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21/05/2026
I prezzi alti dell’energia potrebbero far deragliare la corsa europea all’IA contro Stati Uniti e Cina

I prezzi alti dell’energia potrebbero far deragliare la corsa europea all’IA contro Stati Uniti e Cina

L’Europa vuole posizionarsi come leader nell’IA e competere con Stati Uniti e Cina, ma i suoi crescenti prezzi dell’energia minano queste ambizioni.

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Nel dibattito sull’intelligenza artificiale (AI) si parla quasi sempre di innovazione, algoritmi e grandi aziende tecnologiche. Molto meno di un elemento che sta diventando centrale nelle decisioni di investimento: l’energia elettrica. È un punto che diversi analisti sottolineano con sempre maggiore frequenza. 

“La differenza nel costo dell’energia nel mondo diventerà davvero molto estrema”, ha detto a CNBC Michael Brown, global investment strategist di Franklin Templeton.

“Se si fanno investimenti energivori, si andrà dove l’energia costa meno. Se dovessi costruire il prossimo data center da 7 miliardi di dollari, lo farei negli Stati Uniti o in Cina”, ha aggiunto.

Il ragionamento è diretto: i sistemi di intelligenza artificiale (AI) hanno bisogno di enormi quantità di energia per funzionare. E questo rende i costi energetici una variabile decisiva per la loro crescita.

 

Data center: dove “vive” l’intelligenza artificiale

Il cuore dell’AI non è visibile agli utenti, ma fisico. Sono i data center, grandi strutture composte da migliaia di server che elaborano e archiviano dati in modo continuo. Ogni interazione con un sistema AI passa da queste infrastrutture. Ed è proprio qui che emerge il problema: i data center sono altamente energivori, cioè consumano grandi quantità di energia elettrica in modo costante. 

I data center oggi consumano il 2% dell’elettricità mondiale, in aumento dall’1,7% del 2024, secondo un rapporto dell’International Data Center Authority (IDCA).

Il rapporto rileva che l’opposizione sociale e politica alle infrastrutture aumenta tipicamente quando i data center superano il 5% del consumo elettrico nazionale — una soglia critica.

Gli Stati Uniti sono quasi al 6%, il Regno Unito al 5,8% e Singapore al 19,5%.

 

Quando il consumo supera determinate soglie nazionali, aumenta la pressione su sistemi energetici e governi. Di come, ad esempio, i data center che stanno diventando uno dei principali motori dell’aumento delle bollette elettriche negli Stati Uniti, ne abbiamo parlato qui. 

Tornando all’Europa, Chris Seiple, vicepresidente della divisione power e rinnovabili di Wood Mackenzie, ha indicato tre motivi per cui l’Europa è in ritardo nello sviluppo dei data center: “il costo dell’energia, la posizione geografica delle aziende che sviluppano data center e la velocità di realizzazione delle infrastrutture e dei collegamenti”.

 

Europa più cara: il divario con Stati Uniti e Cina

Il punto centrale è il costo dell’energia in Europa. Secondo l’International Energy Agency, le imprese energivore europee pagano in media circa il doppio rispetto agli Stati Uniti e fino al 50% in più rispetto a Cina e India. 

Quando un’azienda deve scegliere dove costruire un data center da miliardi di dollari, il prezzo dell’elettricità diventa una variabile determinante.

 

Investimenti che si spostano: la mappa europea cambia

Questa dinamica sta già producendo effetti concreti. Gli investimenti nei data center tendono a concentrarsi in aree con energia più competitiva, mentre altre zone europee risultano meno attrattive. Si sta creando una vera e propria geografia degli investimenti digitali. Microsoft, ad esempio, ha annunciato investimenti nei Paesi nordici, con progetti infrastrutturali in Norvegia, Svezia e Danimarca legati allo sviluppo dell’AI. Queste scelte riflettono la ricerca di energia stabile, prevedibile e a costi più bassi.

 

Quando l’AI spinge i prezzi dell’energia verso l’alto

Olivier Darmouni, docente a HEC Paris, ha evidenziato che la crescita dei data center può aumentare i prezzi dell’elettricità tra il 20% e il 40% in alcune aree ad alta concentrazione tecnologica. Questo fenomeno è noto come inflazione energetica, cioè l’aumento dei prezzi dell’energia causato da una domanda superiore alla capacità del sistema.  Secondo Darmouni, questo effetto non riguarda solo le big tech, ma può influenzare l’intera economia, incidendo su competitività industriale e costi per le impreseDi come le Big Tech che guidano lo sviluppo dell’intelligenza artificiale stanno aumentando rapidamente il loro indebitamento per finanziare data center ne abbiamo parlato qui.

 

Energia e sovranità economica

Il tema sta assumendo anche una dimensione strategica. L’intelligenza artificiale (AI) diventa infatti una questione di sovranità economica, cioè la capacità di un sistema economico di controllare infrastrutture strategiche senza dipendere dall’estero. In questo contesto, l’energia elettrica non è più solo un costo industriale, ma un fattore che determina la posizione geopolitica delle economie avanzate.

 

Europa in ritardo anche sulle infrastrutture

Oltre al tema energetico, pesa anche quello infrastrutturale. La costruzione di un data center in Europa richiede tempi lunghi, autorizzazioni complesse e connessioni lente alla rete elettrica. Questo rallenta gli investimenti rispetto a Stati Uniti e Asia. Il risultato è un divario crescente nella capacità di sviluppo dell’AI, nonostante gli obiettivi dichiarati dall’Unione Europea.  L’Europa ha un piano per aumentare la capacità di calcolo e la costruzione di data center, ma il blocco deve decidere se vuole davvero raggiungere una leadership tecnologica nell’IA. “Non possiamo farlo senza moltissimi data center. La scala di ciò che vediamo negli Stati Uniti rispetto all’Europa è di circa 1 a 100. L’Europa è molto indietro”, ha detto Darmouni.

 

Nord Europa e Francia: i casi più competitivi

“La parte centrale dell’Europa ha già perso la partita”, ha dichiarato Vladimir Prodanovic di Nvidia durante una conferenza in Danimarca, citando i costi elevati dell’elettricità in Germania e Regno Unito. A maggio, il prezzo medio dell’elettricità per MWh era di 111,65 dollari nel Regno Unito, 88,97 in Germania, 44,19 in Francia e 28 negli Stati Uniti.

 I Paesi nordici e la Francia sono spesso indicati come invece  le aree più competitive per gli investimenti in AI, grazie al basso costo dell’energia e a mix energetici più stabili. 

“Per me, al momento, il numero uno è la Norvegia: quasi tutte le grandi aziende IA sono lì”, ha detto Prodanovic di Nvidia, aggiungendo che le aziende stanno anche andando in Danimarca e Svezia. 

La Norvegia infatti beneficia dell’energia idroelettrica, mentre la Francia ha un forte peso del nucleare, che contribuisce alla stabilità dei prezzi. In alcuni casi si registrano anche prezzi negativi dell’energia, cioè situazioni in cui l’eccesso di offerta porta a incentivare il consumo. Questo sta attirando investimenti globali nei data center, proprio per la maggiore prevedibilità dei costi energetici.

 

La partita dell’AI si gioca sull’energia

La competizione globale sull’intelligenza artificiale (AI) non è solo tecnologica, ma sempre più energetica. Il costo dell’energia sta diventando una variabile decisiva per la localizzazione degli investimenti. In questo scenario, l’Europa si trova davanti a una scelta strutturale: ridurre il divario energetico oppure rischiare di perdere centralità nella nuova economia digitale.

 

 

Credits immagine: Magnific

Tags:
AIdata centerenergiaEuropa

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