Bucks 15/01/2025
Dollaro forte: chi vince e chi perde tra le valute europee
Il rafforzamento del dollaro statunitense sta delineando chiaramente vincitori e vinti tra le principali valute del continente. Questo fenomeno, osservato in particolare a partire dall’autunno 2024, è influenzato da una combinazione di fattori geopolitici, economici e finanziari, con implicazioni significative per le economie europee.
Il dollaro si rafforza e le valute europee si indeboliscono
L’indice del dollaro Usa, che misura il valore del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, ha raggiunto livelli massimi da oltre due anni a causa di un report sull’occupazione statunitense più forte del previsto. Questo ha generato un rafforzamento del dollaro contro l’euro e la sterlina britannica, spingendo entrambe le valute a minimi pluriennali. Lunedì 13 gennaio, l’euro è sceso dello 0,4%, arrivando a quota 1,0199 dollari, il livello più basso dall’agosto 2022, mentre la sterlina ha perso lo 0,8%, chiudendo a 1,2125 dollari, il minimo da inizio 2023.
Secondo Bartosz Sawicki, analista di mercato presso Conotoxia, il dollaro potrebbe mantenere una posizione di forza nel breve termine, specialmente con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, creando un contesto simile al suo primo mandato presidenziale, caratterizzato da movimenti valutari bruschi e volatilità senza tendenze definite. Tuttavia, nel lungo periodo, la possibilità di tagli significativi dei tassi da parte della Federal Reserve potrebbe indebolire il dollaro, sebbene ciò non garantisca una ripresa immediata delle valute europee. Sawicki sottolinea inoltre come le tensioni commerciali globali e la crescente polarizzazione economica possano continuare a penalizzare le valute europee, specialmente l’euro e la sterlina.
Sterlina britannica: una situazione fragile
La sterlina britannica si trova in una posizione particolarmente delicata. L’economia del Regno Unito sta già affrontando le pressioni derivanti dall’aumento dei costi energetici e dall’inflazione persistente. L’esperto Alex King, ex trader di cambi e fondatore della piattaforma di finanza personale Generation Money, sottolinea come il rafforzamento del dollaro renda più costose le importazioni di energia, incluso il gas naturale liquefatto (Lng) e il petrolio dagli Stati Uniti, aggravando ulteriormente il quadro inflazionistico. Questo mette la Banca d’Inghilterra in una posizione difficile, con margini di manovra limitati a causa dell’aumento del costo del debito pubblico e della rigidità dei salari. King evidenzia che, sebbene la sterlina debole possa favorire alcuni settori esportatori, l’impatto complessivo sull’economia britannica resta negativo.
Euro sotto pressione
Anche l’euro si trova in difficoltà, con previsioni che indicano un tasso di cambio compreso tra 0,95 e 1,05 dollari entro la fine del 2025, come indicato da George Saravelos, responsabile della ricerca sui cambi presso Deutsche Bank (ne abbiamo parlato anche qui). Le incertezze legate a possibili nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti e il peso crescente dei costi energetici rappresentano rischi significativi per la moneta unica. La Germania, in particolare, sta risentendo di un aumento dei costi di produzione per il suo settore manifatturiero, già messo alla prova dall’impennata dei prezzi dell’energia negli ultimi anni. L’importazione di Lng dagli Stati Uniti, un tempo vista come una soluzione per ridurre la dipendenza dal gas russo, si sta rivelando una spesa onerosa, soprattutto con un euro debole. La debolezza dell’euro, inoltre, potrebbe influenzare negativamente i consumi interni nei Paesi della zona euro, aumentando il costo dei beni importati e riducendo il potere d’acquisto dei consumatori.
I vincitori: Norvegia e Ungheria in evidenza
In questo contesto complesso, però, emergono anche dei vincitori. La Norvegia, per esempio, sta traendo vantaggio da un dollaro forte grazie al suo ruolo di esportatore di petrolio e gas. La corona norvegese si rafforza, sostenuta anche dalle politiche della Norges Bank, che si distingue per una gestione prudente e un orientamento favorevole ai flussi di capitale. Inoltre, il Fondo Sovrano norvegese, con ingenti investimenti in attività denominate in dollari, vede crescere il valore delle sue partecipazioni, offrendo ulteriori benefici al paese. Questa combinazione di fattori rende la Norvegia un esempio di resilienza economica in un contesto globale sfidante.
Un altro caso interessante è quello dell’Ungheria. Il fiorino ungherese, considerato sottovalutato rispetto allo zloty polacco, sta attirando l’attenzione degli investitori grazie a una bilancia dei pagamenti favorevole e al più alto rendimento reale nella regione. Secondo Giovanni Brambilla e Fabio Caldato di AcomeA Sgr, il fiorino potrebbe continuare a guadagnare terreno grazie alla solidità fiscale del Paese e alla competitività delle sue esportazioni. Questo rafforzamento potrebbe offrire un vantaggio competitivo all’Ungheria rispetto ad altre economie dell’Europa centrale.
Il ruolo del franco svizzero
Il franco svizzero rappresenta invece un caso a sé. Tradizionalmente considerato un rifugio sicuro, beneficia della stabilità economica della Svizzera e della politica monetaria della Banca Nazionale Svizzera (SNB). George Saravelos osserva che è improbabile che la SNB intervenga in modo aggressivo per contrastare la forza del franco, permettendo alla valuta di mantenere la sua resilienza in un contesto globale incerto. La stabilità del franco, unita alla credibilità della politica economica svizzera, continua a renderlo un asset prezioso per gli investitori internazionali.
Prospettive future per il mercato valutario europeo
Guardando al futuro, gli analisti concordano sul fatto che il mercato valutario europeo continuerà a essere influenzato da una molteplicità di fattori: le politiche della Federal Reserve, i movimenti dei prezzi energetici e le decisioni delle banche centrali europee. Tuttavia, con il proseguire del 2025, potrebbe esserci spazio per una stabilizzazione, soprattutto se l’economia globale riuscirà a superare le tensioni geopolitiche e a mitigare le pressioni inflazionistiche. Questo richiederà però una stretta collaborazione tra i vari attori globali, nonché la capacità di adattarsi rapidamente a un panorama economico in continua evoluzione.
In sintesi, il rafforzamento del dollaro sta ridefinendo le dinamiche economiche in Europa, creando sfide significative per molte economie, ma anche opportunità per coloro che riescono a sfruttare il contesto globale a proprio vantaggio. Le scelte strategiche dei governi e delle banche centrali nei prossimi mesi saranno cruciali per determinare l’evoluzione di questo complesso equilibrio economico.
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Immagine: Pixabay






