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09/01/2026
Rial in caduta libera in Iran: numeri e crepe dell’economia mentre la popolazione protesta in piazza

Rial in caduta libera in Iran: numeri e crepe dell’economia mentre la popolazione protesta in piazza

Svalutazione record, inflazione oltre il 40%, salari divorati dai prezzi e una Borsa che sale solo perché la moneta crolla. In Iran la crisi economica è diventata una questione sociale.

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In piazza, tra slogan e sirene, c’è un ragazzo che piange e urla che non smette mai di lavorare: finito il turno, fa il tassista abusivo, mangia un panino mentre guida, dorme poche ore e poi ricomincia. “Se devo vivere così, il rischio di morire in piazza non è poi tutto questo rischio”. È una frase che racconta meglio di qualunque teoria economica ciò che sta accadendo oggi in Iran: il collasso del potere d’acquisto. Le proteste e i morti di questi giorni – 36 vittime accertate e almeno 1.200 arresti – non sono il cuore della storia, ma l’epilogo di una crisi economica radicata nella cattiva gestione sistemica e nel profitto delle élite. Per capirla bisogna guardare ai numeri.

 

Una moneta che si dissolve e i salari che evaporano

 

Il dato più impressionante è il cambio. All’inizio del 2018 servivano 42 mila rial per un dollaro. Oggi, sul mercato libero, ne servono circa 1,5 milioni. Significa che in meno di dieci anni il rial ha perso oltre il 97% del suo valore rispetto al dollaro. In pratica, chi nel 2018 guadagnava l’equivalente di mille dollari al mese oggi, con lo stesso stipendio, ne guadagna meno di 30. È un esempio estremo ma efficace per capire perché la svalutazione sia diventata un fatto politico prima ancora che finanziario.

 

Alla caduta del rial si somma un’inflazione strutturalmente elevata. I dati ufficiali parlano di un’inflazione annua intorno al 45%, ma per alimentari, affitti e trasporti le stime indipendenti superano spesso il 60 ma anche 70%. In termini semplici: anche chi riceve aumenti salariali del 20% sta comunque diventando più povero. Un salario medio, che generalmente si aggira in Iran tra i 100 e i 120 milioni di rial al mese, basta sempre meno alle esigenze delle persone. Con quella cifra oggi una famiglia riesce infatti a coprire affitto e cibo essenziale, ma resta esclusa quasi del tutto dai beni importati, dall’elettronica ai medicinali più costosi.

 

I bazar chiusi e la repressione del governo

 

È qui che entra in gioco la protesta dei commercianti. I negozi di elettronica e molti negozianti del Gran Bazar di Teheran, da sempre considerato il termometro economico dell’Iran, hanno abbassato le serrande alla fine dell’anno scorso (le proteste sono scoppiate domenica 28 dicembre) non per scelta ideologica, ma per impossibilità economica. Vendere un televisore o un computer significa incassare oggi in rial e dover riacquistare domani la merce a un cambio peggiore. Il risultato è paradossale ma logico: tenere aperto equivale a lavorare in perdita. Un televisore importato ad esempio dalla Corea, il cui prezzo si aggira mediamente intorno ai 500 dollari, costa oggi in Iran l’equivalente di quattro anni di affitto nella capitale. Non c’è domanda, non c’è margine, non c’è commercio.

 

Il governo ha cercato di arginare la crisi con misure tampone. I sussidi diretti alle famiglie più povere ammontano a circa 7 dollari al mese pro capite, una cifra che spiega da sola perché l’effetto sia quasi nullo. Sul fronte monetario, le autorità hanno intensificato i controlli sul cambio e promesso interventi contro la speculazione, senza però riuscire a stabilizzare davvero il rial. Parallelamente è arrivata la risposta securitaria, con l’uso massiccio delle forze dell’ordine contro i crescenti tumulti di piazza. Le immagini di corpi feriti dai pallini d’acciaio hanno suscitato l’indignazione dei Paesi occidentali, ma anche qui l’economia resta sullo sfondo: la repressione non risolve una crisi di potere d’acquisto.

 

La Borsa di Teheran: un falso segnale

 

E la finanza? La Tehran Stock Exchange offre una lezione interessante. L’indice principale ha mostrato negli ultimi mesi una relativa tenuta (+8,3% dal 9 dicembre 2025 al 9 gennaio 2026), con rialzi nominali anche a doppia cifra. Ma è un’illusione ottica. Quando una moneta perde valore così rapidamente, come sta accadendo a quella iraniana, le persone cercano di liberarsene il prima possibile. Tenere contanti significa vedere i propri soldi valere sempre meno. Così famiglie e risparmiatori comprano qualunque cosa sembri “reale”, azioni comprese. Il risultato è che i prezzi delle azioni salgono, ma solo perché sono espressi in una moneta che si sta svalutando. È un po’ come se il termometro fosse rotto: il numero sale, ma non perché la temperatura reale sia aumentata.

 

Facciamo un esempio: se un’azione vale 1 milione di rial e dopo un anno vale 1,5 milioni, sembra un guadagno del 50%. Ma se nello stesso periodo il rial ha perso metà del suo valore e il costo della vita è aumentato del 40%, quel “guadagno” non compra più beni di prima. Anzi, in termini reali l’investitore potrebbe essere persino più povero. Per questo la Borsa di Teheran sale non perché le aziende stiano crescendo, ma perché il denaro con cui si comprano le azioni vale sempre meno. È una Borsa che funziona come rifugio dall’inflazione, non come motore di sviluppo economico. Un rialzo che rassicura nei numeri, ma che non migliora la vita reale delle persone.

 

Un’economia che spiega la piazza

 

Dopo la scintilla dei commercianti, la protesta economica si è allargata ed è diventata apertamente politica. Ma alla base resta un’evidenza numerica: una moneta dimezzata nel suo valore, un’inflazione in ascesa e salari incapaci di stare al passo. Quando questi numeri entrano nella vita quotidiana, la macroeconomia smette di essere astratta e diventa rabbia. L’Iran di oggi è il caso di studio di un principio semplice di educazione finanziaria: quando la moneta perde credibilità, perde anche la capacità di tenere insieme una società. E finché il rial continuerà a indebolirsi, il conto economico della crisi rischia di essere pagato ancora nelle strade.

 

 

Credits: Foto Freepik

Tags:
inflazioneIranrial

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