Bucks 27/08/2026
Nvidia, il termometro del boom dell’AI: la domanda di chip corre più della capacità produttiva
La trimestrale di Nvidia non racconta soltanto la forza di una delle aziende più importanti del settore dei semiconduttori. Racconta soprattutto quanto sia ancora forte la domanda globale di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e quanto il futuro del comparto dipenda dalla capacità delle grandi aziende tecnologiche di continuare a investire. I conti hanno infatti superato le attese, ma il dato più interessante è arrivato dalle prospettive: secondo Nvidia, oggi il problema non è trovare clienti disposti a comprare i suoi chip, ma riuscire a produrne abbastanza. Una situazione che spiega perché il titolo sia considerato una sorta di termometro dell’intero boom dell’AI.
Nvidia batte le attese e il mercato guarda oltre i numeri
Nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2027 Nvidia ha registrato 96,22 miliardi di dollari di ricavi, più che raddoppiati rispetto ai 46,7 miliardi di un anno fa e superiori ai 92,17 miliardi previsti dagli analisti (dai conti e delle evidenze emerse dei conti del primo trimestre, utili per un confronto, abbiamo parlato qui). Per capire cosa ci dicono questi numeri sul mercato dell’AI bisogna guardare soprattutto al Data Center, la divisione che raccoglie i chip e i sistemi destinati ai grandi centri di elaborazione dati utilizzati per sviluppare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale. I ricavi del comparto sono arrivati a 89 miliardi di dollari, con una crescita del 117% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma il dato più significativo è quello sulle prospettive. Nvidia prevede 108 miliardi di dollari di ricavi nel prossimo trimestre, mentre la direttrice finanziaria Colette Kress ha indicato per l’anno fiscale 2028 una crescita delle vendite del 70%, contro circa il 45% atteso dagli analisti. Secondo Kress, la domanda dei clienti potrebbe essere ancora più forte: i loro piani indicano una possibile crescita vicina al raddoppio, ma Nvidia non riuscirebbe a soddisfarla completamente a causa dei limiti della produzione. Il messaggio è quindi molto chiaro: per ora, nel mercato dell’AI, il problema sembra essere più la capacità di offrire i chip che la mancanza di domanda.
La vera partita si gioca nei data center
Per comprendere la portata del fenomeno bisogna ricordare che Nvidia non vende semplicemente processori. I suoi chip sono diventati una componente fondamentale dei data center, enormi strutture piene di computer che forniscono la potenza di calcolo necessaria per addestrare e utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale. A comprare queste infrastrutture sono soprattutto gli hyperscaler, cioè le grandi società tecnologiche che gestiscono servizi cloud su scala globale e possono investire decine o centinaia di miliardi di dollari in nuovi data center. Tra queste ci sono Amazon, Microsoft e Google. Il loro obiettivo è aumentare rapidamente la capacità di calcolo disponibile per rispondere alla crescita dei servizi di AI. Ed è qui che la trimestrale di Nvidia diventa interessante per l’intero settore. I clienti appartenenti ai comparti AI Cloud, industriale ed enterprise hanno generato 40,3 miliardi di dollari di fatturato nel trimestre, in aumento del 138% su base annua. Nvidia sta quindi cercando di dimostrare che la crescita non dipende soltanto dai grandi hyperscaler, ma si sta allargando anche a società industriali, aziende tradizionali e nuovi laboratori di AI.
Nvidia porta sulle spalle il peso dell’intero boom dell’AI
La forza dei numeri di Nvidia ha però anche un’altra conseguenza: le sue trimestrali sono ormai diventate un test per l’intero mercato dell’intelligenza artificiale. La società è infatti talmente centrale nella costruzione delle infrastrutture necessarie all’AI che gli investitori utilizzano i suoi risultati per capire se le grandi promesse sulla nuova tecnologia stanno effettivamente trasformandosi in investimenti e ricavi. Il punto è importante perché negli ultimi anni le quotazioni di molte società legate all’AI sono aumentate sulla base delle aspettative di una crescita futura molto elevata. Per questo motivo il mercato non si limita a chiedersi se la società abbia guadagnato molto nel trimestre appena concluso, ma soprattutto se la crescita possa continuare a questi ritmi nei prossimi anni. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha cercato di rassicurare gli investitori sostenendo che “l’intelligenza artificiale ha raggiunto il suo punto di svolta”. Secondo il manager, l’AI sta svolgendo un lavoro utile e la potenza di calcolo è ormai diventata una fonte di ricavi. In sostanza l’intelligenza artificiale non sarebbe più soltanto una tecnologia sulla quale le aziende stanno spendendo in previsione di un possibile ritorno futuro, ma starebbe già iniziando a generare attività economica e ricavi.
La domanda c’è, ma aumentano anche i costi
La trimestrale mostra però anche il rovescio della medaglia. Nvidia prevede infatti una pressione sui margini, cioè sulla quota dei ricavi che rimane all’azienda dopo aver sostenuto i costi direttamente legati alla produzione. Il margine lordo, pari al 75% nel secondo trimestre, è previsto al 74% nel terzo e potrebbe scendere tra il 71% e il 72% nel quarto trimestre. A pesare sono soprattutto i costi dei chip di memoria, in un momento in cui la domanda globale di componenti necessari per costruire i sistemi di AI continua a crescere. È un segnale interessante: anche in un settore caratterizzato da una domanda eccezionalmente forte, aumentare rapidamente la produzione può diventare costoso e complicato. Nvidia dovrà inoltre affrontare una concorrenza crescente. Aziende come AMD e Google stanno sviluppando soluzioni alternative e alcuni hyperscaler stanno progettando direttamente i propri chip. È una minaccia ancora lontana dal mettere in discussione la posizione dominante di Nvidia, ma potrebbe diventare più importante nel tempo se le grandi aziende tecnologiche riuscissero a ridurre la propria dipendenza dai suoi processori.
La reazione di Wall Street
Per ora, però, gli investitori hanno scelto di guardare soprattutto alla crescita futura. Nvidia è salita del 6,8% nel premercato, cioè nelle contrattazioni elettroniche che si svolgono prima dell’apertura ufficiale di Wall Street. La reazione del titolo mostra che la trimestrale ha contribuito a ridurre alcuni dei timori che negli ultimi mesi avevano accompagnato il boom dell’AI, soprattutto quelli legati alla capacità delle grandi società tecnologiche di continuare a spendere enormi somme nei data center e alla possibilità che gli investimenti non producano rendimenti sufficienti. La previsione di una crescita del 70% nell’anno fiscale 2028 ha dato agli investitori un elemento concreto per continuare a scommettere sulla crescita del settore. Anche gli analisti hanno reagito con ottimismo. Siddy Jobe, senior portfolio manager di Econopolis Wealth Management, ha sostenuto che i risultati di Nvidia indicano che la valutazione attuale del titolo è interessante e che esiste ancora un ampio potenziale di rialzo. Paul Meeks, responsabile della ricerca tecnologica di Freedom Capital Markets, ha invece detto di essere ancora molto ottimista su Nvidia e sull’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale, aggiungendo di non aspettarsi un vero rallentamento almeno fino al 2028.
Immagine: Pexels






