Salta al contenuto principale

Finanza in Page

06/08/2026
Non solo Wall Street: Nigeria, Ungheria, Grecia e Spagna guidano la corsa delle Borse nel 2026

Non solo Wall Street: Nigeria, Ungheria, Grecia e Spagna guidano la corsa delle Borse nel 2026

Dalle riforme in Nigeria alla svolta politica in Ungheria, fino alla rinascita di Grecia e Spagna: cosa c’è dietro i rally dei mercati meno osservati dagli investitori.

Ascolta l'articolo Sintesi vocale browser

Per trovare alcune delle Borse più brillanti del 2026 bisogna allontanarsi da Wall Street e guardare verso mercati normalmente poco presenti nei portafogli europei. Il caso più sorprendente è quello della Nigeria. L’All Share Index della Borsa di Lagos, che aveva già guadagnato oltre il 51% nel 2025, è passato dai 155.613 punti di inizio gennaio a circa 229 mila all’inizio di luglio: un ulteriore progresso vicino al 50%, ma raggiunto in poco più di sei mesi. Il rally racconta soprattutto la controversa trasformazione dell’economia nigeriana voluta dal presidente Bola Tinubu. La cancellazione dei sussidi su carburanti ed elettricità, la svalutazione della naira (la valuta locale) e la liberalizzazione del mercato dei cambi hanno provocato una pesante crisi del costo della vita, ma hanno anche migliorato i conti pubblici e riavvicinato parte degli investitori stranieri. Banche, assicurazioni, gruppi industriali e società legate al petrolio hanno beneficiato della maggiore liquidità e delle aspettative di crescita degli utili. Per un investitore europeo, tuttavia, c’è una distinzione fondamentale: guadagnare il 50% in naira non significa necessariamente ottenere lo stesso rendimento in euro. Se la valuta nigeriana perde terreno rispetto all’euro (evenienza non verificatasi nell’ultimo anno), una parte del rialzo viene cancellata al momento della conversione. È il motivo per cui i mercati “di frontiera” possono offrire rendimenti spettacolari, ma accompagnati da rischi politici, valutari e di liquidità molto superiori a quelli di Piazza Affari o Francoforte. La capitalizzazione di questi mercati aiuta a capire meglio i rischi rispetto a una grande borsa globale come Wall Street. La borsa nigeriana vale circa 95 miliardi di dollari, quella ungherese poco più di 71 miliardi, la Grecia intorno ai 140 miliardi, la Spagna 1.300 miliardi, mentre le asiatiche Corea del Sud e Taiwan 3.500 miliardi ciascuna. Parliamo di un totale poco oltre gli 8.500 miliardi di dollari. Wall Street da sola circa 66 mila miliardi, quasi 8 volte di più dei sei listini messi insieme. 

 

Budapest scommette sulla svolta politica

Un’altra sorpresa arriva da Budapest. Il Bux, indice dominato da pochi grandi nomi come la banca Otp, il gruppo petrolifero Mol e la farmaceutica Richter, si è portato sopra quota 144 mila punti a luglio, con un rialzo nell’ordine del 30% dall’inizio dell’anno e di oltre il 40% rispetto a dodici mesi prima. In questo caso la Borsa non ha comprato soltanto utili societari, ma una vera ipotesi politica. La vittoria elettorale di Péter Magyar su Viktor Orbán (il 12 aprile scorso) ha alimentato le aspettative di un riavvicinamento all’Unione europea, dello sblocco dei fondi comunitari congelati e, in prospettiva, di un percorso verso l’euro. Prima ancora del voto, gli investitori avevano cominciato a posizionarsi su uno scenario “post-Orbán”; dopo le elezioni, l’attenzione si è spostata sulla capacità del nuovo governo di ridurre il deficit senza rinnegare le promesse fatte agli elettori. Il Bux mostra così quanto possa pesare la politica sui mercati piccoli. Quando un listino è concentrato in poche aziende, il miglioramento del rischio-Paese può far salire rapidamente quasi tutte le società principali, perché il mercato viene ritenuto più affidabile e solido. Ma vale anche il contrario: eventuali ritardi sui fondi europei, tensioni sul bilancio o una nuova debolezza del fiorino potrebbero rendere il mercato molto più volatile.

 

Grecia e Spagna, il boom continua ma rallenta

La Grecia rimane una delle storie più interessanti d’Europa. Dopo il balzo del 44,3% registrato dall’indice generale di Atene nel 2025, facendone il migliore d’Europa l’anno scorso, la Borsa ha aggiunto nel 2026 un altro 18% circa (dato al 23 luglio 2026), salendo dai 2.120 punti di inizio gennaio a oltre 2.500. Il motore principale resta il settore bancario, tornato redditizio dopo anni di ricapitalizzazioni e pulizia dei crediti deteriorati. A rafforzare la credibilità del mercato è arrivata anche la decisione di Msci (società che crea indici di mercato) di riportare la Grecia tra i Paesi sviluppati dal maggio 2027: un riconoscimento simbolico della normalizzazione avvenuta dopo la crisi del debito. Il ritmo è meno esplosivo rispetto al 2025, ma la storia non sembra esaurita. La crescita economica resta superiore a quella di molti partner europei, mentre turismo, infrastrutture ed energia attirano investimenti. Sullo sfondo rimangono però il debito pubblico elevato e le tensioni geopolitiche nel Mediterraneo orientale, che hanno spinto Atene a varare un vasto programma di rafforzamento militare. Anche Madrid continua a correre, sebbene dopo un anno quasi irripetibile (delle performance di Grecia e Spagna l’anno scorso ne abbiamo raccontato anche qui). Nel 2025 l’Ibex 35 aveva guadagnato circa il 49%, sostenuto soprattutto da banche e difesa; da gennaio a luglio 2026 il progresso si è collocato intorno al 13-14%. Santander, Bbva e CaixaBank continuano a beneficiare di utili robusti, mentre la multinazionale iberica della difesa Indra è diventata uno dei simboli dell’aumento della spesa militare europea. La Spagna gode inoltre di una crescita economica più vivace della media dell’Eurozona, ma resta esposta alle tensioni commerciali internazionali: le nuove minacce tariffarie statunitensi hanno già provocato brusche correzioni dell’indice.

 

Oltre i chip, la rivincita delle Borse periferiche

Tra i grandi vincitori mondiali restano naturalmente Corea del Sud e Taiwan. Il Kospi e il Taiex sono stati trainati da nomi come Samsung Electronics, SK Hynix e Tsmc, protagoniste della corsa globale ai semiconduttori e all’intelligenza artificiale. Da inizio anno il mercato coreano mostra guadagni vicino al 69% anche se alcune correzioni hanno ricordato quanto il settore tecnologico possa essere volatile (di come la borsa coreana sia la migliore del 2026 ne abbiamo parlato qui). La vera novità del 2026, però, è che non esiste un’unica strada per battere gli indici più famosi. Taiwan e Corea sono salite grazie ai chip; la Nigeria grazie a inflazione, riforme e materie prime; Budapest sulla speranza di una svolta europea; Atene e Madrid sulla rinascita delle banche e su economie più dinamiche del previsto. Sono mercati molto diversi, accomunati da una lezione semplice: spesso le performance migliori nascono lontano dai riflettori.

 

 

Credits: Foto Pexels



Tags:
2026Grecianigeriaungheria

Scopri le soluzioni di investimento che potrebbero interessarti

Iscriviti alla Newsletter

Non perderti gli articoli più interessanti della settimana. Ricevili tutti direttamente via mail!

Altri approfondimenti che potrebbero interessarti

Tutte le notizie di attualità
che non devi perderti e…