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24/09/2024
immagine di monete che formano una scala crescente

Pil italiano rivisto al rialzo. Quali le ragioni, cosa comporta e quale impatto futuro?

La ricchezza prodotta tra il 2021 e il 2023 è di quasi 100 miliardi superiore rispetto ai calcoli precedenti. L’impatto sulla manovra di Bilancio sarà comunque limitato.

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La notizia ha avuto una grande eco mediatica per le grandezze in gioco. L’Istat ha rivisto al rialzo il Pil italiano degli scorsi tre anni. Sulla base dei nuovi dati, nel 2021 l’incremento in volume è stato dell’8,9% (con una revisione al rialzo dello 0,6%), nel 2022 l’incremento è stato del 4,7% (+0,7% rispetto alle stime), mentre nel 2023 dello 0,7% (in questo caso -0,2%). Il bilancio è una revisione al rialzo del Pil che arriva a sfiorare i 100 miliardi di euro e porta il dato sopra i livelli del 2008, prima cioè della grande crisi finanziaria.

 

Cos’è il Pil e perché è importante?

 

Semplificando al massimo, il Prodotto interno lordo è la ricchezza (valore dei prodotti e dei servizi, al netto di quelli resi gratuitamente) generata da uno Stato in un determinato lasso di tempo. Dunque, nel calcolo non rileva la nazionalità del produttore, bensì il luogo in cui viene realizzato.

 

Si tratta dell’indicatore economico maggiormente tenuto in considerazione per tastare il polso di un sistema economico. Il rapporto tra il Pil e il deficit (che si ha quando, in un determinato arco di tempo, le uscite superano le entrate) e quello tra il Pil e il debito pubblico (il passivo accumulato negli anni) sono i parametri fondamentali che i Paesi membri dell’Eurozona devono rispettare in base al nuovo Patto di Stabilità.

 

Cos’è il nuovo Patto di Stabilità?

 

Approvato la scorsa primavera, stabilisce che i Paesi con un debito superiore al 90% del Pil che debbano ridurlo di un punto percentuale ogni anno; quelli con un debito compreso tra il 60% e il 90%, invece, dovranno ridurlo dello 0,5%.

 

Gli Stati membri dovranno lasciare inoltre un cuscinetto fiscale pari all’1,5% del Pil al di sotto della soglia obbligatoria del 3%; per costituire questa riserva, l’aggiustamento annuale dovrà essere nell’ordine dello 0,4% del Pil.

 

Cosa cambia?

 

“La revisione dei dati comunicati oggi da Istat è di lieve entità e non cambiano i principi e il quadro del Piano strutturale di bilancio già esaminato dal Cdm lo scorso 17 settembre”. La nota diffusa dal Governo ha sorpreso qualche osservatore per la prudenza che la caratterizza. Un atteggiamento che si spiega con le caratteristiche del nuovo Patto di Stabilità, in virtù del quale la traiettoria dei conti rileva più dei valori in assoluto.

 

Mentre la modifica non è irrilevante per chi deve dare fiducia ai conti pubblici acquistando titoli di Stato. Il rapporto deficit/Pil per il 2023 è sceso di due decimali, al 7,2%, quello del 2022 di mezzo punto, all’8,1%. Quanto al rapporto debito/Pil, a fine 2023 viene ricalcolato al 134,6% nel 2023 dal 137,3%

 

I prossimi passi in vista della manovra di Bilancio

 

Domani (25 settembre) il Governo riceverà i sindacati principali, ai quali sarà illustrato il Piano strutturale di Bilancio. Si tratta di un programma pluriennale, dal quale poi prenderà corpo la manovra di Bilancio che dovrà essere approvata dall’Ue e che fisserà le entrate e le uscite attese nel 2025. Sarà in quell’occasione che l’esecutivo potrà intervenire per onorare le promesse degli ultimi mesi, dalla decontribuzione per i neoassunti all’alleggerimento delle aliquote Irpef per la classe media.

 

Credits

immagine: Arthon meekodong on Canva 

Tags:
aliquote irpefmanovra di bilancioPil

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