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Finanza in Page

12/06/2026
Le grandi Ipo tech scaldano Wall Street. Da SpaceX a OpenAI, la nuova corsa all’oro passa dalla Borsa

SpaceX apre la stagione delle mega IPO tech: in arrivo OpenAI, Anthropic e Bending Spoons

Elon Musk apre la stagione oggi con la quotazione record di SpaceX. Dietro di lui si muovono i colossi dell’AI, mentre l’italiana Bending Spoons prova a portare il suo modello sul Nasdaq.

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La nuova stagione delle grandi Ipo tecnologiche parte da SpaceX. E non poteva essere altrimenti, perché l’azienda di Elon Musk, che oggi (12 marzo) debutterà al Nasdaq, non arriva in Borsa come una società qualsiasi: arriva come un simbolo. Da una parte ci sono i razzi, Starlink, le ambizioni spaziali, i contratti governativi e la promessa di costruire infrastrutture sempre più centrali per comunicazioni, difesa e intelligenza artificiale. Dall’altra ci sono numeri enormi, quasi difficili da maneggiare: prezzo di collocamento fissato a 135 dollari per azione, circa 75 miliardi di raccolta stimata e una valutazione intorno a 1.770 miliardi di dollari. Il punto è proprio questo: SpaceX non viene valutata solo per quello che è oggi, ma per quello che il mercato immagina possa diventare domani. È la logica tipica delle grandi storie tech: si compra il presente, ma soprattutto una promessa. E la promessa, in questo caso, è che lo spazio, i satelliti, la connettività globale e forse anche i data center del futuro possano trasformarsi in un business gigantesco. Non mancano però i dubbi. La società ha registrato ricavi importanti l’anno scorso, ma dalla sua fondazione (nel 2002) non ha mai chiuso un bilancio in utile. Motivo per cui non verrà inserita, almeno per il momento, nel prestigioso indice S&P500, che richiede tra i suoi requisiti anche bilanci in attivo. Lise Buyer, fondatrice della società di consulenza Class V Group, ha riassunto bene il clima attorno all’operazione: “Elon ha dettato il prezzo”, ha detto, ma ha anche aggiunto che “non c’è nessun calcolo che abbia davvero senso” se si guarda solo ai fondamentali tradizionali.

 

Anche OpenAI in rampa di lancio

Dopo SpaceX, gli occhi sono puntati su OpenAI e Anthropic. Qui il tema non è più lo spazio, ma l’intelligenza artificiale generativa, cioè la tecnologia che in pochi anni ha cambiato il modo in cui aziende, professionisti e consumatori cercano informazioni, scrivono, programmano, analizzano dati e automatizzano attività. OpenAI è la società che ha portato ChatGPT al grande pubblico e che oggi viene valutata oltre 850 miliardi di dollari. Ha presentato la documentazione per una possibile quotazione, anche se la data del debutto non è ancora stata fissata. Al momento si parla di settembre 2026 come mese possibile per l’ipo (è l’offerta pubblica iniziale, la prima volta in cui un’azienda offre le proprie azioni al pubblico). Sam Altman ha parlato di una “terza fase” dell’azienda: dopo la ricerca e dopo la trasformazione in società di prodotto, l’obiettivo dichiarato è rendere l’AI avanzata accessibile e utile per persone e imprese.

 

Anthropic verso l’ipo a fine anno

Anthropic, la società fondata da Dario Amodei e nota per Claude, si è mossa poco prima, presentando in via confidenziale alla Sec la bozza di quotazione. Anche in questo caso non sono ancora stati decisi prezzo e numero di azioni, ma le valutazioni circolate sono vicine al trilione di dollari. Sulla data per il momento tutto tace, ma molti analisti suggeriscono che l’ipo potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. La rivalità con OpenAI è ormai finanziaria oltre che tecnologica: entrambe devono convincere gli investitori che i costi enormi dell’AI – chip, energia, data center, ricerca – saranno compensati da ricavi altrettanto enormi. È qui che la Borsa diventa un esame molto concreto. Lo dimostrano gli andamenti altalenanti del tech anche nelle ultime settimane, con diversi titoli (vedi Nvidia e Oracle) che hanno subito forti svendite proprio perché c’è chi teme che gli investimenti miliardari in AI annunciati non siano economicamente sostenibili (ne abbiamo parlato qui). Solo nel 2026 le big statunitensi stime investimenti in intelligenza artificiale per 650 miliardi di dollari. E il tema è questo: finché una società resta privata, il prezzo lo decidono pochi investitori in round riservati; quando arriva sul mercato, il giudizio diventa quotidiano, pubblico e molto meno indulgente.

 

La storia di Peplexity

Nel gruppo delle future quotazioni c’è anche Perplexity, il motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale guidato da Aravind Srinivas. A differenza di OpenAI e Anthropic, Perplexity non sembra avere fretta: il ceo ha indicato il 2028 come orizzonte per la quotazione, spiegando che il piano resta valido indipendentemente da come andranno le Ipo dei concorrenti. La sua posizione è interessante perché sposta il discorso dal “chi ha il modello più potente” al “chi usa meglio i modelli disponibili”. Perplexity, infatti, lavora anche combinando tecnologie diverse e scegliendo il modello più adatto in base al compito e al costo. È un messaggio importante: la prossima fase dell’AI potrebbe non premiare solo chi costruisce i motori più grandi, ma anche chi li sa usare in modo più efficiente.

 

L’italiana Bending Spoons nel gruppo

Poi c’è Bending Spoons, il caso italiano più interessante. Fondata a Milano nel 2013, la società ha costruito un modello particolare: compra piattaforme digitali conosciute, spesso mature o in difficoltà, le riorganizza e prova a rilanciarle. Nel suo portafoglio ci sono marchi come Evernote, Meetup, WeTransfer, Vimeo, Eventbrite e AOL. La società ha presentato domanda di quotazione al Nasdaq lunedì scorso (8 giugno), e adesso si attende di capire quando potrebbe avvenire il debutto. Nel primo trimestre 2026 ha registrato 601 milioni di dollari di ricavi e un utile netto di 27,5 milioni, contro ricavi per 259 milioni e una perdita di 112,2 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. Ha oltre 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti. Ma anche qui c’è l’altra faccia della medaglia: dopo la campagna di acquisizioni il debito è salito a 4,36 miliardi di dollari. Per Wall Street sarà una storia diversa da SpaceX e dalle AI company: meno “futuro assoluto”, più capacità di integrare aziende, tagliare inefficienze e trasformare utenti in ricavi ricorrenti. La domanda comune a tutte che per ora rimane sospesa è questa: riusciranno tutte loro a trasformare aspettative gigantesche in utili veri, stabili e comprensibili? Al tempo la risposta. 

 

 

 

Credits: Foto Pexels



Tags:
Anthropicbending spoonsopenaispace

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