Alessandro Cicognani 08/04/2026
Energia e guerra ridisegnano la crescita globale e l’Italia torna fanalino di coda
C’è un filo sottile che lega Roma a Teheran, passando per Bruxelles e Washington. È il prezzo dell’energia, che negli ultimi mesi ha riscritto le previsioni economiche globali e oggi ridisegna la geografia della crescita. E se si parte dall’Europa, il punto più fragile resta l’Italia. I numeri parlano chiaro: siamo il Paese del G20 con la crescita più bassa prevista nel 2026. Bank of America indica +0,2% nel 2026 e +0,6% nel 2027 e anche l’Ocse conferma un ritmo tra i più deboli tra le economie avanzate. Un dato che pesa ancora di più se confrontato con gli altri: gli Stati Uniti crescono del 2%, la Spagna quasi del 2%, l’India oltre il 6%. L’Italia resta in fondo alla classifica. E non è solo una questione di ciclo globale. Il rallentamento si inserisce in un contesto interno già fragile, tanto che il Governo si prepara a rivedere al ribasso le proprie previsioni di crescita nel Documento di finanza pubblica in arrivo nelle prossime settimane. Un passaggio chiave, perché servirà a ridefinire margini di spesa e strategie fiscali in un contesto sempre più complesso. Sul fronte dei prezzi, intanto, l’inflazione italiana è tornata a salire all’1,5% a febbraio (dall’1% di gennaio), spinta soprattutto dai servizi. Un segnale che conferma come le pressioni stiano tornando, proprio mentre la crescita rallenta.
Energia e guerra: il vero motore delle nuove stime
Il contesto geopolitico spiega tutto. Il conflitto tra Iran e Stati Uniti, Istraele- da oggi ( 8 aprile) in pausa di due settimane – ha già prodotto effetti profondi. Secondo l’Ocse, il blocco parziale delle rotte energetiche e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare i prezzi di petrolio e gas, con un impatto immediato su inflazione e crescita. Il risultato è un mondo che rallenta: la crescita globale è attesa al 2,9% nel 2026 e al 3,0% nel 2027, mentre l’inflazione nel G20 salirà al 4,0% nel 2026 prima di rientrare al 2,7%. Come sintetizzano gli economisti dell’Ocse, “un periodo prolungato di prezzi energetici elevati aumenterà i costi per le imprese e ridurrà la domanda”. Uno scenario che il Fondo Monetario Internazionale guarda con crescente preoccupazione. La direttrice Kristalina Georgieva ha avvertito che “tutte le strade portano a prezzi più alti e a una crescita più lenta”, anticipando possibili revisioni al ribasso delle stime globali. E anche se oggi i mercati tirano il fiato grazie alla pausa diplomatica, il danno è già stato fatto: gli shock energetici continueranno a propagarsi per mesi.
Europa: crescita debole, ma non uniforme
Nel complesso, l’Eurozona resta in equilibrio precario, con i governi che stanno cercato strategie per contenere i costi crescenti, tra smart working e tagli ai carburanti (ne abbiamo parlato qui). Bank of America ha tagliato le stime di crescita del Vecchio Continente allo 0,6% nel 2026 e all’1,0% nel 2027, parlando di “ripresa molto debole”. Ma non tutti i Paesi reagiscono allo stesso modo. La Germania cresce appena dello 0,3%, mentre la Francia si ferma allo 0,6%. In mezzo, l’Italia resta tra le più esposte. Fa eccezione la Spagna, che continua a sorprendere. Anche dopo il taglio delle stime, Madrid viaggia all’1,9% nel 2026 e all’1,4% nel 2027. Il motivo? Un mix di energie rinnovabili, minore dipendenza dal gas e politiche fiscali mirate. In altre parole, meno vulnerabilità agli shock esterni. È un esempio concreto: quando un Paese diversifica le fonti energetiche, diventa anche più stabile economicamente.
India prima della classe; Stati Uniti e Cina rallentano
Fuori dall’Europa, il rallentamento è più contenuto. Gli Stati Uniti cresceranno del 2,0% nel 2026 e dell’1,7% nel 2027, sostenuti dagli investimenti in tecnologia e intelligenza artificiale. La Cina, invece, rallenta ma resta sopra il 4%: 4,4% nel 2026 e 4,3% nel 2027. Anche qui pesa l’energia, ma il sostegno pubblico e l’export tengono in piedi il sistema.
Il dato più interessante arriva però dall’India, che si conferma la locomotiva globale. Nonostante un leggero rallentamento, crescerà del 6,1% nel 2026 e del 6,4% nel 2027. Una crescita sostenuta da diversi fattori: demografia favorevole, investimenti infrastrutturali e un ruolo sempre più centrale nelle catene globali del valore. Non a caso, Nuova Delhi sta rafforzando anche i legami commerciali con l’Europa: il nuovo accordo di cooperazione economica è stato siglato il 15 febbraio 2026, segnando un passo strategico nelle relazioni tra le due aree. C’è però un rovescio della medaglia: anche l’India soffre l’aumento dei prezzi energetici, con inflazione prevista al 5,1% nel 2026.
Un equilibrio ancora instabile
Il vero filo rosso resta l’inflazione. Dopo mesi di apparente stabilità – 3,4% medio nei Paesi Ocse a febbraio – il rischio è una nuova risalita. Bank of America prevede per l’Eurozona un’inflazione al 3,3% nel 2026, con un picco vicino al 4% entro fine anno. E questo cambia tutto: più inflazione significa tassi più alti e crescita più debole. La pausa di due settimane nel conflitto ha ridato ossigeno ai mercati, ma non basta a cambiare il quadro. Gli economisti sono cauti. “Anche in caso di de-escalation, i danni alle catene energetiche impediranno un rapido calo dei prezzi” sottolineano gli analisti di Bank of America. In altre parole, la guerra non è finita: è solo sospesa. E l’economia globale resta appesa a un equilibrio fragile, dove crescita e inflazione si muovono al ritmo delle tensioni geopolitiche. Per l’Europa – e soprattutto per l’Italia – la sfida è chiara: ridurre la dipendenza energetica e rafforzare la crescita interna. Perché oggi, più che mai, l’economia si decide anche lontano dai confini nazionali.

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