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11/06/2026
Inflazione Usa risale al 4,2%: perché la Fed può cambiare il futuro di Bitcoin e oro

Inflazione Usa risale al 4,2%: perché la Fed può cambiare il futuro di Bitcoin e oro

Con l’inflazione Usa sui massimi da aprile 2023, le mosse sui tassi della Fed decideranno il futuro delle commodity e delle criptovalute.

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L’inflazione americana è tornata a maggio sopra il 4% per la prima volta da tre anni e i mercati reagiscono immediatamente. A finire sotto pressione non sono solo le azioni, ma anche alcuni degli asset che negli ultimi anni sono stati spesso considerati rifugi contro l’incertezza, come oro, argento e Bitcoin. A maggio l’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti è aumentato dello 0,5% rispetto ad aprile, portando il tasso d’inflazione annuale al 4,2%, sui massimi dall’aprile del 2023. Il rialzo è stato alimentato soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici legato alla guerra tra Israele e Iran. Al netto delle componenti più volatili, come energia e alimentari, la cosiddetta inflazione core è cresciuta dello 0,2% su base mensile e del 2,9% su base annua, un dato considerato più rassicurante dagli osservatori. La domanda che ora si pongono gli investitori è una sola: come reagirà la Federal Reserve? E proprio da questa risposta dipendono in larga parte i movimenti di oro, argento e criptovalute.

 

Perché i tassi della Fed contano per oro, argento e Bitcoin

La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, utilizza i tassi di interesse come principale strumento per controllare l’inflazione. Quando i prezzi salgono troppo velocemente, mantenere tassi elevati rende più costoso prendere denaro in prestito, rallenta consumi e investimenti e contribuisce a raffreddare l’economia. Per asset come oro, argento e Bitcoin questo rappresenta spesso un ostacolo. L’oro e l’argento, ad esempio, non distribuiscono cedole o interessi. Quando i rendimenti delle obbligazioni salgono, molti investitori preferiscono strumenti che offrono un ritorno periodico piuttosto che detenere metalli preziosi. Anche il Bitcoin tende a soffrire quando aumenta l’aspettativa di una politica monetaria restrittiva, perché viene considerato da molti operatori un asset più rischioso e sensibile alla liquidità disponibile nel sistema finanziario. In altre parole, in queste situazioni circola meno denaro nel sistema finanziario e gli investitori diventano più prudenti, riducendo spesso gli investimenti in attività considerate più rischiose, come il Bitcoin. Secondo lo strumento FedWatch del CME Group, piattaforma utilizzata dagli investitori per monitorare le aspettative sui tassi della banca centrale americana, il mercato assegna oggi, 11 giugno, una probabilità del 98,3% a una conferma dei tassi nella riunione di giugno. Per settembre, invece, la probabilità di un rialzo viene stimata intorno al 34%.

 

Oro e argento sotto pressione

Il cambio di aspettative sulla politica monetaria, con una Fed vista sempre più restrittiva, ha contribuito alle vendite registrate nelle ultime sedute. L’oro spot (il prezzo spot dell’oro rappresenta quanto vale un’oncia d’oro in questo momento sul mercato internazionale, a differenza dei contratti futures, che fissano oggi un prezzo per una consegna futura) scambia intorno a 4.103 dollari l’oncia, in calo di oltre il 13% nell’ultimo mese. L’argento spot si mantiene attorno ai 64 dollari l’oncia, in contrazione del 25% circa nell’ultimo mese. Secondo Ewa Manthey, strategist sulle materie prime di Ing, il mercato sta spostando l’attenzione dai timori geopolitici all’evoluzione dell’inflazione e dei tassi. “L’escalation in Medio Oriente sta spingendo al rialzo il petrolio e aumentando i rischi inflazionistici, rafforzando le aspettative che le banche centrali mantengano una politica monetaria restrittiva più a lungo”, ha spiegato l’esperta. Manthey sottolinea che questo processo sta facendo aumentare i cosiddetti rendimenti reali, cioè i rendimenti delle obbligazioni al netto dell’inflazione, un fattore tradizionalmente negativo per gli asset che non producono reddito come oro e argento. “Nel breve termine i metalli preziosi restano vulnerabili, a meno che non si assista a un chiaro calo dei rendimenti o a dati sull’inflazione statunitense più deboli”, ha aggiunto.

 

Cosa aspettarsi dalla Fed di Warsh

Per molti analisti il dato sull’inflazione non sarà sufficiente a spingere la Fed verso un immediato rialzo dei tassi. Gli economisti di Commerzbank evidenziano infatti che l’accelerazione dei prezzi è stata causata quasi esclusivamente dall’energia. Per questo motivo, secondo la banca tedesca, la Federal Reserve potrebbe decidere di “guardare oltre” l’attuale aumento dell’inflazione e lasciare invariati i tassi. Più prudente invece George Brown, Senior Economist di Schroders. “I prezzi dell’energia rimangono saldamente alla guida dell’inflazione statunitense, ma c’è il crescente pericolo che anche altri prezzi inizino a prendere il controllo”, avverte l’economista. Secondo Brown, la solidità del mercato del lavoro americano aumenta il rischio che l’inflazione possa radicarsi più a lungo del previsto. In vista della prossima riunione della Fed, l’attenzione sarà concentrata soprattutto sulla conferenza stampa del nuovo presidente Kevin Warsh, di cui abbiamo parlato anche qui.

 

Bitcoin segue i mercati più che la narrativa del “bene rifugio”

La debolezza non riguarda soltanto i metalli preziosi. Il Bitcoin viaggia poco sopra i 62.000 dollari dopo essere sceso a inizio giugno sotto quota 60.000 dollari, sui livelli più bassi dall’ottobre 2024 (dei motivi dietro alla discesa del Bitcoin abbiamo parlato anche qui). Negli ultimi mesi il Bitcoin ha faticato a beneficiare delle tensioni geopolitiche, mettendo in discussione una delle sue narrative più diffuse, quella di “oro digitale”. Rajiv Sawhney, responsabile dell’International Portfolio Management di Wave Digital Assets, ritiene che la recente correzione sia legata soprattutto a una riduzione generale del rischio da parte degli investitori.

 

Oro: correzione o fine del rally?

Non tutti, però, vedono il recente ribasso delle commodity come l’inizio di una fase negativa di lungo periodo. Alex King, Investment Strategy Analyst di Wellington Management, invita a distinguere le dinamiche che muovono le singole materie prime. “L’oro si trova in un mercato rialzista sostanzialmente continuo dalla fine del 2022”. Secondo l’analista, il recente arretramento potrebbe rappresentare semplicemente una correzione dopo una lunga corsa al rialzo e non necessariamente un cambiamento strutturale del trend. King ricorda che il metallo giallo continua a beneficiare del sostegno delle banche centrali e degli acquisti tramite Etf (Exchange Traded Fund, cioè fondi quotati in Borsa che replicano l’andamento del prezzo dell’oro e permettono di investire sul metallo senza detenerlo fisicamente). Di cosa sono gli Etf e di come si legge il loro nome ne abbiamo parlato anche qui. Resta però il fatto che, almeno nel breve termine, il mercato guarda soprattutto alla Federal Reserve. E finché l’inflazione rimarrà elevata e i tassi resteranno sotto osservazione, oro, argento e Bitcoin potrebbero continuare a muoversi più al ritmo delle aspettative sulla Banca centrale americana che delle tensioni geopolitiche.

 

 

Credits: Immagine da Magnific

Tags:
Bitcoinfedinflazioneoro

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