Redazione FinanzaInPage 03/07/2025
L’accordo commerciale USA-Vietnam e il futuro dei dazi: cosa ci insegna
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato giovedì 3 luglio un importante accordo commerciale con il Vietnam, a pochi giorni dalla scadenza della sospensione temporanea dei dazi reciproci imposti da Washington. L’intesa prevede un dazio del 20% sulle importazioni vietnamite negli Stati Uniti, molto inferiore rispetto al 46% imposto da Trump ad aprile.
In cambio, le importazioni americane in Vietnam non saranno soggette a tariffe. Inoltre, il Vietnam si è impegnato a imporre un dazio del 40% su merci provenienti da Paesi terzi ma spedite attraverso il Vietnam per evitare dazi ( una pratica nota come “transshipping”, spesso utilizzata dalla Cina).
Dazi destinati a salire, non a scendere
L’accordo è tra i pochi siglati dalla Casa Bianca, mentre molte nazioni osservano con attenzione l’evoluzione del rapporto commerciale con gli USA, la più grande economia globale. Sebastian Raedler, capo strategia azionaria europea di Bank of America, ha dichiarato a CNBC che “da quanto abbiamo appreso dall’accordo con il Vietnam, i dazi sono destinati a salire, non a scendere.”
Mark Williams, chief Asia economist di Capital Economics, ha aggiunto che l’accordo potrebbe rendere più agevoli le negoziazioni per altri Paesi: “Altri Paesi potrebbero ritenere di poter ottenere tariffe più basse del 20% accettato dal Vietnam, che aveva una posizione negoziale debole a causa della sua forte dipendenza dal commercio con gli USA,” ha spiegato a CNBC.
Rischi e ripercussioni per i mercati emergenti
Gli economisti di Citi hanno espresso preoccupazione per le economie emergenti asiatiche. In una nota hanno sottolineato come l’accordo potrebbe rappresentare più una fonte di rischio che di opportunità. “Il dazio al 20% è superiore al previsto 10% e il dazio del 40% sulle merci transshippate potrebbe diventare uno standard per altri Paesi,” si legge nel report.
Inoltre, “Thailandia e Malesia potrebbero risultare più esposte, così come i Paesi che hanno spostato fabbriche in Vietnam, come la Corea,” spiegano gli esperti di Citi. Raedler di BofA ha aggiunto che “il mercato non sta ancora prezzando adeguatamente l’impatto di questi dazi, che saliranno dopo il 9 luglio.”
Altri accordi commerciali in vista?
Nonostante i rischi, gli analisti si attendono nuovi accordi commerciali. Mark Williams ha detto a CNBC che gli USA sembrano orientati a negoziare “accordi più semplici e meno vincolanti” piuttosto che intese complete.
Tra i Paesi potenzialmente prossimi a un’intesa figura l’India, sebbene le tensioni nel settore agricolo possano complicare le trattative, come sottolineato da Trinh Nguyen, economista senior per l’Asia emergente di Natixis CIB: “L’India faticherà ad aprire il mercato USA senza rischiare reazioni interne.”
Le implicazioni per l’Europa
L’accordo USA-Vietnam non fa presagire un percorso simile per l’Unione Europea. Lavanya Venkateswaran, economista senior ASEAN di OCBC Bank, ha dichiarato a CNBC che “il Vietnam ha mostrato una forte volontà di negoziare con gli USA, mentre l’UE non ha avuto lo stesso approccio fluido e gli USA l’hanno criticata pubblicamente più volte.”
Secondo Trinh Nguyen di Natixis CIB, “l’Europa troverà molto difficile ottenere un accordo senza dazi.” L’UE probabilmente dovrà accettare dazi al 10%, tentando di guadagnare vantaggi in settori specifici. Le negoziazioni con gli USA sono finora lente e complicate, con nodi irrisolti su regolamentazioni tecnologiche, tassazione e visioni geopolitiche.
Possibile tregua temporanea, ma dazi elevati in vista
Trump ha minacciato dazi fino al 50% sull’UE, mentre il blocco europeo ha risposto con contromisure sospese fino alla prossima settimana. Fonti vicine ai negoziati hanno detto a CNBC che la miglior opzione per l’UE potrebbe essere un accordo “politico” essenziale, con pochi dettagli iniziali, più che un’intesa completa.
In sintesi, l’accordo USA-Vietnam getta luce su un futuro commerciale globale fatto di dazi elevati e negoziazioni più tattiche. Mentre l’Asia emergente potrebbe vedere nuove intese, l’Europa deve prepararsi a un percorso più complesso e meno favorevole, con dazi e contromisure che restano sul tavolo.






