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07/09/2026
Quanto oro europeo è rimasto negli Usa? I Paesi Bassi riaprono il dossier dei lingotti

Quanto oro europeo è rimasto negli Usa? I Paesi Bassi riaprono il dossier dei lingotti

Amsterdam trasferisce 86 tonnellate dal Nord America verso Londra per avere riserve più liquide in caso di crisi. Ma a New York restano ancora oltre 2.400 tonnellate.

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L’ultima mossa arriva dai Paesi Bassi. Tra marzo e agosto di quest’anno la banca centrale olandese, la De Nederlandsche Bank, ha riorganizzato circa 86 tonnellate d’oro custodite negli Stati Uniti e in Canada, aumentando la quota depositata a Londra dal 18,1% al 32,1%. Non si è trattato soltanto di trasportare lingotti: quasi 59 tonnellate sono state vendute a New York e ricomprate a Londra, mentre circa 27 tonnellate sono state trasferite fisicamente dal Nord America a Zeist (dove sono depositate le riserve auree dei Paesi Bassi) e una quantità equivalente da Zeist a Londra. La consistenza totale è rimasta invariata a 612,4 tonnellate. Il motivo è semplice: in un mondo più instabile, la Banca centrale dei Paesi Bassi vuole che una quota maggiore delle riserve sia immediatamente utilizzabile. Londra è il cuore del mercato mondiale dell’oro fisico e i lingotti conformi agli standard internazionali possono essere scambiati con grande facilità.

 

Quanto oro europeo è ancora a New York

Una cifra complessiva che possa dare il quadro completo di tutta l’Europa purtroppo non esiste, perché le banche centrali non pubblicano con lo stesso dettaglio dove custodiscono ogni lingotto. Ma per i grandi detentori il quadro è significativo. La Germania possiede circa 3.350 tonnellate e ne mantiene 1.236 presso la Federal Reserve di New York, circa il 37% del totale. L’Italia ha invece 2.452 tonnellate: 1.061,5 sono negli Stati Uniti, pari al 43,29%, 1.100 in Italia e il resto tra Regno Unito e Svizzera. Dopo la mossa olandese, a New York restano inoltre circa 113 tonnellate dei Paesi Bassi. Solo sommando questi tre Paesi si arriva quindi a circa 2.410 tonnellate di oro europeo ancora negli Usa. La Francia, invece, ha eliminato tra il 2025 e il 2026 l’ultima quota di 129 tonnellate custodita a New York, vendendola negli Stati Uniti e ricomprando oro equivalente in Europa. Perché tanto oro europeo è finito in America? La risposta è soprattutto storica. Durante e dopo la Seconda guerra mondiale New York era un porto sicuro, lontano dal fronte europeo; con Bretton Woods, che nel 1944 diede origine al sistema monetario internazionale, il dollaro divenne il perno del sistema monetario internazionale. Custodire i lingotti presso la Fed consentiva anche di utilizzarli nelle transazioni senza doverli spostare fisicamente. Dalla sede newyorkese della Federal Reserve ricordano che gran parte dell’oro arrivò nei suoi caveau durante e dopo il conflitto mondiale e che l’oro custodito a Manhattan non appartiene a loro: la Fed ne è semplicemente il custode per governi, banche centrali e istituzioni internazionali. 

 

Perché le banche centrali tengono oro

Le riserve auree sono, in sostanza, il “tesoretto” in oro di una banca centrale. Non servono per pagare le spese quotidiane dello Stato, ma rappresentano una riserva di sicurezza: l’oro non è il debito di un governo o di un’impresa, è accettato in tutto il mondo e può essere trasformato in liquidità anche nei momenti più difficili. Può essere venduto, dato in garanzia o utilizzato in operazioni finanziarie. Per questo viene spesso definito un’ancora di fiducia. Negli ultimi anni il suo ruolo è tornato a crescere: secondo il World gold council, le banche centrali hanno acquistato in media circa 1.000 tonnellate l’anno negli ultimi quattro anni, il doppio della media del decennio precedente. Nel sondaggio 2026 del Wgc, l’89% dei gestori delle riserve si aspetta che gli acquisti globali continuino ad aumentare nei prossimi dodici mesi. 

 

Oro a 4.400 dollari: cosa muove il prezzo

Il metallo giallo oscilla oggi intorno ai 4.400 dollari l’oncia, dopo aver superato i 5.400 dollari a gennaio 2026 ed essere sceso sotto quota 4 mila a giugno. Il suo prezzo si muove soprattutto lungo quattro direttrici: tassi d’interesse, dollaro, inflazione e rischio geopolitico. L’oro non paga cedole, e quando i rendimenti dei titoli di Stato salgono (come sta avvenendo in questo periodo, ne abbiamo parlato qui), diventa relativamente meno attraente detenere oro che, al contrario, non paga interessi. Poi c’è la componente “paura”: guerre, crisi finanziarie e dubbi sulla solidità delle valute spingono gli investitori verso beni rifugio. È ciò che sta accadendo anche ora, tra tensioni in Medio Oriente, rendimenti obbligazionari elevati e forte domanda delle banche centrali. Ed è qui che si capisce perché, per una banca centrale come quella olandese, Londra possa essere preferibile a New York: non perché l’oro negli Stati Uniti sia improvvisamente diventato “insicuro”, ma perché Londra è il principale mercato internazionale del metallo e consente di venderlo, scambiarlo o mobilizzarlo molto rapidamente. In una crisi, insomma, la questione non è soltanto dove il lingotto è più protetto. È quanto velocemente lo si può usare. 

 

 

Credits: Foto Pexels



Tags:
EuropaLondraoropaesi bassi

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