Bucks 28/08/2025
Perché tanti investitori pensano che l’azionario stia formando una bolla?
Un palloncino che si gonfia sempre di più, prima o poi, scoppia. Il mercato azionario funziona un po’ allo stesso modo. Una bolla azionaria si crea quando i prezzi delle azioni salgono molto più rapidamente dei fondamentali economici, come gli utili delle aziende o la crescita del Pil. Questo può dare l’impressione di “ricchezze facili”, ma il rischio è che i prezzi possano crollare rapidamente quando gli investitori si accorgono che i valori sono gonfiati.
Perché molti pensano che ci sia una bolla?
Negli ultimi mesi, un numero crescente di analisti ha iniziato a parlare di una bolla azionaria imminente. Curiosamente, alcuni esperti “contrarian”, cioè che pensano in modo opposto alla massa, sostengono che più persone parlano di una bolla, meno probabile è che scoppierà subito. Cosa è cambiato realmente? Non il mercato stesso, ma il numero di persone che dichiarano pubblicamente: “il mercato è in bolla”. Le azioni non sono diventate più sopravvalutate rispetto a inizio anno, anche se la percezione generale è che siano salite a livelli vertiginosi. Infatti, i guadagni aziendali quest’anno sono cresciuti più velocemente del mercato stesso: l’indice S&P 500 è salito del 9,9% da inizio anno, mentre gli utili per azione delle aziende dell’indice sono aumentati del 10,4%. In altre parole, i rialzi del mercato sono supportati da utili reali, non solo dalla speculazione. Questo significa che il rapporto prezzo/utili è addirittura leggermente diminuito da gennaio. Se una bolla fosse il mercato che corre sempre più avanti rispetto agli utili, oggi non siamo più in bolla rispetto a inizio anno.
Il Buffett Indicator: un termometro della sopravvalutazione
Per capire se il mercato è troppo caro, molti analisti usano il Buffett Indicator, che confronta la capitalizzazione di mercato totale delle azioni con il Pil di un Paese. David Pascucci, analista di mercato di Xtb, spiega: “anche se non vediamo le stesse condizioni della bolla delle dotcom del 2000 o della crisi dei mutui subprime, il Buffett Indicator segnala una condizione simile in termini di capitalizzazione di mercato sul Pil Usa. Il rapporto è al 212,3%, livelli visti solo durante la bolla delle dotcom, indicando un appetito al rischio ridotto e possibili rendimenti futuri negativi includendo i dividendi”. In altre parole, il mercato è molto caro rispetto alla dimensione dell’economia. Tuttavia, Pascucci avverte che questo non significa automaticamente un crollo: servono cedimenti tecnici per dare il via a un ribasso. Senza questi segnali, possiamo solo parlare di rischio teorico.
Con cedimenti tecnici si intendono quei momenti in cui gli indici o i titoli scendono sotto soglie considerate importanti dagli analisti (i cosiddetti “livelli di supporto”). In parole semplici, è come se il mercato camminasse su un pavimento fatto di più piani: finché il pavimento regge, si resta stabili; se cede, si scivola al piano di sotto. Solo in questi casi si può parlare di un vero inizio di discesa.
Senza questi segnali concreti, resta solo un rischio teorico.
La psicologia del mercato: quando l’ottimismo diventa pericoloso
Non basta guardare i numeri. La psicologia degli investitori gioca un ruolo fondamentale nelle bolle. Quando tutti sono ottimisti e credono che il mercato continuerà a salire, le persone tendono a comprare più azioni, ignorando i fondamentali. Questo fenomeno può far salire i prezzi molto rapidamente e creare una percezione di ricchezza illusoria. Ironia della sorte: più i media parlano di una bolla imminente, più gli investitori diventano cauti, riducendo la probabilità che il mercato scoppietti all’improvviso.
Cosa significa per gli investitori oggi?
David Pascucci sottolinea che “gli investitori devono avere la massima prudenza, perché il potenziale di rialzo dei titoli tecnologici, che stanno trainando il mercato globale, potrebbe essere ridotto nel prossimo futuro” (ne abbiamo parlato anche qui). In pratica, questo significa che è il momento di essere cauti: diversificare gli investimenti, non affidarsi solo ai titoli più “trendy” e guardare attentamente gli indicatori di mercato come il P/E e il Buffett Indicator.
Conclusione
Il rischio di una bolla azionaria esiste, ma non è inevitabile. Per navigare in un mercato sopravvalutato è fondamentale combinare numeri e psicologia: capire quanto il mercato sia caro, monitorare indicatori storici e osservare i comportamenti degli investitori. La prudenza, la conoscenza e la diversificazione, a detta degli analisti, restano le chiavi per proteggere i propri investimenti anche in momenti di grande incertezza.
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Immagine: Pixabay






