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08/07/2026
Jeremy Grantham avverte: SpaceX, AI e Bitcoin, ecco quando una grande storia diventa una bolla

Jeremy Grantham avverte: SpaceX, AI e Bitcoin, ecco quando una grande storia diventa una bolla

In un’intervista il cofondatore di Gmo definisce SpaceX “l’Ipo più folle della storia” e spiega quando una grande storia rischia di valere più dei fondamentali.

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Jeremy Grantham non è un investitore qualunque. È il cofondatore della statunitense Grantham Mayo Van Otterloo & Company, più nota come Gmo, una delle società di gestione più ascoltate al mondo quando si parla di valutazioni di mercato, bolle speculative e investimenti di lungo periodo. E quando parla Grantham, oggi 87enne, il panorama finanziario si ferma ad ascoltare. È successo lo stesso questa volta, quando ieri (7 luglio) ha deciso di rilasciare una durissima intervista a Morningstar, società internazionale di analisi finanziaria. Secondo il guru della finanza, infatti, una parte del mercato sta tornando a comportarsi come nelle grandi fasi speculative della storia, quando gli investitori comprano non tanto ciò che un’azienda vale oggi, ma ciò che sperano possa diventare domani. Il punto di partenza è semplice: quando il prezzo di un titolo sale molto, tutti tendono a giustificarlo. Banche d’affari, analisti, gestori e piccoli investitori finiscono spesso per cavalcare l’onda. Grantham lo riassume così: “I titoli stanno salendo: tutti li raccomandano”. È il meccanismo classico delle bolle: più un asset cresce, più sembra sicuro; più sembra sicuro, più persone lo comprano; più persone lo comprano, più il prezzo sale ancora. Finché, prima o poi, il mercato torna a chiedere una cosa molto concreta: utili, ricavi, cassa, sostenibilità del modello di business. In altre parole: non basta una bella storia, servono numeri capaci di reggerla.

 

SpaceX: “l’ipo più folle della storia”

L’esempio più recente arriva da SpaceX, quotata da Elon Musk al Nasdaq lo scorso 12 giugno (ne abbiamo parlato qui). Grantham la definisce “l’Ipo più folle della storia dell’uomo”. Secondo l’esperto, il problema non è che SpaceX sia un’azienda innovativa o poco interessante. Il problema è il prezzo che il mercato sarebbe disposto a riconoscerle rispetto a ciò che oggi l’azienda produce davvero.

 

Grantham contesta soprattutto una valutazione enorme (oltre i 1700 miliardi di dollari), legata a previsioni molto ambiziose sull’intelligenza artificiale e sui viaggi spaziali. A suo avviso, molte promesse contenute nel racconto sul futuro di SpaceX richiederebbero progressi tecnologici giganteschi. Per questo dice: “Sarebbe sorprendente se non dovesse crollare”. La frase non va letta come una certezza matematica, ma come un avvertimento: quando un titolo incorpora già nel prezzo a cui viene scambiato oggi un futuro quasi perfetto, basta che quel futuro sia un po’ meno brillante del previsto per creare delusioni enormi. L’esempio di Grantham è utile per capire: se compro un’azione a un prezzo altissimo, sto implicitamente dicendo che quell’azienda crescerà tantissimo, guadagnerà tantissimo e dominerà mercati enormi. È come comprare oggi un appartamento pagandolo non per quello che vale nel quartiere attuale, ma per quello che varrebbe se fra dieci anni quel quartiere diventasse la nuova Manhattan. Può succedere, certo. Ma se non succede, il prezzo pagato diventa difficile da giustificare.

 

AI, Bitcoin e il fascino delle storie “perfette”

Il secondo bersaglio di Grantham è l’intelligenza artificiale. Non perché la tecnologia non sia importante, ma perché i mercati, secondo lui, stanno attribuendo all’AI una capacità quasi magica di trasformare l’economia. La considerazione più chiara è questa: “Si possono avere tutte le cellule cerebrali del mondo, ma non si può creare qualcosa dal nulla”. Tradotto: l’AI può aumentare la produttività, può rendere più efficienti molte attività, può cambiare interi settori. Ma non elimina i limiti fisici dell’economia: energia, materie prime, infrastrutture, costi, tempi di sviluppo. Il rischio, ad avviso del patron di Gmo, è che molti investitori confondano la rivoluzione tecnologica con la certezza di guadagni immediati. È già successo altre volte. La bolla dot-com di fine anni Novanta nacque da un’intuizione giusta, internet avrebbe davvero cambiato il mondo, ma da prezzi spesso sbagliati. Molte società erano sopravvalutate non perché internet fosse inutile, ma perché gli investitori avevano pagato troppo presto e troppo caro un futuro ancora tutto da costruire.

 

Lo stesso schema può aiutare a leggere anche Bitcoin e gli asset più speculativi. Bitcoin ha una sua comunità, una sua narrativa e una sua funzione per alcuni investitori, ma il suo prezzo dipende in larga parte da fiducia, domanda e aspettative. Grantham richiama la “greater fool theory”, la teoria del “più grande sciocco”: compro qualcosa non perché so valutarlo davvero, ma perché penso che qualcun altro, più avanti, lo comprerà da me a un prezzo più alto. È un gioco che può funzionare anche a lungo, ma diventa pericoloso quando il prezzo sale solo perché tutti credono che continuerà a salire. E proprio Bitcoin ne ha dato prova: il 5 ottobre del 2025 era arrivato al prezzo folle di 125.689 dollari, oggi ne vale poco più di 62 mila. Meno della metà in dieci mesi.

 

Musk: quando la narrazione diventa capitale

Grantham riconosce però una cosa importante: non tutte le storie finiscono allo stesso modo. Su Elon Musk, per esempio, offre una lettura molto particolare. Secondo lui, Musk è stato capace di fare qualcosa di rarissimo: usare la fiducia del mercato per creare valore reale. Grantham spiega che Musk è riuscito a far salire molto i prezzi, vendere azioni, raccogliere capitale e reinvestirlo in fabbriche, impianti e progetti industriali. In una sua frase: “ha saputo trasformare la persuasione e la fiducia in valore reale”. È un passaggio decisivo. La narrazione, da sola, non basta. Ma se una narrazione permette a un imprenditore di raccogliere capitali e costruire davvero impianti, prodotti, reti e vantaggi competitivi, allora può diventare parte del valore dell’azienda. Il problema, avverte Grantham, è che questo riesce a pochissimi. Per ogni caso in cui le promesse diventano fabbriche e ricavi, ce ne sono molti altri in cui restano solo promesse. E l’investitore deve capire se sta comprando un’azienda con fondamentali solidi o una storia molto ben raccontata.

 

 

Credits: immagine generata con Chatgpt



Tags:
BitcoinbollaGranthamspacex

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