Bucks 23/07/2026
Oro e argento tornano a salire, ma la corsa ai record è davvero ripartita?
Dopo una lunga fase di vendite, oro e argento stanno tentando un recupero, ma gli investitori restano cauti sulle prospettive dei due metalli preziosi. Il rialzo degli ultimi giorni ha riportato interesse su due asset considerati tradizionalmente strumenti di protezione nelle fasi di incertezza, ma secondo diversi analisti la strada verso nuovi record appare ancora difficile. Il rimbalzo, infatti, non sembra essere legato a un vero cambiamento dello scenario economico e geopolitico, quanto piuttosto a un recupero dopo le recenti perdite. Secondo gli strategist sulle materie prime di Ing, Warren Patterson ed Ewa Manthey, i recenti guadagni sono stati determinati soprattutto da acquisti opportunistici dopo la debolezza dei prezzi, più che da una modifica sostanziale del quadro macroeconomico.
Argento e oro recuperano ma restano lontani dai massimi storici
Nelle contrattazioni di mercoledì 22 luglio l’argento spot, cioè il prezzo a cui il metallo viene scambiato oggi, a differenza dei futures che fissano il prezzo per una consegna futura, era scambiato a 59,47 dollari l’oncia, in rialzo di circa il 6,3% rispetto ai 55,9 dollari del fine settimana precedente. L’oro spot si attestava invece a circa 4.119,04 dollari l’oncia, con un aumento del 2,4% nello stesso periodo. Entrambi i metalli, però, restano lontani dai massimi storici raggiunti all’inizio dell’anno dopo una forte corsa iniziata nel 2025. L’oro aveva toccato un record di 5.589,38 dollari l’oncia a fine gennaio, mentre l’argento aveva raggiunto quota 121,67 dollari l’oncia.
Tassi, dollaro e petrolio cambiano lo scenario per i metalli preziosi
A frenare il mercato dei metalli preziosi sono stati soprattutto l’aumento dei tassi di interesse e il rafforzamento del dollaro americano. Oro e argento, infatti, non generano interessi come un’obbligazione o un deposito bancario: quando i rendimenti offerti da altri strumenti finanziari aumentano, detenere metalli preziosi diventa relativamente meno conveniente. Inoltre, poiché oro e argento sono quotati in dollari sui mercati internazionali, quando la valuta americana si rafforza diventano più costosi per gli investitori che acquistano in altre valute. Questo tende a ridurre la domanda e a esercitare una pressione al ribasso sui prezzi.Anche la guerra tra Stati Uniti e Iran e il conseguente aumento dei prezzi del petrolio hanno modificato le aspettative degli investitori. Da un lato le tensioni geopolitiche sostengono la domanda di beni considerati “rifugio”, cioè asset acquistati nei momenti di maggiore incertezza. Dall’altro, il rincaro dell’energia alimenta il timore di una nuova pressione sull’inflazione, complicando il quadro per le banche centrali. Il risultato è che le spinte rialziste e quelle ribassiste si sono bilanciate, ma alla fine hanno prevalso i fattori che penalizzano i metalli preziosi: tassi più alti e un dollaro più forte hanno ridotto l’appeal di oro e argento, nonostante il sostegno offerto dalle tensioni geopolitiche.
Secondo gli analisti di Ing, l’oro resterà particolarmente sensibile all’andamento dei mercati energetici e alle aspettative sulla politica monetaria americana, cioè sulle decisioni della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse. Per l’argento, invece, il quadro potrebbe essere leggermente più favorevole. Il metallo viene infatti utilizzato non solo come bene rifugio, ma anche come materia prima industriale, soprattutto nei settori legati alla tecnologia, all’elettronica e alle energie rinnovabili. “L’argento potrebbe continuare a sovraperformare se la forza dei metalli industriali proseguirà insieme alla domanda di beni rifugio”, hanno sottolineato gli strategist di Ing. Secondo gli analisti, la performance dell’argento riflette infatti sia il suo ruolo finanziario sia il miglioramento del sentiment nel comparto dei metalli industriali, in particolare per il rame.
Oro sotto pressione, Bank of America vede nuovi rischi
Le prospettive sull’oro sono invece più caute. Gli analisti di Bank of America ritengono che il prezzo del metallo possa subire ulteriori pressioni dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni nei tre mesi terminati a giugno (della discesa dell’oro abbiamo parlato anche qui). Secondo BofA, alcuni segnali tecnici indicano il rischio di una correzione più lunga e profonda. Tra questi c’è il cosiddetto “death cross”, un segnale tecnico che molti analisti interpretano come un possibile campanello d’allarme per l’inizio di una fase di debolezza prolungata. Si verifica quando l’andamento medio dei prezzi degli ultimi 50 giorni scende sotto quello degli ultimi 200 giorni, suggerendo che la tendenza di breve periodo si sta deteriorando rispetto a quella di lungo periodo. In pratica mostra che i prezzi più recenti stanno diventando più deboli rispetto all’andamento degli ultimi mesi. A questo si aggiungono un’elevata esposizione rialzista degli investitori, cioè il fatto che molti operatori continuano a scommettere su un ulteriore aumento del prezzo dell’oro, e alcune analogie con precedenti fasi in cui il mercato aveva raggiunto un picco prima di invertire la tendenza.
Argento ancora sotto osservazione: Ubs frena sull’acquisto
Anche sull’argento prevale la prudenza. Gli analisti di UBS, una delle principali banche d’investimento svizzere, ritengono infatti che sia opportuno attendere prezzi più bassi prima di aumentare l’esposizione sul metallo: hanno abbassato il livello ritenuto interessante per l’acquisto da circa 55 dollari l’oncia a una fascia compresa tra 48 e 50 dollari. “Riteniamo che i venti contrari nel breve termine per l’argento siano destinati a persistere, con le tensioni crescenti in Medio Oriente, costi opportunità più elevati e un dollaro statunitense forte che continuano a pesare sul sentiment degli investitori”, ha commentato Dominic Schnider, strategist di Ubs. Il riferimento ai “costi opportunità” riguarda il rendimento a cui un investitore rinuncia scegliendo un determinato asset invece di un altro. Nel caso dell’argento, tassi di interesse elevati rendono meno attraente detenere un bene che non produce un rendimento periodico. Secondo Ubs, la domanda da parte degli investitori non è ancora abbastanza forte da creare un vero livello minimo stabile per i prezzi dell’argento.
Le società minerarie restano fiduciose sul ciclo dei metalli
Non tutti, però, condividono una visione negativa sulle prospettive di lungo periodo. Diane Garrett, presidente esecutiva e amministratrice delegata della società americana Hycroft Mining, ha definito il recente calo dei prezzi una “normale correzione”, sostenendo che “questo non è un mercato rialzista interrotto”. Secondo Garrett, i fondamentali del settore delle materie prime restano solidi, soprattutto per l’oro, che negli ultimi anni ha beneficiato anche degli acquisti delle banche centrali. “Molti Paesi preferiscono aumentare le riserve in oro piuttosto che detenere attività finanziarie legate al debito di altri Stati e stiamo assistendo a 17 mesi consecutivi di acquisti da parte delle banche centrali”, ha dichiarato.
Il riferimento è alla strategia adottata da molte banche centrali negli ultimi anni: aumentare le riserve auree per diversificare rispetto ad attività finanziarie come i titoli di Stato esteri e ridurre la dipendenza dal dollaro. A differenza di un’obbligazione, infatti, l’oro non rappresenta il debito di nessun Paese e per questo viene considerato una riserva di valore più “neutrale”.
Anche sull’argento Garrett mantiene una visione positiva, sottolineando che il metallo ha una caratteristica particolare: è contemporaneamente un bene finanziario e una materia prima industriale. L’argento viene infatti utilizzato in numerosi settori tecnologici, dai pannelli solari all’elettronica, fino alle infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei supercomputer. “L’argento non è solo un metallo monetario, ma anche industriale, e sta alimentando la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e dei supercomputer. Per tutto questo serve argento e non esiste un vero sostituto”, ha spiegato.
Credits: immagine da Magnific






