iniziato lunedì 22 giugno ha travolto anche la società di Musk (ne abbiamo parlato qui). Le azioni hanno perso terreno con forza, sono scese sotto il prezzo di avvio degli scambi e hanno mostrato quanto possa essere volatile un titolo appena quotato, soprattutto quando le aspettative sono altissime. La spiegazione è abbastanza semplice. Da un lato SpaceX è una società con attività reali e molto importanti: Starlink, i lanci, i contratti governativi, l’intelligenza artificiale. Dall’altro il mercato sta già pagando oggi una parte enorme della crescita futura. E quando gli investitori iniziano a temere che le valutazioni del tech e dell’AI siano troppo alte, i titoli più “caldi” sono spesso i primi a essere venduti.
Credits: Immagine generata con ChatGpt






