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16/07/2026
SpaceX: perché il mercato azionario e quello obbligazionario valutano la stessa società in modo diverso

SpaceX: perché il mercato azionario e quello obbligazionario valutano la stessa società in modo diverso

Crescita futura, rischio e capacità di generare cassa: gli investitori non guardano tutti agli stessi fattori. Il caso SpaceX lo dimostra.

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La corsa di SpaceX dopo lo storico debutto in Borsa si è fermata più rapidamente del previsto. Il 15 luglio il titolo della società spaziale fondata da Elon Musk è sceso per la prima volta sotto il prezzo di collocamento dell’Ipo (Initial public offering, cioè l’offerta con cui una società vende per la prima volta le proprie azioni al pubblico e debutta in Borsa), fissato a 135 dollari per azione, toccando un minimo intraday di circa 132 dollari. Il movimento ha cancellato completamente i guadagni accumulati nelle prime settimane di negoziazione. Dopo la quotazione al Nasdaq del 12 giugno, infatti, le azioni SpaceX erano salite fino a superare quota 225 dollari, portando la valutazione della società oltre i 2.000 miliardi di dollari e rendendola temporaneamente più preziosa di colossi come Amazon. Dal massimo raggiunto dopo il debutto, il titolo ha perso oltre il 40%, con una riduzione della capitalizzazione di circa 800 miliardi di dollari. Un cambio di scenario che ha spinto gli investitori a interrogarsi sulla sostenibilità delle aspettative incorporate nel prezzo dell’azione, soprattutto considerando una valutazione che aveva già scontato una crescita molto elevata nei prossimi anni. Il mercato azionario ha inizialmente premiato la storia di SpaceX, ma il mercato obbligazionario aveva già mostrato maggiore prudenza.

 

Il segnale arrivato dai bond da 25 miliardi di dollari

Il caso SpaceX (della sua quotazione avevamo parlato anche qui) è interessante perché mette a confronto due mercati che spesso leggono la stessa azienda in modo diverso: quello azionario e quello obbligazionario. Poco dopo la quotazione, SpaceX ha emesso obbligazioni per 25 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra molto rilevante, soprattutto per una società appena arrivata sul mercato azionario. Le obbligazioni emesse erano inoltre prive di garanzie specifiche, cioè non erano legate a determinati asset della società che potessero proteggere gli investitori in caso di difficoltà. Per valutare il rischio di un’obbligazione gli investitori guardano anche allo spread, cioè il rendimento aggiuntivo richiesto rispetto a un titolo di Stato considerato più sicuro, come i Treasury americani. Più lo spread è alto, maggiore è il premio che il mercato chiede per assumersi il rischio. Nel caso di SpaceX, lo spread iniziale dei bond era di circa 175 punti base sopra i Treasury, un livello elevato per una società con un rating investment grade, cioè appartenente alla categoria degli emittenti considerati solidi e con un rischio di insolvenza relativamente contenuto. Successivamente lo spread è salito fino a circa 272 punti base. In altre parole, mentre il mercato azionario stava premiando la crescita futura della società, gli investitori obbligazionari chiedevano già un rendimento più alto per finanziare SpaceX. Gli obbligazionisti hanno mostrato maggiore cautela: hanno riconosciuto il potenziale di SpaceX, ma hanno chiesto un premio per i rischi legati alla crescita e agli investimenti necessari. La domanda per i bond è stata comunque molto forte, con richieste pari a circa tre volte l’offerta disponibile. Il mercato ha quindi confermato interesse verso la società, ma con un atteggiamento più prudente rispetto all’entusiasmo visto sulle azioni nei primi giorni di quotazione. Gli investitori obbligazionari, infatti, tendono generalmente a concentrarsi maggiormente sulla capacità di una società di generare cassa e ripagare il debito, mentre il mercato azionario può essere più disposto a premiare prospettive future e potenziale di crescita. Per questo motivo spesso vengono considerati un indicatore più conservativo: prima di investire vogliono “toccare con mano” i risultati (dei dubbi di Jeremy Grantham sull’Ipo di SpaceX abbiamo parlato anche qui).

 

Dal rally alla correzione: il mercato ridimensiona le aspettative

La frenata del titolo è arrivata nonostante alcuni elementi positivi. L’ingresso di SpaceX nel Nasdaq 100, avvenuto poco dopo la quotazione grazie a una modifica delle regole dell’indice, aveva favorito nuovi acquisti da parte dei fondi che replicano automaticamente il paniere. L’effetto, però, è stato temporaneo. Dopo l’inclusione nell’indice il titolo ha iniziato a perdere slancio, scendendo prima sotto quota 150 dollari e poi sotto il prezzo dell’Ipo. Tra i fattori osservati dagli investitori c’è anche il possibile aumento del numero di azioni disponibili sul mercato nei prossimi mesi. Con la fine del cosiddetto lock-up, il periodo successivo alla quotazione durante il quale alcuni azionisti non possono vendere le proprie partecipazioni, potrebbe infatti aumentare il flottante, cioè la quantità di azioni effettivamente disponibili per essere acquistate e vendute dagli investitori. Musk e altri grandi azionisti non potranno vendere titoli per 366 giorni dalla quotazione, ma altri investitori potrebbero avere maggiore libertà di cedere le proprie partecipazioni.

 

Gli analisti restano positivi sul futuro di SpaceX

Nonostante la correzione del titolo, le principali case d’affari che hanno iniziato a seguire SpaceX mantengono una visione positiva sulle prospettive della società. Gli analisti esprimono il proprio giudizio su un titolo attraverso il rating, cioè una valutazione che indica se secondo loro l’azione rappresenta un’opportunità di acquisto, di mantenimento in portafoglio o di vendita. A questo si aggiunge il target price, ovvero il prezzo obiettivo che gli analisti ritengono possa raggiungere il titolo in un determinato periodo, solitamente nei successivi 12 mesi. Morgan Stanley ha assegnato a SpaceX un target price di 300 dollari per azione nei prossimi 12 mesi, mentre JPMorgan vede un valore di 225 dollari entro la fine del 2027. Più prudente invece Morningstar, che valuta il titolo circa 63 dollari per azione. La distanza molto ampia tra queste valutazioni mostra il principale punto di discussione sul titolo: non tanto la qualità della società, quanto il prezzo che il mercato è disposto a pagare per le aspettative future. SpaceX opera, infatti, in settori ad alta crescita, dai lanci spaziali commerciali attraverso Falcon 9 alla rete satellitare Starlink, ma richiede anche investimenti molto elevati per sostenere lo sviluppo tecnologico. Il mercato deve quindi valutare se la crescita futura sarà sufficiente a giustificare una valutazione che, dopo il debutto, aveva raggiunto livelli record. La discesa sotto il prezzo dell’Ipo non rappresenta quindi necessariamente una bocciatura di SpaceX, ma il tentativo del mercato di trovare un equilibrio tra entusiasmo sulla crescita e attenzione ai rischi finanziari. La prossima prova sarà rappresentata dai primi risultati trimestrali da società quotata, attesi ad agosto. Gli investitori guarderanno soprattutto alla capacità di SpaceX di trasformare gli enormi investimenti effettuati in crescita dei ricavi e maggiore redditività.

 

Credits: immagine da Magnific



Tags:
ipomuskobbligazionariospacex

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