Alessandro Cicognani 17/08/2026
Piazza Affari scopre gli Etf sulle aziende italiane: quali sono i due nuovi strumenti arrivati sul mercato
Dopo oltre vent’anni di Etf quotati a Milano, Piazza Affari scopre due strumenti costruiti per investire direttamente nelle aziende italiane. Nel giro di pochi giorni hanno debuttato l’iMGP Italian Opportunities, promosso da iM Global Partner e gestito da Decalia, e l’Investlinx Intermonte Valore Italia, nato dall’unione delle forze di Banca Generali e Intermonte. La vera novità non è soltanto geografica. Entrambi sono Etf a gestione attiva: anziché limitarsi a replicare automaticamente un indice, affidano a un gestore la scelta delle società da acquistare e del peso da assegnare a ciascun titolo (cosa sono gli Etf, come funzionano e come leggere il nome di un etf lo abbiamo spiegato qui). È un passaggio importante per il mercato italiano, perché amplia l’accesso a strategie finora disponibili soprattutto attraverso fondi comuni, spesso destinati a investitori professionali o a clienti con patrimoni elevati. Un Etf, in termini semplici, è un fondo acquistabile e vendibile in Borsa come un’azione. Con una sola operazione permette di investire contemporaneamente in molte società, riducendo la dipendenza dall’andamento di un singolo titolo. Proprio questa semplicità, insieme a costi generalmente inferiori rispetto ai fondi tradizionali, ha contribuito alla loro diffusione mondiale.
Dalle blue chip alle società più piccole
Il primo a debuttare è stato l’iMGP Italian Opportunities. La strategia esiste dal 1996 nella forma di fondo comune, ma con la quotazione a Milano dell’Etf diventa molto più accessibile. Il portafoglio comprende tra 50 e 70 società di tutte le dimensioni. I gestori Alfredo Piacentini e Sandro Occhilupo partono dall’analisi dell’economia e dei mercati, per poi studiare bilanci, management e prospettive delle singole aziende. Non sono obbligati a riprodurre il Ftse Mib: possono quindi aumentare o ridurre il peso dei grandi gruppi e cercare opportunità anche tra small e mid cap. UniCredit, Enel e Intesa Sanpaolo figurano tra le principali posizioni, accanto a società meno rappresentate nei grandi indici. “Il nostro obiettivo è sempre stato semplice: individuare aziende sottovalutate prima che il mercato ne riconosca appieno il valore” spiega Piacentini. Per Francesca Campanelli, responsabile della distribuzione italiana di iM Global Partner, la quotazione consente ora a “un risparmiatore privato, un consulente patrimoniale o un family office” di accedere attraverso un unico strumento a una strategia in precedenza concentrata soprattutto nei portafogli di banche private e investitori istituzionali.
Wita porta capitali verso le Pmi
Il secondo Etf ha un obiettivo più specifico: sostenere le società italiane di minori dimensioni, spesso penalizzate da scambi ridotti e da una visibilità inferiore rispetto ai colossi del Ftse Mib. L’Investlinx Intermonte Valore Italia Active seleziona infatti i titoli all’interno dell’indice Intermonte Valore Italia, composto da cento aziende con capitalizzazione inferiore a un miliardo di euro. Per entrare nell’indice non basta essere piccoli. Le società devono possedere un flottante minimo vicino al 30% e pari ad almeno 5 milioni di euro (il flottante è la quota di azioni che l’azienda quota sul mercato), avere almeno un consigliere indipendente, essere seguite da almeno un analista e presentare un rapporto tra debito netto e marginalità operativa inferiore a cinque volte. Il risultato è un paniere molto diverso dal Ftse Mib: industriali, salute, consumi e tecnologia pesano complessivamente molto più delle banche. Banca Generali (che ha emesso lo strumento insieme a Intermonte) punta nel medio termine a superare i 500 milioni di raccolta. Si tratterebbe di flussi potenzialmente rilevanti per società che oggi soffrono soprattutto la scarsità di scambi. “L’iniziativa mira a diventare un meccanismo stabile per aumentare nel tempo gli investimenti e la liquidità sul mercato delle PMI quotate” ha spiegato l’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa. Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, ha invece sottolineato l’obiettivo di aiutare gli imprenditori a considerare la Borsa “come strumento fondamentale per finanziare la propria crescita senza dover rinunciare alla governance”.
Perché si è atteso tanto
La domanda, a questo punto, è inevitabile: perché prodotti simili arrivano solo ora? La risposta sta anche nella struttura di Piazza Affari. Il mercato italiano è più piccolo rispetto a quelli di Francia o Germania, concentrato su banche, utilities ed energia e caratterizzato da una liquidità molto limitata nelle società minori. Le aziende con capitalizzazione inferiore al miliardo rappresentano circa il 78% delle quotate, ma appena il 3% del valore complessivo della Borsa. Per anni gli emittenti hanno quindi privilegiato Etf legati ai grandi indici internazionali, più liquidi e facili da replicare. Ma il ritardo italiano è anche culturale. Le imprese non quotate valgono circa 1.800 miliardi di euro, contro 1.200 miliardi delle società presenti in Borsa, mentre nel 2024 e nel 2025 il saldo tra nuovi ingressi e uscite dal listino è stato negativo. I due nuovi Etf non potranno risolvere da soli la debolezza del mercato dei capitali italiano, ma la speranza degli analisti è che possano costruire un nuovo circolo virtuoso.
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