Bucks 09/07/2026
Magnifiche 7, il valore si riduce di 2.300 miliardi. Ma gli investitori puntano ancora sui chip
L’intelligenza artificiale continua a essere uno dei temi più importanti per i mercati finanziari, ma gli investitori iniziano a chiedersi quando gli enormi investimenti delle Big Tech si trasformeranno in profitti concreti. È questo il motivo per cui, nel corso di giugno, le cosiddette Magnifiche Sette hanno visto sfumare circa 2.300 miliardi di dollari di valore in Borsa. Non si tratta però di un ripensamento sull’AI: il mercato sta piuttosto distinguendo tra le aziende che oggi sostengono i costi maggiori per svilupparla e quelle che, invece, stanno già beneficiando della corsa all’intelligenza artificiale.
Perché Wall Street sta mettendo sotto pressione le Magnifiche Sette
Con l’espressione Magnifiche Sette si indicano le sette grandi società tecnologiche che negli ultimi anni hanno trainato gran parte della crescita di Wall Street: Microsoft, Nvidia, Alphabet (la società che controlla Google), Apple, Meta, Tesla e Amazon. Si tratta di aziende che, grazie alle loro dimensioni e ai risultati economici, hanno avuto un peso determinante nell’andamento degli indici azionari americani. A giugno, però, il CNBC Magnificent 7 Index, l’indice che ne misura l’andamento in Borsa, ha perso circa il 10%. Il motivo principale è che molte di queste società, in particolare Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta, stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nella costruzione dell’infrastruttura necessaria a sostenere i servizi basati sull’intelligenza artificiale. Gli investimenti riguardano soprattutto l’acquisto di semiconduttori, cioè i chip che rappresentano il “cervello” dei sistemi di AI, e la realizzazione di data center, grandi centri di elaborazione dati che forniscono la potenza di calcolo necessaria per addestrare e far funzionare questi modelli. Una parte di questi investimenti viene finanziata anche attraverso nuovo debito, cioè ricorrendo a prestiti raccolti sui mercati. Per questo motivo gli investitori attendono ora di vedere se queste spese inizieranno a produrre un ritorno economico adeguato.
Occhi puntati sulla stagione delle trimestrali
L’attenzione è già rivolta alla stagione delle trimestrali, cioè i risultati economici che le società quotate pubblicano ogni tre mesi e che consentono agli investitori di valutare se i ricavi e gli utili stanno crescendo abbastanza da giustificare gli investimenti effettuati (delle evidenze emerse dall’ultima stagione delle trimestrali dei titoli tech abbiamo parlato anche qui). Secondo Dan Ives, managing director di Wedbush Securities, il mercato sta attraversando “un altro momento di verifica” per il settore tecnologico. “Gli investitori attendono una stagione delle trimestrali del secondo trimestre molto importante, che possa confermare ulteriormente lo sviluppo della rivoluzione dell’intelligenza artificiale”, afferma l’analista. Nel frattempo, ha aggiunto, continueranno i timori legati ai costi di “questa trasformazione tecnologica che capita una volta per generazione”.
Le aziende non si muovono tutte allo stesso modo
La correzione non ha colpito in maniera uniforme tutte le Magnifiche Sette. Nel mese di giugno Microsoft ha perso circa il 20%, Nvidia è scesa di circa il 13%, mentre Apple e Amazon hanno registrato ribassi intorno all’8%.Secondo gli analisti, oltre alle preoccupazioni per gli elevati investimenti, pesa anche il fatto che il mercato stia cercando una nuova chiave di lettura per valutare queste società. Tom Lee, responsabile della ricerca di Fundstrat Global Advisors, spiega a Cnbc che fino a poco tempo fa queste aziende erano considerate società “asset light”: riuscivano a crescere e a generare elevati profitti senza dover sostenere investimenti massicci in infrastrutture fisiche, come invece accade a un costruttore di automobili che deve realizzare nuovi stabilimenti per aumentare la produzione. Con l’intelligenza artificiale, però, il modello sta cambiando: per alimentare i nuovi servizi servono data center, chip e reti sempre più costosi.Oggi, infatti, stanno diventando aziende che devono impiegare enormi capitali per costruire data center, acquistare chip e sviluppare nuove piattaforme basate sull’intelligenza artificiale. Secondo Lee, però, questa trasformazione potrebbe essere interpretata in modo positivo nel lungo periodo. L’analista ritiene infatti che gli investitori finiranno per considerare queste infrastrutture come un vero vantaggio competitivo. “La ragione per cui stanno spendendo così tanto denaro è sostituire sempre più attività svolte dall’uomo con l’intelligenza artificiale. Questi investimenti genereranno rendimenti e, nel tempo, saranno considerati una barriera all’ingresso per i concorrenti”, ha spiegato, sottolineando come il mercato stia attraversando una fase di transizione nella valutazione di questo nuovo modello di business. In pratica, chi investe oggi decine di miliardi per costruire infrastrutture per l’IA avrà un vantaggio difficile da colmare: un nuovo concorrente dovrebbe spendere cifre enormi per raggiungere lo stesso livello tecnologico. È questo che in economia viene definito una barriera all’ingresso, cioè un ostacolo che rende molto difficile per altre aziende entrare e competere nello stesso mercato.
I produttori di chip continuano invece a correre
Se una parte del settore tecnologico sta attraversando una fase di maggiore prudenza, i produttori di semiconduttori continuano invece a beneficiare della forte domanda generata proprio dalle Big Tech. Il Philadelphia Semiconductor Index, uno dei principali indici mondiali dedicati al settore dei chip e che comprende società come Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), Micron e Asml, è salito di circa il 6% nel mese di giugno. Dall’inizio dell’anno il rialzo supera addirittura il 90%, mentre nello stesso periodo le Magnifiche Sette registrano una flessione del 3,4%. La spiegazione è relativamente semplice. Le grandi società tecnologiche stanno acquistando enormi quantità di semiconduttori per sviluppare i propri sistemi di intelligenza artificiale, creando una domanda così elevata da rendere alcuni componenti difficili da reperire. Quando un prodotto scarseggia rispetto alla domanda, il suo prezzo tende infatti ad aumentare, con effetti positivi per l’intera filiera, dai produttori ai fornitori di componenti. Uno dei punti di maggiore pressione riguarda le memorie, componenti fondamentali per archiviare e gestire i dati utilizzati dai sistemi di AI. La carenza di offerta ha fatto impennare i prezzi di questi dispositivi. Lo dimostra anche l’andamento del Roundhill Memory Etf, un fondo quotato che replica l’andamento di società specializzate nelle memorie, come SK Hynix e Samsung. Dall’inizio dell’anno il fondo registra un rialzo del 166%.
Gli analisti restano fiduciosi sull’intelligenza artificiale
Nonostante la volatilità che sta interessando alcune Big Tech, molti analisti continuano a ritenere solide le prospettive dell’intelligenza artificiale. Secondo Duncan Toms, strategist multi-asset di Hsbc, gli ottimi risultati pubblicati la scorsa settimana da Micron rappresentano una risposta concreta ai dubbi degli investitori (dei conti di Micron abbiamo parlato qui). A suo giudizio, i conti della società “raffreddano lo scetticismo” nei confronti dell’AI perché forniscono “prove concrete che il contesto legato all’intelligenza artificiale è vivo e in buona salute”. Una valutazione condivisa anche dagli analisti di Ubs. La banca d’investimento osserva che le difficoltà lungo la catena di fornitura dell’intelligenza artificiale, cioè la scarsità di alcuni componenti indispensabili per produrre chip e infrastrutture, non mostrano segnali di attenuazione. Allo stesso tempo Ubs prevede che i ricavi derivanti dai servizi cloud delle principali piattaforme tecnologiche continueranno ad accelerare nella seconda parte dell’anno. Secondo la banca, questi elementi confermano la solidità dei fondamentali della crescita legata all’intelligenza artificiale, che dovrebbe continuare a rappresentare uno dei principali motori dei mercati azionari. Allo stesso tempo, però, Ubs invita gli investitori a mantenere un portafoglio diversificato, sia all’interno del comparto dell’AI sia al di fuori di esso, per ridurre il rischio legato all’andamento di un singolo settore.
Credits: Immagine generata con Chatgpt






