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21/10/2024
Digital Tax: dal 2026 via le soglie di fatturato. L'impatto per le PMI italiane

Digital Tax: dal 2026 via le soglie di fatturato. L’impatto per le PMI italiane

La bozza della manovra di Bilancio abolisce il limite minimo di fatturato per l’imposta sulle vendite online. Non sono escluse modifiche nell’iter parlamentare per salvaguardare le Pmi nostrane.

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Niente più soglie relative ai ricavi. Stando alle bozze della manovra di Bilancio 2025 circolate fino a questo momento, dal 2026 la digital tax (o Web tax) andrà a colpire tutto il settore.

La situazione attuale

 

Attualmente sono soggette al pagamento della web tax con aliquota al 3% le imprese che realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare complessivo di ricavi di almeno 750 milioni di euro a livello globale e che percepiscono un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore 5,5 milioni in Italia. Entrambi i tetti verranno eliminati e dunque l’imposta del 3% si applicherà a tutti gli operatori del settore.

La necessità di coordinamento a livello globale

 

Una scelta spiegata dal viceministro delle Finanze, Maurizio Leo, con l’evoluzione della normativa a livello internazionale. “Si dovrà arrivare a una disciplina unitaria a livello mondiale non più nel luogo di residenza del soggetto, ma nel luogo dove viene prodotto il reddito”, ha spiegato.

 

Per poi sottolineare che l’Italia ha già adottato il primo pillar della global minimum tax Onu, “laddove ci sono multinazionali che hanno partecipazioni sparse nei Paesi con regime di tassazione privilegiato”.

 

Il testo della manovra passa ora all’esame del Parlamento, con la previsione di arrivare a un’approvazione definitiva entro novembre. Non sono esclusi interventi, considerato che l’eliminazione della soglia finisce col tradire lo spirito della norma, che era di colpire le multinazionali che eludono il fisco. Per come è formulato il testo, infatti, il peso ricadrà su tutte le aziende del settore, comprese le Pmi italiane.

Perché si è arrivati ad abolire la soglia

 

Per capire le ragioni di questa scelta, occorre concentrarsi sulle parole del viceministro Leo. Dall’inizio di quest’anno in Italia è operativa la prima parte della global minimum tax, in particolare la parte identificata come Iir (acronimo che sta per Income inclusion rule), che impone alle società di pagare un’imposta aggiuntiva se le sue controllate estere hanno tassi fiscali inferiori in Paesi a bassa imposizione. Le controllanti sono chiamate a coprire la differenza tra il 15% e la tassazione inferiore pagata dalle controllate estere. Pertanto, se un’azienda in un paradiso fiscale paga solo il 5% di imposte, chi la controlla dovrà aggiungere almeno un altro 10% di tasse per raggiungere un totale del 15%.

 

Il secondo pilastro attribuisce il potere di imposizione fiscale ai singoli Stati in cui risiedono i consumatori che acquistano servizi e beni dell’azienda in questione. Nel mirino ci sono soprattutto i giganti del Web, che fin qui hanno pagato le tasse nel paese del quartier generale, di solito quello con la fiscalità migliore. D’ora in avanti si cambia, ma occorre agire con norme omogenee per tutti gli operatori, senza fasce di redditività o fatturato. Da qui la necessità di togliere la soglia, che rischiava di far decadere l’intera norma. Così gli spazi per eventuali correttivi non sono di certo ampia.

 

Credits

Immagine: Pixabay

Tags:
digital taxpmiweb tax

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