Alessandro Cicognani 13/04/2026
Perché la Spagna resiste meglio alla crisi energetica in Europa?
Il petrolio che torna a salire, il gas che si muove a scatti, i negoziati che non portano risultati. La guerra in Iran continua a scuotere i mercati energetici globali e, come sempre, l’Europa è tra le prime a sentirne gli effetti, ma non tutti i Paesi allo stesso modo. La Spagna si sta infatti sempre più dimostrando non solo un’economia tornata straordinariamente in salute, ma pure lungimirante. L’aver investito in maniera massiccia (e da anni) sulle rinnovabili, sta “regalando” a Madrid una maggiore resilienza agli scossoni della crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente. Quando l’energia costa di più, infatti, salgono i costi per le aziende, si riducono i margini e gli investitori iniziano a ricalibrare le aspettative sulla crescita. È per questo che, nelle ultime settimane, i mercati hanno reagito con volatilità: non stanno solo guardando la guerra, ma le sue conseguenze economiche. Eppure, in questo scenario, non tutti i Paesi europei come detto sono esposti allo stesso modo.
Due modelli a confronto: Spagna e Italia
I dati mostrano un divario sempre più evidente. Da una parte c’è la Spagna, che negli ultimi anni ha investito massicciamente nelle energie rinnovabili, aggiungendo circa 40 gigawatt di capacità. Dall’altra c’è l’Italia, ancora fortemente legata al gas per produrre elettricità. La differenza emerge chiaramente nei momenti di stress. Nei primi giorni del conflitto Iran-Usa-Israele, il costo dell’energia prodotta da gas in Europa è salito di oltre il 50%. Ma questo aumento non si è trasmesso ovunque allo stesso modo. In Italia, il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore. In Spagna, solo nel 15%. È un dettaglio tecnico, ma fondamentale: nel mercato elettrico europeo, il prezzo viene stabilito dalla fonte più costosa necessaria a soddisfare la domanda. Se quella fonte è il gas, tutto il sistema si adegua. Se invece entrano in gioco rinnovabili a basso costo, l’impatto si riduce.
Perché le rinnovabili fanno la differenza
Il caso spagnolo è emblematico. Secondo gli ultimi dati di Ember (il think tank energetico globale indipendente con sede nel Regno Unito) oggi eolico e solare producono circa il 42% dell’elettricità del Paese, contro il 25% dell’Italia. Non solo. La Spagna è riuscita a recuperare terreno anche dove era indietro. Nel 2012 produceva meno energia solare dell’Italia; oggi è avanti, con circa il 21,8% contro il 17% italiano. Anche sull’eolico il divario è netto: oltre il 20% della produzione in Spagna contro poco più dell’8% in Italia, stando sempre a Ember. Questo significa che, quando il prezzo del gas sale, una parte molto più ampia dell’energia spagnola resta “protetta”, perché prodotta da fonti che non dipendono dalle tensioni geopolitiche. È un po’ come avere un portafoglio diversificato: chi è esposto a un solo asset soffre di più quando quel mercato va male. Chi ha più fonti, invece, ammortizza il colpo.
Perché gli investitori guardano a Madrid
Questo vantaggio energetico si riflette anche nelle prospettive economiche. Secondo diverse analisi, tra cui quelle di Ocse e Bank of America, la Spagna è uno dei Paesi europei destinati a subire meno contraccolpi in termini di crescita da questa crisi energetica. Al contrario, l’Italia resta l’economia più vulnerabile dell’intera Eurozona (ne abbiamo parlato qui). Il motivo è semplice: energia più stabile significa costi più prevedibili per le imprese, inflazione più controllata e, di conseguenza, maggiore fiducia degli investitori. I mercati finanziari funzionano proprio così: anticipano gli scenari. Se un Paese è meno esposto agli shock energetici, è percepito come più solido. E questo può tradursi in migliori performance dei titoli, minore pressione sui conti pubblici e condizioni finanziarie più favorevoli.
Una lezione per il futuro energetico
La crisi attuale sta mettendo a nudo una verità che spesso resta sullo sfondo: la transizione energetica non è solo una questione ambientale, ma anche economica e strategica. Investire in rinnovabili ha un costo iniziale, spesso elevato. Ma nei momenti di crisi, quel costo si trasforma in una forma di assicurazione. La Spagna oggi ne sta raccogliendo i frutti, mentre altri Paesi, più dipendenti dal gas, pagano un prezzo più alto. In un contesto globale in cui le tensioni geopolitiche sembrano destinate a durare, la differenza tra chi ha investito e chi no diventa sempre più evidente. E non riguarda solo le bollette, ma la capacità di un intero sistema economico di resistere agli shock. La guerra, ancora una volta, non ridisegna solo le mappe geopolitiche. Ridisegna anche quelle economiche. E in questa nuova geografia dell’energia, la Spagna parte con un vantaggio che oggi vale più che mai.
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