Bucks 20/08/2026
La corsa dell’AI aumenta la domanda di elettricità: opportunità e rischi per le utility europee
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le aziende tecnologiche che sviluppano modelli e applicazioni, ma sta iniziando a trasformare anche il settore dell’energia. Dietro la crescita dell’AI c’è infatti una necessità sempre più evidente: alimentare una nuova generazione di data center, enormi strutture che ospitano i server necessari per elaborare e conservare le quantità crescenti di dati prodotti dalle applicazioni digitali. La conseguenza è un aumento della domanda di elettricità che potrebbe cambiare gli equilibri del mercato energetico europeo. Da una parte le utility, cioè le società che producono e distribuiscono energia, possono beneficiare di maggiori ricavi grazie al consumo crescente dei data center. Dall’altra, però, saranno chiamate a sostenere investimenti enormi per costruire nuove capacità produttive e adeguare le reti elettriche, con possibili effetti sul debito e sulla solidità finanziaria. L’intelligenza artificiale sta quindi creando una doppia dinamica per le utility: più opportunità di crescita, ma anche maggiori esigenze di capitale.
La corsa dei data center aumenta la domanda di energia
Il punto di partenza è la crescita degli investimenti dei grandi operatori tecnologici, definiti hyperscaler, cioè le aziende che gestiscono infrastrutture cloud di dimensioni globali come quelle necessarie per i servizi digitali e l’intelligenza artificiale. Secondo gli strategist di UniCredit, l’aumento della domanda di finanziamenti da parte degli hyperscaler per costruire nuovi data center potrebbe modificare profondamente il mercato del credito, con un impatto particolare sul settore energetico. I data center, infatti, richiedono quantità molto elevate di elettricità. Un centro dati tradizionale può consumare tra 10 e 25 megawatt (MW), mentre le strutture utilizzate dagli hyperscaler possono superare i 100 MW, arrivando a consumare in un anno quanto circa 100 mila abitazioni.
Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, la capacità dei data center legata al settore tecnologico in Europa è destinata quasi a raddoppiare entro il 2030. Questa crescita sta già modificando le prospettive del settore. L’aumento della domanda elettrica rappresenta una spinta positiva per i ricavi delle utility, ma richiede contemporaneamente nuovi investimenti in centrali, reti e infrastrutture (dell’impatto dei data center sull’elettricità abbiamo parlato anche qui).
Il paradosso di Jevons
Gli strategist di UniCredit sottolineano che il fenomeno può essere letto attraverso il cosiddetto paradosso di Jevons, dal nome dell’economista britannico William Stanley Jevons dell’Ottocento. Il concetto descrive una situazione in cui un uso più efficiente di una risorsa non porta necessariamente a una riduzione del suo consumo complessivo, ma può al contrario aumentarne la domanda. Durante la rivoluzione industriale, per esempio, macchine a vapore più efficienti consumavano meno carbone per ogni unità prodotta, ma proprio perché erano più convenienti ed economiche favorirono una diffusione più ampia della tecnologia, aumentando così il consumo complessivo di carbone. Lo stesso meccanismo, secondo UniCredit, può verificarsi oggi con l’intelligenza artificiale: l’AI permette di utilizzare l’energia in modo più efficiente attraverso automazione, analisi dei dati più rapide e maggiore capacità di coordinamento, ma proprio questa efficienza può accelerare la diffusione delle tecnologie digitali e far crescere il fabbisogno complessivo di energia.
Più investimenti significano anche più debiti per le utility
La trasformazione del settore energetico comporta però una conseguenza rilevante anche per il mercato del credito, cioè per gli investitori che finanziano le aziende acquistando le loro obbligazioni. Quando una società ha bisogno di raccogliere grandi quantità di denaro per realizzare nuovi investimenti, può emettere titoli di debito: in pratica chiede capitali agli investitori impegnandosi a restituirli in futuro pagando un interesse. Secondo gli strategist di UniCredit, la necessità di finanziare la crescita delle infrastrutture energetiche legate ai data center sta già spingendo le utility europee verso un maggiore ricorso al mercato obbligazionario (delle emissioni record di obbligazioni per i data center abbiamo parlato anche qui). Le nuove emissioni di obbligazioni senior e ibride, cioè due diverse tipologie di strumenti utilizzati dalle aziende per raccogliere finanziamenti, hanno raggiunto 37 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, un valore pari a quasi il 70% dell’intero ammontare registrato nel 2025. Le obbligazioni senior sono i normali prestiti che un’azienda raccoglie dagli investitori: chi compra questi titoli presta denaro alla società e riceve in cambio il pagamento di interessi e la restituzione del capitale alla scadenza. I bond ibridi, invece, sono strumenti a metà strada tra un’obbligazione e un investimento in azioni, perché hanno alcune caratteristiche del debito ma anche elementi simili al capitale proprio dell’azienda. Questa differenza è importante perché le agenzie di rating, cioè le società che valutano quanto è solida finanziariamente un’impresa, possono considerare una parte dei bond ibridi non come vero e proprio debito, ma come una forma di capitale. Per le utility significa poter raccogliere nuovi fondi per costruire infrastrutture e aumentare la produzione di energia senza far crescere troppo il livello di indebitamento rilevato dal mercato. In particolare, circa il 30% delle emissioni obbligazionarie delle utility europee classificate investment grade, cioè con un rating considerato elevato e un rischio di insolvenza relativamente contenuto secondo le principali agenzie di valutazione, è arrivato sotto forma di bond ibridi, una quota record nella storia del settore.
Il rischio legato alla qualità del credito
Il tema centrale, secondo gli strategist di UniCredit, è che la crescita dei data center potrebbe aumentare la redditività delle utility nel breve periodo, ma nel medio termine richiederà una forte espansione degli investimenti. Più capacità energetica significa più crescita potenziale, ma anche maggiore leva finanziaria, cioè il rapporto tra i debiti accumulati da un’azienda e le risorse proprie di cui dispone, e quindi un possibile peggioramento della qualità del credito. UniCredit evidenzia inoltre che il problema è particolarmente rilevante perché i data center sono spesso concentrati in aree specifiche, creando pressioni sulle reti locali. In Irlanda, per esempio, i data center rappresentano circa il 20% dei consumi elettrici misurati.
Goldman vede un possibile “super ciclo” per le utility
Comunque sia, Goldman Sachs vede nella crescita dei data center un’opportunità importante per alcune società energetiche europee. Secondo gli analisti della banca americana, il settore potrebbe entrare in un nuovo ciclo positivo degli utili proprio grazie alla crescente domanda di elettricità legata all’intelligenza artificiale. Il timore principale degli investitori, spiegano gli analisti, è che gli enormi investimenti necessari per sostenere l’elettrificazione possano diventare troppo costosi, frenando la crescita del settore. Goldman, però, ritiene che l’impatto sulle bollette elettriche europee sarà più contenuto delle aspettative. Gli analisti stimano che nei prossimi dieci anni gli aumenti delle bollette saranno compresi tra il 2% e il 4% annuo, un valore inferiore sia alle attese del mercato sia alla crescita media del 5% registrata dai consumatori europei negli ultimi dieci anni.
Le aziende che possono beneficiare del nuovo scenario
Su questa base Goldman ha indicato alcune società che potrebbero beneficiare del nuovo scenario. Tra queste c’è la danese Ørsted, grande operatore dell’eolico offshore, per cui gli analisti mantengono una raccomandazione “buy”, cioè un giudizio positivo che indica agli investitori una prospettiva favorevole sul titolo. Secondo Goldman, la crescente domanda di elettricità potrebbe favorire le aziende capaci di sviluppare nuova capacità rinnovabile, soprattutto dopo le tensioni energetiche degli ultimi anni. Gli analisti hanno inoltre indicato la portoghese Edpr (Energias de Portugal Renewables), quarto produttore mondiale di energia eolica, sottolineando che circa due terzi delle sue attività negli Stati Uniti rappresentano un’opportunità ancora poco considerata dal mercato. Tra le scelte di Goldman c’è anche la tedesca Nordex, specializzata nella produzione di turbine eoliche terrestri. Gli analisti prevedono un ulteriore miglioramento dei margini e una crescita degli ordini negli Stati Uniti e in Germania, elementi che potrebbero sostenere il titolo.
Credits: immagine da Magnific






