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09/12/2024
Crisi immobiliare, inflazione, politiche fiscali: quali prospettive per l'economia cinese?

Crisi immobiliare, inflazione, politiche fiscali: quali prospettive per l’economia cinese?

Il Politburo cinese annuncia politiche fiscali e monetarie per stimolare l’economia, affrontando sfide come crisi immobiliare, inflazione e tensioni globali.

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I leader cinesi hanno annunciato che il prossimo anno adotteranno politiche economiche più incisive per stimolare la crescita interna e contrastare le sfide economiche globali. Questa decisione è emersa durante una riunione politica di alto livello del Politburo, l’organismo decisionale più importante del Partito Comunista Cinese, guidato dal presidente Xi Jinping. Ma cosa significa tutto questo? Proviamo a capire meglio.

 

Politiche economiche più attive

 

Per sostenere l’economia, i leader cinesi hanno deciso di puntare su misure fiscali più aggressive e sull’allentamento della politica monetaria da parte della People’s Bank of China, la Banca centrale cinese. Le misure fiscali includeranno un aumento della spesa pubblica per incentivare il consumo e gli investimenti, mentre l’allentamento monetario faciliterà l’accesso al credito, rendendo più semplice ottenere prestiti. Questo mix di interventi mira a rilanciare i consumi interni, cioè l’acquisto di beni e servizi da parte della popolazione, una componente cruciale per la crescita economica di un Paese come la Cina.

 

Stabilità nei mercati

 

Un altro obiettivo importante riguarda la stabilizzazione dei mercati immobiliari e finanziari. Il settore immobiliare, che rappresenta uno dei pilastri dell’economia cinese, è in crisi da tempo e necessita di interventi per tornare a livelli sostenibili. Anche i mercati azionari saranno oggetto di misure che prevengano fluttuazioni troppo brusche. Questi interventi si inseriscono in un piano più ampio di aggiustamento anticiclico, cioè politiche mirate a controbilanciare le difficoltà economiche che il Paese sta affrontando.

 

La Central Economic Work Conference

 

Questi temi saranno approfonditi durante la Central Economic Work Conference, un appuntamento annuale cruciale in cui i leader cinesi analizzano i risultati economici dell’anno passato e definiscono le priorità per il futuro. Si prevede che uno dei punti centrali sarà la discussione dell’obiettivo di crescita economica per il 2025. Gli esperti ritengono che la Cina manterrà un target del 5%, un dato simile a quello fissato per il 2024. Questo obiettivo rappresenta un equilibrio tra ambizioni di crescita e un approccio realistico, dato il contesto economico globale e interno.

 

Le sfide per il futuro

 

Nonostante i piani ambiziosi, l’economia cinese deve affrontare sfide significative. La crisi del settore immobiliare continua a pesare, con molte aziende del settore che affrontano difficoltà finanziarie. I consumi interni rimangono deboli, con una popolazione che spende meno rispetto al passato, rallentando ulteriormente la crescita economica. Infine, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti rappresentano un elemento di incertezza. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe intensificare i conflitti commerciali tra le due potenze, creando nuovi ostacoli per l’economia cinese.

 

L’inflazione lascia molto spazio di manovra alla PBoC

 

Nel frattempo, l’indice dei prezzi al consumo della Cina è aumentato dello 0,2% su base annua a novembre, più lentamente rispetto all’espansione dello 0,3% del mese precedente, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. La lettura è inferiore al consenso degli economisti che si aspettavano un incremento dello 0,5% a/a. I prezzi di cibo, tabacco e alcol sono aumentati dello 0,9% su base annua a novembre, incidendo sull’inflazione complessiva per circa 0,26 punti percentuali.

 

Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è diminuito dello 0,6% a novembre, un calo maggiore rispetto a quello dello 0,3% di ottobre. I prezzi di cibo, tabacco e alcolici sono scesi dell’1,7% rispetto al mese precedente, con un’incidenza sul dato complessivo di circa 0,48 punti percentuali.

 

Sempre a novembre i prezzi alla produzione della Cina sono diminuiti del 2,5% su base annua, rispetto al calo del 2,9% del mese precedente, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. Si tratta del 26* mese consecutivo di contrazione. Gli economisti si aspettavano una discesa del 2,8% a/a. Su base mensile, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,1% il mese scorso, contro il calo dello 0,1% di ottobre. I prezzi di acquisto dei produttori industriali sono scesi del 2,5% su base annua e dello 0,1% su base mensile.

 

“L’inflazione dei prezzi al consumo è scesa dallo 0,3% a/a di ottobre allo 0,2% a/a di novembre, riportandosi sui minimi toccati a giugno. Il rallentamento dell’inflazione degli alimentari, guidato dalle verdure, e la deflazione nei comparti dei beni e servizi per la famiglia e dei trasporti hanno compensato l’accelerazione dell’inflazione dei beni e servizi vari e di istruzione e intrattenimento. L’inflazione core è risalita solo marginalmente ma la deflazione dei prezzi alla produzione si è ridotta”, commentano gli economisti della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

 

La lettura inaspettatamente debole dell’inflazione cinese di novembre “conferma ulteriormente la nostra opinione che c’è ancora molto spazio per un allentamento della politica monetaria nei mesi a venire”, affermano gli economisti di Ing. “I mercati hanno discusso della possibilità di un imminente taglio del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche (reserve requirement ratio, Rrr), che è certamente sul tavolo, ma i dati sull’inflazione mostrano che c’è la possibilità di abbinare un taglio dell’Rrr a un’ulteriore riduzione dei tassi d’interesse. Ci aspettiamo un taglio dei tassi di 30 punti base e un taglio dell’Rrr di 100 pb prima della fine del 2025″, puntualizzano gli economisti.

 

Ottime prospettive di investimento in Cina

 

Le opportunità di investimento in Cina risultano particolarmente interessanti grazie alle recenti misure coordinate per il mercato monetario, fiscale, immobiliare e azionario del Paese, sostiene Ygal Sebban, investment director di Gam. Alla fine del mese di settembre, le istituzioni di Pechino hanno annunciato un nuovo taglio dei tassi, una politica fiscale più incisiva con la potenziale emissione di una cifra tra 2.000 e 10.000 miliardi di renminbi in obbligazioni e misure a sostegno del mercato immobiliare. Inoltre, le autorità cinesi hanno avviato un sostanziale sostegno al mercato azionario con uno swap di 800 mld di yuan per gli istituti che acquistano titoli e assistono le aziende con i buyback. L’operazione non rappresenta un quantitative easing, spiega l’esperto, ma una misura con cui la People’s Bank of China si assume parte del rischio concedendo prestiti a condizioni favorevoli a società e istituzioni. Questo sforzo coordinato rappresenta una spinta significativa sia per l’economia che per il mercato azionario, sostiene l’analista, e altre misure dovrebbero seguire. Sebban si dice fiducioso che la Cina raggiungerà il proprio obiettivo di crescita del 5% per il 2024 (ne avevamo parlato qui). Alcune analisi suggeriscono, conclude l’investment director, che le recenti misure dovrebbero aggiungere 40 punti base alla crescita del Pil del Paese.

 

Credits

Immagine: Pixabay

Tags:
cinaPBoC

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