Bucks 28/05/2026
S&P 500 verso il nuovo target di 8.000 punti: perché il rally dell’AI non è ancora una bolla
A Wall Street l’S&P 500 continua ad aggiornare i massimi storici, l’ultimo proprio alla chiusura di ieri 27 maggio a 7.520,36 punti, ma secondo Goldman Sachs il movimento potrebbe non essere vicino alla fine. La banca d’investimento ha rivisto al rialzo il target di fine anno sull’indice, portandolo a 8.000 punti dai precedenti 7.600. La revisione colloca Goldman in linea con altre grandi istituzioni come Deutsche Bank e Morgan Stanley, mentre Yardeni Research è ancora più ottimista con un obiettivo a 8.300 punti. In termini semplici, il target dell’S&P 500 rappresenta il livello che gli analisti si aspettano possa raggiungere l’indice azionario americano entro un determinato periodo, sulla base di utili, crescita economica e valutazioni di mercato.
La crescita degli utili come motore del rialzo
Secondo il team di Goldman Sachs guidato da Ben Snider, la revisione al rialzo è guidata principalmente dalle attese sugli utili delle aziende, cioè i profitti (delle vecchie previsioni di Goldman e di altre case d’affari avevamo parlato anche qui). Goldman ha alzato le previsioni di utile per azione dell’S&P 500 a 340 dollari per il 2026, in crescita del 24% su base annua, e a 385 dollari per il 2027, con un ulteriore aumento del 13%. (l’utile per azione è un indicatore che misura quanto profitto genera una società per ogni azione in circolazione, uno dei parametri più utilizzati per valutare la redditività e la crescita di un mercato azionario). Secondo la banca, circa metà della crescita degli utili dell’indice sarà trainata dagli investimenti in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, cioè data center, chip e tecnologie collegate.
Valutazioni stabili: il ruolo del rapporto prezzo/utili
Nonostante le nuove stime più alte sugli utili, Goldman non si aspetta che il mercato azionario diventi molto più “caro” o più “economico” rispetto a oggi. Per capire questo concetto si usa un indicatore chiamato rapporto prezzo/utili (P/E), che mette in relazione il prezzo di un’azione con i profitti che l’azienda genera. In pratica, dice quanto gli investitori sono disposti a pagare oggi per ogni euro di guadagno futuro. Nel caso dell’S&P 500, questo valore è intorno a 21 volte gli utili, significa che gli investitori oggi sono disposti a spendere circa 21 dollari per comprare aziende che generano 1 dollaro di profitto. Oppure, detto più semplice: il mercato valuta le aziende circa 21 volte i loro profitti annuali.
Secondo Goldman, questo livello dovrebbe restare più o meno stabile nei prossimi mesi. Il motivo è un equilibrio tra forze opposte: da una parte i possibili effetti positivi di tassi di interesse più bassi, che rendono le azioni più attraenti rispetto alle obbligazioni; dall’altra una crescita economica più lenta e qualche dubbio sulla capacità dell’intelligenza artificiale di continuare a sostenere gli utili con lo stesso ritmo degli ultimi mesi.
AI al centro della crescita ma con dubbi sulla sostenibilità
Goldman sottolinea che le aziende legate all’infrastruttura dell’intelligenza artificiale stanno diventando il principale motore degli utili di mercato. Tuttavia, la banca segnala anche un elemento di cautela: la crescita dei profitti legati all’AI potrebbe non mantenere lo stesso ritmo di revisione al rialzo osservato finora. Questo perché, storicamente, le aspettative tendono a stabilizzarsi quando un tema di investimento diventa dominante e ampiamente prezzato dai mercati.
Perché Goldman non parla di bolla
Nonostante il forte rally del mercato, Goldman Sachs respinge il paragone con le bolle speculative del passato. Gli analisti sottolineano che le condizioni tipiche delle fasi finali dei mercati rialzisti non sono ancora presenti. Con il termine bolla si descrive una situazione in cui i prezzi di azioni, case o altri investimenti salgono troppo velocemente e si allontanano dal loro reale valore economico. In queste fasi gli investitori comprano soprattutto perché pensano che i prezzi continueranno a salire, più che per i risultati concreti delle aziende o dell’economia.
Di solito le bolle sono accompagnate da un clima di forte euforia: cresce la convinzione che “il mercato salirà sempre”, aumentano le operazioni speculative e molti investitori accettano di pagare valutazioni molto elevate pur di non restare esclusi dal rialzo.
Secondo la banca, alcuni indicatori di euforia esistono ma restano inferiori ai picchi storici. Anche il mercato delle Ipo, cioè le quotazioni di nuove società, sta riprendendo, ma non ha ancora raggiunto livelli tipici delle fasi di eccesso.
Segnali di eccesso ma non ancora sistemici
Goldman riconosce però che alcuni segnali di speculazione stanno emergendo. Tra questi, l’aumento della propensione al rischio degli investitori e la forte performance delle azioni legate al momentum, cioè titoli che salgono perché stanno già salendo. Inoltre, il comparto dei semiconduttori legato all’AI ha recentemente registrato performance superiori alla crescita degli utili attesi, un segnale che in passato ha talvolta preceduto fasi di maggiore volatilità. Del boom dei semiconduttori che sta trainando Wall Street al rialzo ne abbiamo parlato qui.
I rischi macroeconomici sullo sfondo
Accanto alla narrativa positiva, Goldman evidenzia anche possibili rischi macroeconomici. Tra questi, l’aumento dei prezzi dell’energia legato alle tensioni geopolitiche con l’Iran, che potrebbe ridurre la capacità di spesa dei consumatori e comprimere i margini di profitto delle aziende. Un altro rischio riguarda l’inflazione: prezzi più alti potrebbero ridurre le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, cioè la banca centrale statunitense. Inoltre, il forte aumento delle stime sugli investimenti in AI e sugli utili futuri crea una soglia elevata di aspettative che sarà sempre più difficile superare nei prossimi trimestri.
Outlook di mercato resta positivo
Nonostante i rischi, Goldman mantiene una visione complessivamente positiva. Secondo la banca, il mercato azionario statunitense dovrebbe generare rendimenti positivi entro fine anno, sostenuto da utili solidi e da una posizione ancora relativamente prudente degli investitori. Un miglioramento del quadro geopolitico o una politica monetaria più accomodante potrebbero ulteriormente sostenere il rialzo dei mercati.






