Alessandro Cicognani 08/10/2025
Oro a 4 mila dollari: come mai? Lo zampino delle banche centrali dietro al record del lingotto
Cosa sta succedendo all’oro? Ha superato la cifra record di 4 mila dollari l’oncia, il 50% in più del prezzo pagato a inizio anno. Goldman Sachs lo dà a quota 4.900 entro la fine del 2026 e a quel punto per sfondare anche il tetto di 5 mila dollari sarà solo questione di un passo. La chiusura del governo statunitense e l’ennesima crisi politica in cui è piombata la Francia hanno sicuramente aggravato il contesto macroeconomico globale, spingendo ancora di più la domanda di beni rifugio. Ma è evidente che c’è qualcosa che va oltre queste dinamiche. Se gli acquisti che stanno spingendo gli inarrestabili rialzi dell’oro fossero dettati solo dalla paura, dunque dalla sua naturale qualifica come bene rifugio, allora Wall Street starebbe colando a picco e così anche i listini europei. Invece, è tutto il contrario.
Forse un po’ a sorpresa le borse stanno continuando a guadagnare incessantemente. Il Nasdaq e l’S&P macinano nuovi massimi praticamente tutti i giorni. In barba allo shutdown che ha chiuso i cancelli dell’amministrazione a stelle e strisce e senza quasi accorgersi di quanto in declino sia il mercato del lavoro Usa. Se il caos politico francese fosse davvero tanto sentito dagli investitori, allora il listino parigino martedì 7 ottobre non sarebbe risalito. La situazione che stiamo vivendo l’ha descritta bene il Sole 24 Ore di oggi in una frase: è “come se gli investitori si vestissero contemporaneamente per il caldo e per il freddo. Per il mare e per la montagna”. Ciò vuol dire che non è il panico ad aver racceso la febbre dell’oro.
Dollari stop. Le banche centrali puntano sull’oro
Dietro questo rally c’è lo zampino delle banche centrali di tutto il mondo. Sono i loro acquisti ad aver innescato il rialzo. La banca centrale cinese è un buon esempio, visto che da undici mesi, praticamente un anno solare, sta aumentando le proprie riserve di lingotti (ne abbiamo parlato qui). Goldman Sachs, una delle pie grandi banche d’affari al mondo, è tornata a parlare di metallo giallo, stimando che le banche centrali continueranno a spingere sull’acceleratore dell’oro, comprandone in media tra le 70 e le 80 tonnellate da qui a dicembre 2026. Se confermato, questo porterebbe il prezzo dell’oro a raggiungere i 4.900 dollari entro la fine dell’anno prossimo, ossia 600 dollari in più rispetto alle precedenti previsioni di Goldman Sachs, che lo davano a 4.300.
Da quando sono state congelate le riserve valutarie della Russia dopo l’invasione Ucraina, chiarisce l’analisi della banca, tante banche centrali hanno iniziato a ridurre le riserve valutarie (soprattutto in dollari) per aumentare quelle in oro. Ecco il perché di questi record.
Gli Etf alimentano il rally del lingotto
Gli investitori hanno fatto il resto, saltando sul cavallo del vincitore per paura di perdersi la possibilità di ricevere ottimi rendimenti. Anche i piccoli risparmiatori si sono dati da fare, esponendosi sull’oro specialmente attraverso strumenti pratici come gli Etf (fondi quotati passivi che replicano l’andamento di un sottostante, in questi casi l’oro o le società minerarie quotate). Quelli domiciliati in Europa hanno portato a casa rendimenti anche del più 110% da inizio anno.
Quanto sta accadendo non ha lasciato indifferente un miliardario del calibro di Ray Dalio, fondatore della società di gestione Bridgewater Associates, che è intervenuto al Greenwich Economic Forum con queste parole: “l’oro è sicuramente un bene rifugio più sicuro del dollaro. Se si considera la questione solo da una prospettiva di allocazione strategica degli asset, probabilmente si dovrebbe investire circa il 15% del proprio portafoglio in lingotti”. Una dichiarazione, questa, che manda all’aria anni e anni di strategie finanziarie più o meno classiche dei trader, che solitamente riservano al bene rifugio percentuali a una cifra nei loro portafogli.
Prezzo raddoppiato in tre anni
Anche David Chao, strategist di Invesco asset management, suggerisce oggi di dare un maggior peso all’oro in portafoglio, nonostante il prezzo elevato, come copertura contro il dollaro statunitense e per prepararsi a ulteriori shock.
È una questione di numeri e quelli del lingotto sono davvero alle stelle. Quest’anno il prezzo del metallo giallo è già salito del 51% e nel solo mese di settembre ha guadagnato qualcosa come trecento dollari in più. Numeri che si sommano al rialzo del 27% fatto registrare l’anno scorso e al più 13% dell’anno prima.
Quanto detto fino ad ora non vuol dire che le incertezze che dominano a livello geopolitico non abbiano avuto il loro peso nel cercare rifugio verso quegli investimenti considerati come più “sicuri”. È così e come, ma ci sono anche dinamiche più complesse che hanno agito (e che stanno agendo) su quanto visto sulla materia prima.
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