Alessandro Cicognani 26/09/2025
Nove banche europee lanciano una stablecoin. Come funzionerà la cripto ancorata all’euro?
Nasce la prima stablecoin privata europea. La notizia è rimbalzata dappertutto ed è stata annunciata nel medesimo giorno (ieri 25 settembre) in cui il governatore della banca di Francia, François Villeroy de Galhau, ha avverto l’Europa di stare attenta a rimanere troppo indietro rispetto agli Stati Uniti nello sviluppo degli asset digitali, perché il rischio potrebbe essere quello di veder erodere la propria sovranità popolare. Ma cos’è una stablecoin e come funziona?
Il mondo delle criptovalute è ritenuto ancora oggi da molti un terreno particolarmente scivoloso, fatto di asset non sempre così ben stimabili nel loro andamento, dove la volatilità è spesso elevata e così anche il rischio di frode. Per questo il mondo bancario si è mosso per costruire modelli più solidi e sicuri. E lo spunto è arrivato proprio dalle stablecoin.
Cos’è una stablecoin? E come varia il suo andamento?
Per capire come funziona, partiamo dalla sostanziale differenza tra una cripto come Bitcoin e appunto una stablecoin. Il valore del primo asset non è ancorato a nulla e il suo prezzo fluttua sul mercato sulla base della domanda e dell’offerta (ne abbiamo parlato recentemente qui). La seconda, invece, è stata costruita per essere “stabile”, come dice tra l’altro il nome. Questo è possibile perché il valore della valuta digitale è in questo caso ancorato (cioè collegato) a una valuta tradizionale. Detta con un esempio: se l’euro si apprezza nei confronti del dollaro, allora una stablecoin ancorata all’euro si apprezzerà a sua volta nei confronti del biglietto verde. E viceversa.
Nel 99% dei casi queste monete digitali sono collegate al dollaro, se non fosse altro perché gli Stati Uniti dominano a livello globale su questo mercato (che ha raggiunto un valore di 300 miliardi negli Usa), e soprattutto perché la valuta a stelle e strisce è notoriamente considerata una riserva di valore. Ma in questo periodo di incertezze per la più grande potenza del mondo, il dollaro non è più un porto così sicuro. Tanto è vero che da inizio anno il Dollar index, l’indice che traccia l’andamento della divisa statunitense, è sceso quasi del 10%. Proprio da qui sono scaturiti gli allarmi di Villeroy ed ecco come mai la notizia di questa nuova stablecoin europea ha suscitato non poco interesse.
Unicredit e Banca Sella nel pool che ha fondato la cripto
Come detto, la criptovaluta in questione avrà come riferimento l’euro ed è stata fondata ad Amsterdam da un consorzio di nove banche del Vecchio Continente. Si tratta di Unicredit e Banca Sella per l’Italia (Nazione più rappresentata ad oggi), a cui sono affiancate l’olandese Ing, la belga Kbc, la danese Danske, la tedesca Deka, Seb per la Svezia, Raiffeisen per l’Austria e la spagnola Caixa. Presto se ne dovrebbe aggiungere anche una decima. Il progetto diventerà operativo nel 2026 ed è un passo deciso di apertura anche verso future innovazioni in ambito di monete digitali. Giusto due giorni fa Piero Cipollone, componente del Comitato esecutivo della Bce con delega sui sistemi di pagamento, ha dichiarato che entro la metà del 2029 dovrebbe diventare pienamente operativo l’euro digitale.
Come funziona la stablecoin e per cosa si può utilizzare?
Tornando però a parlare della stablecoin: come funzionerà? La cripto in euro sarà gestita da una società con sede nei Paesi Bassi e sarà supervisionata dalla Banca centrale olandese. A giorni la nomina dell’amministratore delegato che guiderà questa realtà. La proposta, così come presentata dal pool di istituti, prevede che la stablecoin sia soggetta al Regolamento sui mercati delle cripto-attività Ue (la MiCar). L’obiettivo, lato bancario, è quello di riuscite ad attrarre investitori che di solito sono avversi alle criptovalute. Per chi ne farà utilizzo, invece, il beneficio sarà quello di poter accedere a uno strumento di pagamento digitale che opera sulla tecnologia blockchain, offrendo transazioni quasi istantanee anche internazionali, programmabili e a basso costo, sette giorni su sette. Inoltre, sarà prevista la conversione da cripto a euro.
Detto in altre parole, per i meno addetti ai lavori, per capire come funziona una stablecoin può essere utile pensare a un gettone. Ogni volta che compri una stablecoin in euro, stai semplicemente ricevendo un “gettone digitale” che vale esattamente un euro. La differenza è che questo gettone non si tiene in tasca ma in un portafoglio digitale, e può essere spostato in qualunque momento, in qualunque parte del mondo, in modo rapido e sicuro grazie alla tecnologia blockchain. La sua stabilità è garantita dal fatto che per ogni stablecoin emessa ci deve essere un euro reale (o un’attività finanziaria sicura equivalente) depositato a riserva: così chi la possiede sa che potrà sempre riconvertirla in denaro vero. Questo elimina il problema della volatilità tipico delle altre criptovalute e rende lo strumento adatto a usi quotidiani: inviare soldi a un familiare, fare acquisti online, o semplicemente custodire valore in forma digitale
Bce scettica, ma entro il 2030 varranno almeno 2 mila miliardi
Fiona Melrose, di Unicredit, ha commentato così: “crediamo nell’importanza di un’Europa più forte e con questo consorzio apriamo la strada a un nuovo standard nel settore delle risorse digitali che sosterrà la crescita e la sovranità finanziaria dell’Europa. Ciò riflette la nostra convinzione che l’Europa può prosperare quando le sue istituzioni lavorano insieme”. La Banca centrale europea non ha nascosto il suo scetticismo, con la presidente Christine Lagarde che già a luglio aveva dichiarato pubblicamente come una cripto ancorata all’euro potesse rivelarsi, a suo avviso, “un’arma a doppio taglio”, mettendo a rischio la politica monetaria e la stabilità finanziaria della moneta unica.
Tuttavia, il mondo sta guardando anche in quella direzione e attenzione a rimanere indietro. Stando all’ultimo rapporto della banca d’investimento Citi, entro i prossimi cinque anni il volume di emissione delle stablecoin raggiungerà tra 1.900 e 4 mila miliardi di dollari a livello globale.
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