Luigi Dell'Olio 01/11/2024
Mercati emergenti pronti al riscatto. E’ ora di investire?
Wall Street che resta vicina ai massimi storici, le Borse europee che hanno visto crescere i multipli a fronte della debolezza fin qui espressa dalle trimestrali e di prospettive di crescita asfittica dell’area nel prossimo futuro. E, ancora, il reddito fisso che si è rivalutato tanto, scontando in parte tagli ai tassi ancora di là da venire, quindi l’oro che continua a fare incetta di record e il Bitcoin che si avvicina ai picchi della primavera. In questo scenario dove cercare ancora valore? Dando per scontato che tirare via i soldi dal tavolo si rivela il più delle volte improduttivo, la riposta più scontata di questi tempi è: “Sui mercati emergenti”. Si, ma quali e in che modo? Cerchiamo di capirlo mettendo insieme gli ultimi dati macro e le valutazioni dei money manager.
Il motore della crescita globale
Pur rilevando che lo scenario è in deterioramento rispetto al passato, il Fondo monetario internazionale nell’ultimo outlook ha confermato il ruolo dei mercati emergenti come motore della crescita globale. Quest’anno l’India è attesa a un progresso del Pil nell’ordine del 7%, che è meno dell’8,2% fatto registrare nel 2023, ma comunque più del doppio rispetto al 3,2%, che è il progresso atteso a livello globale. Il Subcontinente è al vertice della crescita attesa tra le prime 20 economie del mondo, davanti al Vietnam (+6,1%) e all’Indonesia (+5,0%), con la Cina quarta (+4,8%) e la Russia a chiudere la top ten (+3,6%). Per fare qualche confronto con i Paesi sviluppati, gli Stati Uniti dovrebbero fermarsi al +2,8% e l’Italia al +0,7%.
Multipli di Borsa contenuti
Questo a fronte di multipli di Borsa contenuti. Spulciando tra i dati di Rifinitiv (società di data analysis), emerge ad esempio che attualmente le Borse cinesi scambiano con un rapporto tra prezzo e utili attesi di 8,7 volte contro una media decennale di 9,5, mentre il Brasile si attesta a 9,8 contro il dato decennale di 13,4. Sotto anche Messico e Turchia, con la l’India in controtendenza, 25,5 contro 23. Sottovalutazioni che alcuni analisti attribuiscono – almeno in parte – al timore di un deterioramento delle commerciali in caso di vittoria di Donald Trump alle elezioni del 5 novembre. “Ci aspettiamo che l’asset class dei mercati emergenti (reddito fisso, credito e azioni) risenta di una vittoria repubblicana. L’impatto dovrebbe essere maggiore per gli asset cinesi”, scrive in un report Mali Chivakul, emerging markets economist di J. Safra Sarasin. Il quale sottolinea anche l’impatto negativo che potrebbe derivare alle valute degli emergenti se poi effettivamente Trump desse seguito alle promesse di tagli consistenti alle tasse. Aumenterebbe il deficit di bilancio Usa e la Fed diventerebbe più prudente nei tagli, prospetta l’esperto. Anche se, dopo i ribassi registrati dalle valute locali negli ultimi anni, gli spazi per un’ulteriore discesa rispetto al dollaro si vanno esaurendo.
Focus sui fondamentali
Va poi ricordato che nel medio periodo il principale motore delle valutazioni è dato dai fondamentali e, su questo fronte, sottolinea Erik Lueth, global emerging market economist di Lgim, oggi gli emergenti sono in una situazione di relativa tranquillità. “Un dollaro forte rappresenta anche un ostacolo allo sviluppo della domanda interna agli emergenti, ma ci aspettiamo un allentamento monetario da parte della Fed”, aggiunge. La controprova si avrà il 7 novembre, quando tornerà a riunirsi la Banca centrale statunitense.
Dello stesso avviso, anche in un’ottica di medio-lungo periodo, è Jean-Marie Mercadal, ceo di Syncicap Am (partecipata di Ofi Invest). “Innanzitutto la quota di economie emergenti in cui il Pil pro-capite crescerà più rapidamente che negli Usa crescerà dal 48% all’88% nei prossimi cinque anni, raggiungendo livelli che non si osservavano dal boom dei primi anni 2000”, sottolinea. “Inoltre, la politica monetaria più espansiva che la Federal Reserve sta attuando porterà a un indebolimento del dollaro, che da sempre rappresenta una grande spinta per le valute degli emergenti”.
Infine c’è il tema delle valutazioni. Mercadal segnala che il rapporto prezzo/utili dell’indice Msci Emerging Markets è a quota 15, mentre i profitti sono attesi in crescita di oltre il 20%. Così, quanto meno in ottica di diversificazione, il ceo di Suncicap Am ritiene sia un buon momento per puntare al di fuori delle mete tradizionali, puntando in particolare sui listini asiatici.
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