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19/05/2025

Il debito Usa perde la tripla A: quale impatto dopo il declassamento del rating di Moody’s?

La decisione di Moody’s, che ha ridotto la valutazione sulla solidità del bilancio americano, può avere conseguenze anche sul dollaro. Quanto ai risparmiatori, potrebbe però aprire nuove opportunità, sebbene da vagliare con attenzione.

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Il debito pubblico statunitense non è più garanzia di massima affidabilità. Si può sintetizzare così il giudizio di Moody’s, che venerdì – a mercati chiusi – ha tolto la tripla A alla prima economia del mondo, passando il giudizio ad AA1 (il gradino immediatamente sotto il giudizio più alto) seguendo quanto già fatto negli anni scorsi da Standard&Poor’s e Fitch. Una decisione che avrà impatti sulle scelte di Washington in tema di politica economica e anche ricadute sugli investitori, non necessariamente negative.

Perché è stato deciso il declassamento?

 

La valutazione delle agenzie di rating è relativa all’affidabilità dei conti pubblici. Dunque, più alto è il giudizio, tanto più sicuro sarà prestare soldi a uno Stato attraverso la sottoscrizione dei suoi titoli governativi. E viceversa. Gli Stati Uniti avevano il voto più alto possibile perché sono ritenuti un Paese con un’economia solida. Il fatto che ora siano passati dal gradino più alto al secondo – sui 21 complessivamente previsti dalla scala di Moody’s – non significa che sono divenuti inaffidabili, ma solo poco meno affidabili di prima.

Il declassamento è colpa dell’Amministrazione Trump?

 

L’agenzia ha motivato la scelta soprattutto alla luce dell’enorme debito pubblico (35.500 miliardi di dollari) e del peso degli interessi, pari a circa 750 miliardi all’anno, un sesto circa della spesa federale. Un’incidenza, spiegano gli analisti, destinata a crescere ulteriormente dato che le politiche di contenimento della spesa pubblica fin qui non fanno ben sperare in un’inversione del trend. Dunque sotto accusa sono le scelte degli ultimi decenni, ma di certo l’Amministrazione in corso non ha saputo invertire la tendenza.

Come hanno reagito i mercati finanziari?

 

Il downgrade non va letto come un allarme estremo, ma come un segnale che gli Stati Uniti devono cogliere per rimodulare le loro politiche fiscali”, commenta Andrea Faraggiana, managing partner e direttore generale di Smart Capital. “I mercati, come dimostrano le ultime sedute, hanno già metabolizzato la notizia che era nell’aria da qualche mese”.

Cosa cambia per gli Stati Uniti?

 

“Il downgrade è uno scossone per i decisori politici affinché si concentrino urgentemente sulle riforme necessarie per garantire che il credito statunitense mantenga il suo prestigio di asset mondiale essenziale e privo di rischi”, ha detto – nel corso di un’intervista al Financial Times – Yesha Yadav, professore alla Vanderbilt Law School di Nashville. Mentre per Andy Brenner, responsabile della società d’investimenti NatAlliance Securities, “il problema più grande ora non sono i dazi, ma la mancanza di progressi nei colloqui sul deficit a Washington”.

 

“L’unico motivo per cui i Treasury sono ancora lo standard globale è che non esiste un piano B, migliore”, commenta Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets. “Ma quando anche il debitore ‘più sicuro del mondo’ non è più tripla A, il problema non è il rating o l’agenzia che è ‘cattiva’, è il sistema che ci hanno costruito sopra”. Per Garzone “il giudizio è severo, ma i numeri lo sono di più”. Quindi cita qualche numero: il rapporto tra debito e Pil dovrebbe terminare l’anno a quota 134% contro il 98% del 2024, mentre il deficit strutturale (il debito contratto nell’ultimo anno, al netto di componenti dipendenti dal ciclo economico. Ad esempio nella categoria rientrano la spesa pubblica, le entrate fiscali e il debito pubblico) dovrebbe passare dal 6,4 al 9% del Pil.

Quale sarà l’impatto in termini di investimenti?

 

I gestori professionali in alcuni casi decidono parte delle allocazioni di portafoglio in base alle pagelle dei singoli emittenti. Dunque, la decisione di Moody’s potrebbe spingere il mercato a richiedere rendimenti più elevati per continuare a investire sui Treasury, cioè i titoli di Stato Usa.

 

“I costi del debito continueranno a salire, poiché i grandi investitori, sia quelli sovrani che istituzionali, inizieranno gradualmente a scambiare i titoli del Tesoro con altri asset rifugio”, ha commentato Mentre Max Gokhman, vicedirettore degli investimenti di Franklin Templeton. Secondo il quale, il clima di sfiducia crescente potrebbe portare a un ulteriore indebolimento del dollaro, che intorno al quale crescono di giorno in giorno i dubbi relativamente alla sua capacità di restare a lungo valuta di riserva a livello globale (ne abbiamo parlato qui).

Se salgono i rendimenti dei Treasury, diventano un’opportunità per i risparmiatori europei?

 

“Il deterioramento della fiducia espresso da Moody’s potrebbe tradursi in un premio per chi sa guardare oltre la volatilità di breve periodo”, è l’analisi di Faraggiana. “In un contesto in cui i rendimenti restano elevati e i mercati continuano a scontare incertezze macroeconomiche, i titoli di Stato americani tornano ad assumere una valenza strategica anche per i risparmiatori retail, offrendo una combinazione rara tra qualità, liquidità e rendimento potenziale”. Il tutto – ovviamente – senza dimenticare l’importanza della diversificazione, regola aurea di ogni investimento frutto di pianificazione.

 

Credits

Immagine: Pixabay

Tags:
debitoinvestimentiUsa

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