Bucks 18/08/2026
Difesa europea: perché droni e intelligenza artificiale stanno cambiando il settore
La guerra continua a rappresentare uno dei fallimenti più gravi della politica e della diplomazia. Tuttavia, è anche il contesto in cui le tecnologie militari evolvono più rapidamente, modificando le priorità dei governi e gli equilibri dell’industria della difesa.
Per anni l’Europa ha cercato di ricostruire le proprie capacità militari dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Ora gli investimenti dei governi stanno convergendo sempre più verso una tecnologia considerata decisiva per la sicurezza futura del continente: i droni. Nel giro di poche settimane si sono susseguiti diversi annunci che mostrano quanto rapidamente stia cambiando la strategia della difesa europea. La Nato ha presentato una nuova iniziativa dedicata ai droni e ai sistemi per contrastarli, il Regno Unito ha stanziato miliardi di sterline per sviluppare queste tecnologie, la Germania ha avviato un ordine per 50.000 droni destinati all’Ucraina e la società europea di tecnologia militare Helsing ha raggiunto una valutazione di 18 miliardi di dollari dopo un nuovo round di finanziamento. I droni non sono più considerati semplici strumenti di supporto sul campo di battaglia, ma stanno diventando una componente centrale della guerra moderna, insieme a intelligenza artificiale, software e sistemi di comunicazione avanzati.
La lezione della guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina ha accelerato questa trasformazione, mostrando il ruolo sempre più centrale dei droni nelle operazioni militari: utilizzati in modo massiccio sia per raccogliere informazioni sia per colpire obiettivi strategici. Un ruolo sempre più rilevante è stato attribuito anche ai droni a basso costo utilizzati dall’Iran, come gli Shahed, impiegati in Medio Oriente per saturare le difese avversarie. Secondo Loredana Muharremi, analista di Morningstar, il futuro della difesa sarà caratterizzato da un “campo di battaglia stratificato”, nel quale i mezzi militari tradizionali saranno integrati con tecnologie autonome. “In futuro un carro armato non si limiterà a sparare proiettili: lancerà anche droni, riceverà dati in tempo reale dai satelliti e dai veicoli aerei senza pilota, condividerà informazioni sul campo di battaglia e opererà all’interno di una rete militare interconnessa”, ha spiegato l’analista a Cnbc.
La Nato punta 40 miliardi sui sistemi anti-drone
Le esperienze maturate in Ucraina stanno modificando rapidamente le decisioni di spesa dei governi europei (del mega trend della difesa in Europa avevamo parlato anche qui). La scorsa settimana il segretario generale della Nato Mark Rutte ha annunciato che l’Alleanza Atlantica diventerà “drone-ready”, presentando un’iniziativa attraverso cui i Paesi membri investiranno oltre 40 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per sviluppare capacità di difesa contro i droni. Secondo Rutte, i droni hanno “modificato profondamente” la natura della guerra moderna e sono diventati un “fattore decisivo” sui campi di battaglia, soprattutto alla luce del conflitto tra Russia e Ucraina. Anche il Regno Unito sta accelerando gli investimenti. Nel piano di sviluppo della difesa pubblicato alla fine di giugno, il governo britannico ha destinato 5 miliardi di sterline, pari a circa 6,7 miliardi di dollari, al programma “UK drone transformation”, con l’obiettivo di rafforzare le capacità delle proprie forze armate attraverso sistemi autonomi. La Germania, invece, sta aumentando il sostegno militare all’Ucraina. La società tedesca di software per la difesa Auterion e il produttore ucraino di droni Skyfall hanno annunciato un ordine da 90 milioni di euro per 50.000 droni dotati del sistema operativo sviluppato da Auterion da parte di un Paese membro europeo della Nato. Una fonte vicina alla vicenda ha confermato a Cnbc che si tratta della Germania. “Questa è la prima guerra che si verifica in un momento in cui i droni sono abbastanza diffusi da avere un ruolo determinante”, ha spiegato Lorenz Meier, amministratore delegato di Auterion.
Il software diventa l’elemento decisivo
La nuova frontiera della guerra non riguarda però soltanto la produzione fisica dei droni. Sempre più importante sta diventando il software che permette a questi sistemi di operare anche in ambienti difficili. Auterion, per esempio, sviluppa un sistema operativo che consente ai droni di continuare a colpire gli obiettivi anche quando il nemico utilizza strumenti di disturbo elettronico, cioè tecnologie capaci di interrompere le comunicazioni tra il drone e chi lo controlla. “Permette ai droni di arrivare sul bersaglio anche quando sono presenti sistemi di disturbo, mentre in passato avrebbero perso il segnale video e mancato l’obiettivo”, ha spiegato Meier. Il software consente inoltre ai droni di colpire bersagli che si trovano oltre la portata diretta delle comunicazioni radio, per esempio quando un velivolo entra in una valle e perde il collegamento con l’operatore. La società sta inoltre sviluppando sistemi per permettere il controllo simultaneo di sciami di droni, cioè gruppi coordinati di velivoli autonomi che possono operare insieme senza richiedere il controllo manuale di ogni singolo dispositivo. Secondo Meier, la tecnologia sta attirando l’interesse delle forze armate di diversi Paesi europei, tra cui Germania, Norvegia, Regno Unito e Francia.
Oltre ai produttori di droni cresce tutta la filiera tecnologica
La crescita del settore non riguarda soltanto le aziende che costruiscono materialmente i velivoli. L’espansione dei droni aumenta infatti la domanda per tutta una serie di tecnologie necessarie al loro funzionamento. Tra queste rientrano le comunicazioni sicure, i software per la gestione del campo di battaglia, l’intelligenza artificiale, i satelliti per la raccolta di informazioni, i sensori e i sistemi di guerra elettronica, cioè strumenti capaci di proteggere le proprie comunicazioni o interferire con quelle dell’avversario. Il nuovo mercato della difesa non sarà quindi dominato soltanto dai produttori di mezzi militari tradizionali, ma anche dalle aziende capaci di sviluppare software, AI e infrastrutture digitali. “Le società con una presenza nei sistemi autonomi, nella difesa aerea, nei sensori, nella guerra elettronica, nel software e nello spazio saranno probabilmente tra quelle in grado di beneficiare maggiormente della futura spesa militare”, ha spiegato Muharremi. Secondo McKinsey, la spesa militare europea di base è già raddoppiata dal 2019 e, con l’obiettivo fissato dalla Nato di destinare il 3,5% del Pil alla difesa entro il 2035, potrebbe raggiungere circa 800 miliardi di euro entro il 2030, pari a circa il 2,9% del prodotto interno lordo. Anche gli investimenti privati stanno accelerando. Nel 2025 i finanziamenti in venture capital destinati alla tecnologia della difesa sono cresciuti rapidamente su entrambe le sponde dell’Atlantico. Secondo McKinsey, il numero di operazioni è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, mentre i finanziamenti alle aziende europee del settore sono passati dai circa 200 milioni di euro del 2021 ai 2,6 miliardi del 2025.
Helsing e la nuova generazione della difesa europea
Tra i principali beneficiari di questa nuova fase c’è Helsing, società con sede a Monaco di Baviera specializzata nello sviluppo di tecnologie militari basate sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha annunciato un nuovo round di finanziamento che ha portato la sua valutazione a 18 miliardi di dollari, consolidandosi come una delle startup europee della difesa più finanziate. Helsing sviluppa droni, sistemi di sorveglianza subacquea e software autonomi destinati alle applicazioni militari. La crescita della società riflette una trasformazione più ampia dell’industria della difesa europea: il futuro della guerra dipenderà sempre meno soltanto dalla quantità di mezzi prodotti e sempre più dalla capacità di integrare hardware, dati e intelligenza artificiale.
Credits: immagine generata con Chatgpt






