Salta al contenuto principale

Finanza in Page

17/12/2024
Da Tim nel mirino di CVC all'India nel capitale di BT: cosa succede alle telco europee

Da Tim nel mirino di CVC all’India nel capitale di BT: cosa succede alle telco europee

Dopo che la quota di controllo di BT è passata in mani indiane, Vivendi si appresta a uscire da Tim, con Cvc e Bain interessati. Così il Vecchio Continente rischia di diventare marginale sul fronte dell’innovazione

Ascolta l'articolo Sintesi vocale browser

Non solo Tim. Intorno alle tlc si sta giocando una partita europea che non coinvolge solo gli aspetti di business, ma gli equilibri di potere a vario livello.

Vivendi pronta a lasciare per dissidi con la politica

 

Da due giorni Tim registra un’impennata delle contrattazioni sui rumors di un passaggio di mano di quote. Facciamo un passo indietro. La francese Vivendi ha da poco deliberato la riorganizzazione del gruppo in quattro unità (con una scissione dalla capogruppo di Canal+, Havas e Louis Hachette, ciascuna delle quali da quotare in Borsa) e nell’occasione ha confermato lo scarso interesse a mantenere il 23,8% di Tim. Anche perché, pur essendo il principale azionista dell’azienda italiana, non ha un ruolo nella governance. Da anni il gruppo francese non riesce a trovare un feeling con i Governi italiani (eppure se ne sono succeduti di orientamenti molto distanti da loro) e così avrebbe deciso di mollare. Per capire il peso dell’esecutivo occorre ricordare che ha a disposizione il Golden power, opzione che gli consente di bloccare qualunque operazione che coinvolga più del 3% del capitale di aziende strategiche, come appunto la regina italiana delle telco.

Grandi fondi interessati al gruppo italiano

 

La politica preferisce trattare non con imprenditori (Vivendi fa capo alla famiglia Bollorè), ma piuttosto con investitori istituzionali, interessati solo al rendimento e non anche al potere. Da qui le voci di un possibile interessamento da parte di colossi del private equity come Cvc e Bain Capital. Del resto, a fronte di una quota stimata in poco meno di un miliardo di euro non possono che essere della partita dei pesi massimi. A questo proposito va ricordato che già due anni fa Cvc aveva studiato un’offerta di circa EUR7 miliardi per Tim Enterprise, la holding che controlla Noovle, Telsy e Olivetti, proposta poi naufragata. A quel tempo, l’interesse per la parte che segue la clientela business del gruppo tlc sembrava gradito ai vertici aziendali, che però avevano già respinto una precedente offerta di Kkr.

La partita europea e il consolidamento che potrebbe far felici gli investitori

 

Le società di telecomunicazioni hanno oggi un ruolo che va ben oltre le rispettive capitalizzazioni. A fronte della necessità di completare la transizione digitale e con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale che inizia a manifestarsi in maniera chiara, le infrastrutture possono fare la differenza a livello di competitività tra i diversi Paesi. E il discorso vale anche su scala più ampia. L’Europa ha 45 operatori con almeno 500 mila clienti contro quattro della Cina e otto degli Stati Uniti. L’affollamento ha scatenato una guerra dei prezzi fra le aziende, a tutto vantaggio dei consumatori, ma questo sta mettendo sotto pressione i margini. Con la conseguenza che complessivamente gli operatori del Vecchio Continenti sulle reti investono la metà degli Usa. Così gli analisti concordano sul fatto che la fusione fra Vodafone e Fastweb in Italia sia stato solo un primo passo verso il superamento di un mercato che rimane molto frammentato.

L’Europa rischia un ruolo da preda

 

Il consolidamento è necessario, e potrebbe portare benefici agli investitori dato che le aggregazioni vengono fatte per estrarre valore dalle società coinvolte, ma nessuno vuol mollare l’osso, non solo a livello di top management, ma anche di Stati azionisti. Il rischio è che, in presenza di difficoltà sul fronte dei bilanci, le cessioni arrivino ugualmente, magari a beneficio di gruppi extra-Ue. Come già successo ad agosto, quando il miliardario indiano Sunil Bharti Mittal ha annunciato un accordo con il gruppo Altice di Patrick Drahi, per acquistare il suo 24,5% nel capitale di BT, storico operatore britannico di tlc, diventandone il primo azionista. Un tempo Vodafone andava alla conquista dei consumatori indiani della telefonia, oggi la direzione è opposta.

 

Credits

Immagine: Freepik

 

Tags:
PRIVATE EQUITYtelcotelecomunicazionitimTLC

Scopri le soluzioni di investimento che potrebbero interessarti

Iscriviti alla Newsletter

Non perderti gli articoli più interessanti della settimana. Ricevili tutti direttamente via mail!

Altri approfondimenti che potrebbero interessarti

Tutte le notizie di attualità
che non devi perderti e…