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Finanza in Page

15/01/2025
L’impennata delle commodity e le conseguenze su investimenti e inflazione

Oro, argento, rame, grano, petrolio: Su quali materie prime puntare nei prossimi mesi?

Dall’oro al petrolio, dall’argento alle commodity agricole, lo scenario delle materie prime da qui ai prossimi mesi

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Con le azioni reduci da un anno di forte crescita e il reddito fisso che potrebbe risentire di un eventuale rallentamento nei tagli da parte delle Banche centrali, sta crescendo l’interesse degli investitori verso le commodity (ne abbiamo già parlato qui). Pur essendo complesso fare analisi generali a fronte delle tante situazioni che caratterizzano le materie prime, da quelle legate alle dinamiche inflazionistiche (in primis l’oro) a quelle più influenzate dal clima (come i prodotti agricoli), fino agli energetici che risentono soprattutto delle dinamiche geopolitiche, stando al CRB INDEX ( CRB sta per Commodity Research Bureau), da inizio 2025, le materie prime sono in positivo e stando “prendendo il volo”.

Il CRB Index rappresenta il principale indice delle materie prime ed è su nuovi massimi, guadagnando da inizio anno più del 4%.  E’ composto da 19 Commodities (39% energetiche, 41% agricole, 7% metalli preziosi, 13% industriali).

 

Superciclo cinese verso la fine. Ce ne sarà un altro?

 

“Il superciclo delle materie prime cinesi è finito. Ce ne sarà un altro?”, è il titolo di un’analisi appena pubblicata dal Financial Times, che sottolinea come la domanda di Pechino per acciaio e minerali di ferro abbia raggiunto il picco e probabilmente già avviato un trend discendente e non resta che sperare in un’accelerazione della transizione green per assistere a una crescita della domanda. “Siamo davvero alla fine di un’era se gli stimoli attuati fin qui dal governo cinese non hanno prodotto scosse”, riflette James Campbell, analista di Cru, una società di analisti sulle materie prime. Sebbene la domanda stia crescendo in India, il secondo produttore di acciaio al mondo, la sua produzione nazionale annuale è ancora solo un ottavo di quella cinese. In definitiva, gli analisti intervistati dal quotidiano della City mostrano una grande prudenza sulle prospettive di prezzo delle commodity legate al settore industriale.

 

Il nodo inflazione potrebbe spingere i prezzi dell’oro

 

L’oro ha vissuto una stagione molto positiva fino all’estate, rinnovando a più riprese il proprio record storico, sia in presenza di timori di una nuova fiammata inflazionistica, sia a fronte di notizie su nuove tensioni internazionali, per poi ripiegare leggermente negli ultimi mesi. Guardando in prospettiva, Eric Strand, ceo di AuAg Funds e partner di HANetf, vede spazi per una ripresa della corsa. “Se guardiamo alla prima amministrazione Trump, la sua elezione aveva portato a un ribasso del metallo giallo, seguito da un rialzo del 50% durante i quattro anni del suo mandato. Anche in questa seconda amministrazione Trump, ci sono le condizioni, a iniziare dall’attesa accelerazione dell’inflazione, per ulteriori rialzi dell’oro”, aggiunge. La società di gestione in particolare vede per l’anno in corso un prezzo compreso tra i 3.000 e i 3.300 dollari per oncia, a indicare una crescita tra il 20% e il 30% rispetto ai livelli attuali.

 

Il petrolio ha rialzato la testa, ma le prospettive restano incerte

 

Quanto al petrolio, dopo una lunga fase laterale dovuta alle deboli prospettive sulla crescita cinese, le quotazioni hanno ripreso a salire negli ultimi giorni soprattutto in seguito all’annuncio di nuove sanzioni americane all’export russo. Tuttavia, precisa Giovanni Brambilla, vicepresidente e responsabile Investimenti di AComeA Sgr, dopo i rialzi recenti si sono ridotti gli spazi di ulteriori rivalutazioni, a meno di una escalation nelle tensioni internazionali, soprattutto in Medio Oriente. “Vediamo, invece, buone prospettive per l’alluminio e il ferro. Una stabilizzazione del settore immobiliare cinese potrebbe infatti beneficiare queste commodity”, aggiunge.

Anche per JpMorgan Research, i livelli attuali (intorno agli 80 dollari al barile per il Brent) sono vicini al picco del potenziale, almeno per il breve termine. Se effettivamente vi sarà una tregua a Gaza, la prospettiva è di un calo a 60 dollari, ma di contro – aggiunge Jp Morgan – potrebbero esservi spinte rialziste in caso di accelerazione della crescita globale, considerato che le scorte sono ai minimi dall’inizio del 2017.

 

Rame e argento e grano tra domanda di consumo e variabili esogene

 

Maurizio Mazziero, fondatore di Mazziero Research e autore di diversi volumi sulle commodity, vede prospettive positive soprattutto per il rame, che nel 2024 è cresciuto poco meno del 10%, dopo che la fiammata primaverile è stata in buona parte riassorbita. “Colpa” del calo della domanda cinese, che per l’esperto potrebbe presto tornare robusta, complice il crescente deficit tra domanda e offerta di rame. La stessa ragione spinge Mazziero a puntare sull’argento, molto utilizzato nei data center (che stanno conoscendo un vero e proprio boom al traino dell’intelligenza artificiale) e sul grano, soprattutto se dovessero continuare con grande frequenza i fenomeni atmosferici estremi che comprimono la disponibilità della commodity agricola.

 

Credits: Foto Pixabay

Tags:
argentooroPetroliorame

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