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19/06/2026
La ricchezza degli italiani invecchia: quasi metà dei risparmi agli over 65, i giovani investono più tardi

La ricchezza degli italiani invecchia: quasi metà dei risparmi agli over 65, i giovani investono più tardi

L’Osservatorio Assogestioni fotografa un Paese in cui il risparmio gestito cresce, ma resta concentrato tra le generazioni più adulte. I giovani entrano soprattutto con i Pac, però hanno meno ricchezza.

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Sempre più italiani investono nei fondi comuni, ma la fotografia del Paese resta divisa. Secondo l’Osservatorio 2026 di Assogestioni, i sottoscrittori alla fine del 2025 erano circa 12,4 milioni, il 7% in più rispetto all’anno precedente. Significa che più di un cittadino su cinque possiede almeno un fondo comune. Ma che cos’è, in modo semplice, un fondo comune? Si tratta di uno strumento finanziario in cui tanti risparmiatori mettono insieme i propri soldi. A gestirli è una società specializzata, che li investe in diversi strumenti finanziari: obbligazioni, azioni, titoli di Stato o altri prodotti. Il vantaggio è che anche chi parte da cifre non enormi può avere un portafoglio diversificato, cioè non concentrato su un solo titolo. Il rischio, però, non sparisce: dipende da cosa compra il fondo. Un fondo che investe in titoli azionari può oscillare di più, uno che investe in obbligazioni di solito è più prudente, ma comunque non privo di rischi. Tornando a parlare di cifre e dei risultati dell’Osservatorio, il valore medio investito dagli italiani in fondi è arrivato alla fine dell’anno scorso a 55mila euro, in aumento rispetto ai 52 mila del 2024. Assogestioni (l’Associazione italiana che riunisce le principali società di gestione del risparmio, banche e assicurazioni che operano in Italia), spiega che la crescita dipende da due fattori: nuovi flussi di investimento e andamento favorevole dei mercati finanziari. In pratica, sono entrati nuovi risparmiatori e, allo stesso tempo, chi era già investito ha beneficiato della crescita dei mercati.

 

Il vero divario è generazionale

Il dato più importante riguarda però l’età. Quella media dei sottoscrittori di fondi comuni è arrivata a 61 anni. Nel 1996 era di 50. Una parte del fenomeno si spiega con l’invecchiamento della popolazione italiana, ma non basta. Il punto centrale è che in Italia è invecchiata anche la ricchezza. Nel 1995 gli over 65 detenevano il 22% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Oggi quella quota è salita al 48%. Al contrario, i giovani tra 26 e 35 anni sono passati dal 13% della ricchezza finanziaria al 3%. È questo spostamento che aiuta a capire perché i fondi comuni siano sempre più nelle mani delle generazioni adulte. Lo si vede anche nei numeri dell’Osservatorio. I Boomers (nati tra il 1945 e il 1964) rappresentano il 39% dei sottoscrittori e detengono circa il 48% delle masse investite. La Generazione X (dalla metà degli anni Sessanta alla metà degli anni Ottanta) pesa per il 30% dei sottoscrittori e per il 27% del patrimonio. Millennials e Generazione Z (dalla metà degli anni Ottanta al 2000), invece, arrivano insieme al 18% dei sottoscrittori, ma possiedono solo il 7% delle masse. La differenza è evidente anche nell’investimento medio: 77mila euro per i sottoscrittori più anziani, 67mila per i Boomers, 49mila per la Generazione X. Poi il salto verso il basso: 24mila euro per i Millennials e 15mila per la Generazione Z. Non è solo una questione di minore propensione a investire. Molto più semplicemente, i giovani hanno meno patrimonio da investire.

 

Giovani, Pac e poca voglia di rischio

Ci sono però anche segnali positivi. Nel 2025 circa 1,5 milioni di persone hanno investito per la prima volta in fondi comuni. Tra questi nuovi sottoscrittori, il 32% ha meno di 45 anni, contro il 18% del dato complessivo. Vuol dire che i giovani stanno entrando nel mercato, anche se con importi più contenuti. Lo strumento più usato è il Pac, cioè il piano di accumulo del capitale. Funziona così: invece di investire tutto subito, si versa una somma periodica, per esempio 100 o 200 euro al mese. È un modo più graduale per avvicinarsi ai mercati, perché permette di investire anche senza avere grandi capitali iniziali. Secondo Assogestioni, nel 2005 l’investimento in un’unica soluzione era usato dall’84% dei sottoscrittori. Oggi è sceso al 57%. Questo è un passaggio importante: i fondi non sono più solo uno strumento per chi ha già un grande patrimonio, ma possono diventare accessibili anche a chi inizia con piccole cifre. Anche i fondi quotati Etf sono uno strumento apprezzato dai giovani secondo le ultime stime elaborate dalla società di tecnologia finanziaria Revolut, che li scelgono per la loro flessibilità, trasparenza e minor costo (ne abbiamo parlato qui). 

 

Resta però un limite: anche i giovani italiani investono poco in azioni. Eppure, proprio l’età è uno dei maggiori vantaggi di un investitore. Chi ha davanti a sé venti, trenta o addirittura quarant’anni prima della pensione può sopportare meglio le inevitabili fasi di ribasso dei mercati, perché dispone del tempo necessario per recuperare le perdite temporanee e beneficiare della crescita composta dei rendimenti nel lungo periodo. Per questo, in teoria, i giovani potrebbero permettersi una quota più elevata di investimenti azionari, che storicamente sono gli strumenti con il maggiore potenziale di rendimento nel lungo termine. In pratica, però, l’esposizione azionaria dei giovani italiani resta intorno al 30%, mentre negli Stati Uniti può arrivare all’80-90%. Una differenza non da poco: rinunciare a una maggiore esposizione azionaria quando si è giovani significa rischiare di non sfruttare appieno il proprio orizzonte temporale, cioè il principale alleato per costruire ricchezza nel tempo.

 

Credits: Foto Pexels



Tags:
assogestionifondipac

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