Luigi Dell'Olio 28/10/2024
È la Francia la vera grande malata d’Europa? Il confronto con la Germania
Lo spread tra BTp decennale italiano e Bund tedesco è sceso dell’11% da inizio anno, quello tra Oatfrancesi e Bund con identica scadenza è salito del 42%. Certo, se si guarda ai valori assoluti il differenziale del debito pubblico italiano è 117 punti base sopra quello tedesco, mentre la Franciasi ferma a 75, ma di questo passo a breve i due indicatori potrebbero avvicinarsi. Lo spread è il termometro del rischio percepito dagli investitori in merito al debito pubblico transalpino, che si muove lungo una rotta pericolosa, senza che all’orizzonte si intraveda un cambio di passo. Confermato dal fatto che lo spread dei governativi decennali francesi ha già superato quello dei titoli spagnoli, con l’economia di Madrid sostenuta da un forte mercato del lavoro e da un settore turistico in piena espansione, con il Pil 2023 in crescita del 2,7% nel 2023 contro lo 0,7% della Francia.
L’emorragia delle finanze pubbliche
Nei giorni scorsi Scope Ratings ha declassato l’outlook a lungo termine della Francia, passando ad “AA-“ con outlook Stabile da AA Negativo. L’agenzia ha citato le sfide significative legate al debito pubblico in crescita, alle incertezze politiche e al consolidamento fiscale. Il deficit di bilancio di Parigi ha raggiunto il 5,5% del Pil nel 2023 e si prevede un ulteriore aumento al 6,1% nell’anno in corso, un punto percentuale in più rispetto all’obiettivo governativo. Ed è proprio questa discrepanza tra le stime dell’esecutivo e i risultati ottenuti a preoccupare più di ogni altra cosa gli analisti. Nell’ultimo decennio è cresciuto rapidamente il rapporto tra debito e Pil, né sembrano esservi segnali di un cambio di rotta. A fine 2023 il rapporto si è attestato al 109,9% e nel 2029 dovrebbe arrivare al 119%. Intanto, le elezioni legislative anticipate del 2024 hanno accentuato la frammentazione del parlamento francese, complicando l’implementazione del piano di consolidamento fiscale e delle riforme strutturali necessarie per rafforzare la crescita economica.
Il confronto con la Germania
L’ultimo dato preoccupante in ordine temporale è l’indice Pmi flash di ottobre, basato sui sondaggi presso i manager acquisti, risultato ai minimi da nove mesi, a quota 47,3, abbondantemente sotto la soglia dei 50 punti che costituisce il discrimine tra crescita e recessione. Intanto, l’andamento degli ordini, dall’estero e dall’interno, non mostra segnali di ripresa.
Così, anche se in tanti oggi indicano la Germania come la grande malata d’Europa a fronte di un’economia in recessione, contro il Pil francese atteso in crescita dell’1% quest’anno, a preoccupare chi investe è soprattutto Parigi. Nella considerazione che il rapporto debito/Pil di Berlino si attesta poco sopra il 63%, per cui c’è ampio spazio per allargare i cordoni della borsa sul fronte della spesa pubblica. Che puoi questo possa avvenire è poco probabile, considerato la repulsione dei tedeschi verso il debito, ma intanto un cuscinetto di protezione c’è e tanto basta al mercato.
Infine c’è da dire che negli ultimi 15 anni la Francia ha beneficiato del fatto che i membri meridionali della zona euro erano in cattive acque. Gli investitori internazionali cercavano un’esposizione al debito pubblico denominato in euro e trovavano nei titoli francesi quel po’ di rendimento che mancava nei Bund tedeschi. Ora questo rendimento è cresciuto, ma alla vista di molti istituzionali non giustifica più il rischio dell’investimento.
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