Bucks 12/05/2026
Dal TACO al NACHO Trade: cosa sono e perché i mercati ignorano i rischi della guerra in Iran
A volte Wall Street riesce a trasformare le tensioni geopolitiche in formule quasi ironiche, capaci di raccontare in poche lettere intere strategie di investimento. Dopo il successo del Taco trade, negli ultimi giorni tra operatori e analisti si sta facendo strada un nuovo acronimo: Nacho. Il Taco trade significa “Trump Always Chickens Out”, espressione traducibile in “Trump si tira sempre indietro”. Il termine è nato tra investitori e analisti per descrivere un comportamento osservato più volte negli ultimi mesi: annunci particolarmente aggressivi del presidente Donald Trump seguiti da successive correzioni o toni più concilianti. Alcuni trader hanno quindi iniziato a scommettere proprio su questo schema, approfittando delle oscillazioni dei mercati provocate da tali dichiarazioni. Ne avevamo già parlato qui.
Dopo il Taco arriva il Nacho
Ora, però, l’attenzione si è spostata su un altro acronimo. Dietro un nome che richiama ancora una volta il menù Tex-Mex non c’è nulla di leggero. Nacho significa infatti “Not A Chance Hormuz Opens”, traducibile come “nessuna possibilità che Hormuz riapra”. Il riferimento è allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio globale. Per comprendere perché i mercati siano così concentrati su questa rotta, bisogna partire da un concetto base: il prezzo del petrolio non dipende solo dalla domanda e dall’offerta immediate, ma anche dalla percezione del rischio futuro. Se gli investitori ritengono che il flusso di greggio possa interrompersi, iniziano a comprare petrolio o asset collegati all’energia, facendo salire i prezzi prima ancora che si verifichi una reale scarsità. È esattamente ciò che sta accadendo ora.
Cos’è il Nacho trade e perché nasce
La logica del Nacho trade si basa sull’idea che lo Stretto di Hormuz resterà di fatto bloccato o fortemente limitato finché il danno economico globale non diventerà troppo elevato per essere sostenibile. Lo stretto collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è fondamentale per il trasporto di petrolio e gas naturale. Una sua chiusura o limitazione significa meno offerta disponibile sui mercati internazionali, con conseguente aumento dei prezzi energetici. Quando il prezzo del petrolio sale, aumenta anche il costo della benzina, del trasporto merci e, indirettamente, di molti beni di consumo. Questo fenomeno alimenta l’inflazione, cioè l’aumento generalizzato dei prezzi nel tempo che riduce il potere d’acquisto di famiglie e imprese. In altre parole, il Nacho trade è una scommessa finanziaria secondo cui la crisi energetica non verrà risolta rapidamente e continuerà a produrre pressioni inflazionistiche. L’economista premio Nobel Paul Krugman ha dichiarato: “non ho mai davvero creduto al meme del Taco trade, ma Nacho sembra corretto. Hormuz non riaprirà finché il danno economico derivante dalla sua chiusura non diventerà molto più grave”.
Dal Taco trade al Nacho trade
Il riferimento al Taco trade non è casuale. Negli ultimi mesi questo acronimo è diventato popolare per descrivere una precisa strategia di mercato costruita sulle reazioni di Trump e sulle conseguenti oscillazioni di Borsa. Dal punto di vista finanziario, questo comportamento genera volatilità.Più un mercato è volatile, maggiore è l’incertezza. Il Nacho trade rappresenta una sorta di evoluzione: qui non si scommette più su un ripensamento politico, ma sulla persistenza del problema.
Perché Wall Street continua a salire nonostante i rischi
Il dato più sorprendente è che, nonostante petrolio caro, tensioni geopolitiche, il rendimento del Treasury a 30 anni che resta intorno al 5% e minori probabilità di tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve che li ha lasciati invariati dal dicembre dello scorso anno, il mercato azionario americano continua a macinare record. Questa apparente contraddizione si spiega con un altro tema dominante: l’AI trade. Con questa espressione si indica il forte entusiasmo degli investitori verso aziende legate all’intelligenza artificiale, considerate tra le principali beneficiarie della nuova fase di innovazione tecnologica. E’ di questi giorni il rally del settore dei semiconduttori (chip). Secondo Rob Williams, Chief Investment Strategist di Sage Advisory, “è davvero difficile distruggere questa economia in questo momento”. Il motivo? Gli investitori ritengono che l’economia americana sia sostenuta da tre fattori chiave: mercato del lavoro ancora solido, utili societari robusti e investimenti massicci nell’intelligenza artificiale.
I rischi ignorati dal mercato
Non tutti, però, condividono questo ottimismo. La crisi energetica sta già producendo effetti concreti. Negli Stati Uniti il prezzo medio nazionale della benzina è salito a 4,52 dollari al gallone, contro livelli inferiori a 3 dollari prima dell’inizio del conflitto. In parallelo, l’Iran sta affrontando difficoltà economiche definite da diversi osservatori come tra le peggiori degli ultimi decenni. Nonostante ciò, gli investitori sembrano ignorare questi segnali, sostenuti da risultati aziendali superiori alle attese. Gli utili societari rappresentano i profitti netti generati dalle aziende. Quando superano le attese degli analisti, i mercati tendono a reagire positivamente perché interpretano il dato come segnale di salute economica.
Il monito di Morgan Stanley
Tuttavia, Morgan Stanley invita alla prudenza. Nel dettaglio il Global Investment Committee di Morgan Stanley Wealth Management ha sottolineato che “gli investitori, spinti dalla fear of missing out ( FOMO) e da uno storico aumento dei fattori momentum, hanno portato le azioni Usa su nuovi massimi storici. Le preoccupazioni sull’inflazione, che hanno spinto al rialzo i tassi di interesse, e la ridotta probabilità di tagli della Federal Reserve sembrano aver smesso di contare. Non siamo convinti che questa disconnessione possa durare ancora a lungo”. La fear of missing out, spesso abbreviata in Fomo, è la paura di restare esclusi da un’opportunità di guadagno. In finanza può spingere investitori a comprare asset in rialzo solo perché “tutti lo stanno facendo”. Il termine momentum, invece, descrive la tendenza di un titolo o di un mercato a continuare nella direzione del trend già in atto. In altre parole, secondo Morgan Stanley il mercato azionario statunitense sta salendo soprattutto perché molti investitori comprano per paura di perdere l’occasione di guadagno e perché i prezzi già in crescita attirano ulteriori acquisti, ma questa dinamica rischia di essere poco sostenibile nel tempo, soprattutto perché fattori come l’inflazione e i tassi d’interesse dovrebbero avere un peso maggiore nelle valutazioni
Immagine: Chatgpt






