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Finanza in Page

12/06/2025

L’accordo Usa-Cina e la reazione fredda dei mercati

L’intesa tra le superpotenze esclude per ora i super-dazi reciproci, ma l’intesa per soli sei mesi riflette uno scenario ancora fragile, che lascia spazia a una volatilità elevata con la quale gli investitori dovranno fare i conti

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Probabilmente pesa soprattutto il timore di nuove giravolte da parte dell’Amministrazione Trump o – forse – l’esito era già stato dato per scontato. Sta di fatto che nonostante i toni enfatici adottati dal presidente americano, l’accordo tra Washington e Pechino ha lasciato piuttosto freddi gli investitori. Cerchiamo di capire perché e cosa aspettarsi da qui in avanti sul fronte dei mercati finanziari.

 

I contorni dell’accordo tra Stati Uniti e Cina

 

Dopo tre giorni di discussioni a Londra, i rappresentanti di Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo di principio che segna una tregua nelle tensioni commerciali. L’intesa riguarda quattro fronti. La Cina si impegna a fornire agli Stati Uniti terre rare e minerali critici (qui abbiamo approfondito il tema), risorse fondamentali per l’industria tecnologica e la transizione energetica; in cambio, gli Usa garantiscono alla Cina l’accesso a componenti per semiconduttori e facilitano il rilascio di visti per studenti cinesi che vogliono studiare nelle università americane. I dazi restano invariati (erano stati alzati fino al 145%, con l’incremento poi congelato nella speranza di trovare un’intesa) rispetto agli accordi di Ginevra di maggio: il 30% sulle importazioni cinesi negli Usa e il 10% su quelle americane in Cina. Infine, viene fissato un quadro generale per la gestione dei dati commerciali e tecnologici, con l’obiettivo di ridurre le barriere e favorire lo scambio di informazioni tra aziende dei due Paesi. A questo proposito può essere utile una precisazione: quando si parla di gestione dei dati, il riferimento è all’importanza di stabilire un insieme di regole condivise su come raccogliere, trasferire e proteggere le informazioni digitali tra Paesi e aziende. Serve a evitare furti di proprietà intellettuale, spionaggio industriale e violazioni della privacy.

 

Perché la Cina ha accettato solo per sei mesi

 

La Cina ha insistito affinché l’accordo abbia una durata iniziale di sei mesi, con possibilità di rinnovo o revisione. Questa scelta riflette alcune cautele strategiche. In primis, il calo di Trump nei sondaggi solleva qualche dubbio sul fatto che l’Amministrazione possa mantenere il controllo pieno del Parlamento nel corso delle elezioni di mid-term in programma nel 2026. Inoltre, il governo cinese deve gestire il malcontento di settori industriali e tecnologici che temono una eccessiva apertura verso gli USA, soprattutto su dati sensibili e tecnologie chiave. Last, but no least pesa la sfiducia verso Trump. Gli accordi precedenti sono stati spesso disattesi o modificati unilateralmente, quindi la Cina preferisce una soluzione temporanea per valutare la reale volontà di collaborazione americana.

 

Perché i mercati finanziari hanno reagito con freddezza

 

Nonostante l’accordo sia stato presentato come un successo diplomatico, la reazione dei mercati finanziari è stata tiepida, per diverse ragioni. In primis perché – nonostante i toni entusiastici usati da Trump sui social network – l’intesa deve ancora essere ratificata ufficialmente dai due leader e molti dettagli operativi restano da definire, lasciando spazio a incertezze.

 

La validità di soli sei mesi viene percepita come un segnale di fragilità e mancanza di fiducia reciproca. Gli investitori temono che, allo scadere, si possa tornare rapidamente alle tensioni precedenti. Le tariffe commerciali restano elevate rispetto all’era pre-Trump, limitando i benefici immediati per le imprese esportatrici e per la crescita economica globale. Infine, l’accordo non affronta le questioni più profonde della rivalità tecnologica e militare tra USA e Cina, né le controversie su sicurezza e controllo dei dati digitali. Gli operatori finanziari restano prudenti in attesa di sviluppi. Dato lo scenario, c’è da attendersi che la volatilità continuerà a essere protagonista ancora per diverso tempo.

 

Tags:
daziUsa-Cinavolatilità

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