Luigi Dell'Olio 20/12/2024
Pensioni, cosa cambia nel 2025
Il tema pensionistico resta al centro dell’agenda politica, con il Governo e il Parlamento alla continua ricerca di soluzioni in grado di ammorbidire i criteri della Legge Fornero. Nell’ambito della manovra di Bilancio 2025 (la cui approvazione è attesa entro fine anno) è stato previsto un emendamento in virtù del quale sarà possibile cumulare la previdenza obbligatoria e quella complementare per anticipare la pensione. Al di là della platea interessata (secondo le prime stime, il numero sarà limitato) rileva il fatto che per la prima volta nel nostro Paese viene consentito il cumulo.
Cosa cambia dal 2025
Dunque, cambiano le regole per accedere alla pensione anticipata a 64 anni con 20 di contributi, possibilità attualmente prevista per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995 (anno in cui è entrato in vigore il sistema contributivo), a patto che maturi un importo di pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, cioè più di 1.600 euro al mese. Per superare questa soglia, l’emendamento prevede la possibilità di utilizzare l’eventuale rendita maturata presso un fondo di previdenza integrativa. A patto di aver maturato 25 anni di contributi (soglia che salirà a 30 anni nel 2030) per accedere alla pensione al raggiungimento dei 64 anni. “Con il provvedimento si interviene in tema pensionistico affrontando concretamente il problema delle pensioni povere, destinate ad aumentare a fronte di un sistema contributivo che sarà più prevalente”, sottolinea una nota diffusa dalla Lega, promotrice dell’emendamento.
Le altre novità
Dal 2030 la soglia minima salirà a 3,2 volte la pensione sociale. Dunque, ai valori attuali serviranno 1.710 euro di pensione per uscire a 64 anni. Un livello minimo che riguarderà tutti, non solo chi cumula.
Va segnalato anche un altro aspetto. Considerato che gli interventi in materia di pensioni impattano sui conti pubblici, la Ragioneria dello Stato ha ottenuto l’inserimento di una clausola in virtù della quale se le uscite con il cumulo risultassero troppe, l’organizzazione si riserverebbe di alzare ulteriormente il valore soglia o di posticipare l’uscita, oppure di tagliare l’assegno.
Il regime attuale
Al di là delle finestre temporanee, la normativa italiana in tema di quiescenza prevede che prossimo anno potrà uscire dal mondo del lavoro prima dei 60 anni solo chi ha iniziato a lavorare intorno ai 16/17 anni di età. In tutti gli altri casi non sarà possibile. Lo stesso vale per i pensionamenti dopo i 67 anni: sono riservati solo a chi non ha versato almeno 20 anni di contributi o per che, ricadendo nel sistema contributivo puro, ha una pensione che non raggiunge i 534,41 euro al mese.
Per chi accederà con i criteri ordinari, le possibilità restano due: la pensione di vecchiaia, che scatta 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi; la pensione anticipata, che richiede 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. Restano poi in vigore Quota 103, che consente di andare in pensione con 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi; l’Ape Sociale, che anticipa – solo per alcune categorie – la quiescenza a 63 anni con 30 di contributi; infine l’Opzione Donna, che scatta a 58 anni, con almeno 35 anni di contributi.
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