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17/07/2026
Da SpaceX a Bending Spoons e SK Hynix: come stanno andando le mega Ipo dalla quotazione?

Da SpaceX a Bending Spoons e SK Hynix: come stanno andando le mega Ipo dalla quotazione?

Dopo partenze spettacolari, le quotazioni tecnologiche più attese dell’estate stanno iniziando ad affrontare un raffreddamento del mercato. Ecco i motivi delle vendite.

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L’entusiasmo è durato poco più di un mese. SpaceX, protagonista il 12 giugno della più grande offerta pubblica iniziale mai realizzata, aveva collocato le azioni a 135 dollari, raccogliendo oltre 85 miliardi e ottenendo una valutazione vicina a 1.800 miliardi. Nel giorno del debutto il titolo aveva chiuso a 160,95 dollari, per poi spingersi nelle sedute successive persino sopra quota 200. Ora, però, la traiettoria si è invertita. Ieri, 16 luglio, le azioni hanno terminato gli scambi a 131,11 dollari, per la prima volta sotto il prezzo dell’Ipo, circa il 40% in meno rispetto ai massimi raggiunti dopo la quotazione (di come azionario e obbligazionario valutano SpaceX ne abbiamo parlato qui). A pesare è stato anche il nuovo problema tecnico di Starship. Il tredicesimo volo di prova del gigantesco razzo è stato interrotto proprio ieri sera, pochi istanti prima del decollo dalla base texana di Starbase, perché alcuni motori Raptor del booster non si sono accesi. Elon Musk ha spiegato che due motori saranno sostituiti e che un nuovo tentativo potrebbe avvenire all’inizio della prossima settimana. Il sistema automatico di sicurezza ha funzionato correttamente, ma il titolo ha comunque perso oltre il 3% nelle contrattazioni successive alla chiusura. Il punto è che Starship non è soltanto un razzo sperimentale: dalla sua piena riutilizzabilità dipende una parte importante delle promesse incorporate nella valutazione di SpaceX, dall’espansione della rete Starlink alle missioni lunari della Nasa. Bank of America ritiene che questa tecnologia potrebbe ridurre drasticamente il costo dei lanci, per questo ogni ritardo operativo diventa un test sulla credibilità delle aspettative finanziarie dell’azienda. 

 

Bending Spoons, dal boom alle vendite

Anche Bending Spoons aveva cominciato la propria vita a Wall Street nel migliore dei modi. La società milanese, quotata al Nasdaq il primo luglio, aveva fissato il prezzo dell’offerta a 29 dollari, raccogliendo insieme agli azionisti venditori 1,68 miliardi. Nel primo giorno il titolo era salito fino a chiudere a 40,50 dollari, quasi il 40% in più, portando la capitalizzazione a circa 25,7 miliardi. Oggi le azioni si trovano invece intorno a 32,12 dollari: restano sopra il prezzo di collocamento, ma hanno perso oltre il 20% rispetto all’esordio e circa un quarto dai massimi. La correzione non segnala necessariamente una bocciatura dell’azienda. In parte è il normale raffreddamento che segue molte Ipo molto richieste: chi ha comprato prima o al collocamento può incassare rapidamente il guadagno, mentre il mercato inizia a chiedere risultati concreti. Bending Spoons ha costruito la propria crescita acquistando piattaforme digitali mature o in difficoltà, come Vimeo, Brightcove, AOL ed Eventbrite, per ridurne i costi, migliorarne i prodotti e rilanciarne i ricavi. È un modello a metà strada tra una software house e un fondo di private equity (i fondi che investono nel capitale di rischio delle aziende non quotate), efficace ma complesso: ogni nuova acquisizione deve essere integrata e resa più redditizia, e il prezzo pagato non deve cancellare i benefici della ristrutturazione. Dopo il rialzo iniziale, quindi, gli investitori stanno semplicemente alzando l’asticella. A una valutazione di decine di miliardi non basta più la storia affascinante dell’impresa italiana diventata globale: servono crescita organica, flussi di cassa e la prova che il metodo possa funzionare anche su un portafoglio sempre più ampio.

 

SK Hynix travolta dalla svendita sui chip

Il caso di SK Hynix è in parte diverso. Il gruppo sudcoreano era già quotato a Seul e ha ha portato al Nasdaq degli Adr (American depositary receipts), si tratta di certificati negoziabili sui listini azionari statunitensi che rappresentano le azioni della società emittente. L’investitore statunitense, dunque, non compra direttamente l’azione societaria come se fosse SK fosse quotata a Wall Street, ma compra un certificato emesso negli Usa il cui andamento è però collegato al titolo di SK quotato a Seul, col vantaggio di non dover convertire i dollari in won e di non dover gestire procedure estere più complesse come nel caso di un’operazione diretta sulla borsa sudcoreana. L’operazione ha raccolto 26,5 miliardi di dollari ed è stata sottoscritta più di sette volte. Al debutto americano il titolo era salito di quasi il 13%, sostenuto dal ruolo dominante dell’azienda nelle memorie Hbm, componenti indispensabili per far lavorare i processori dedicati all’intelligenza artificiale. La festa è però durata pochissimo. Gli Adr sono scesi oggi a circa 152,31 dollari, con un ribasso superiore al 13%, mentre nei giorni scorsi le azioni di Seul avevano perso il 15,4% in una sola seduta, il peggior scivolone della loro storia. Il movimento si inserisce nella più ampia svendita dei semiconduttori: gli investitori stanno prendendo profitto dopo mesi di rialzi e si interrogano sui costi enormi sostenuti per data center e infrastrutture AI. Come sintetizzato da Johan Javeus, senior economist del gruppo finanziario scandinavo Seb: “Si tratta probabilmente di una combinazione di prese di profitto e dei ricorrenti dubbi su una bolla degli investimenti nell’intelligenza artificiale”. 

 

Credits: Foto Pexels



Tags:
bending spoonsSK Hynixspacex

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