Bucks 11/11/2025
Trimestrali europee: utili sopra le attese e segnali di ripresa. Il 2026 sarà l’anno della svolta?
La stagione delle trimestrali europee (abbiamo spiegato qui cosa sono) del terzo trimestre fornisce segnali di moderato ottimismo: i risultati, pur lontani da un boom, hanno superato le attese iniziali e alimentano speranze per un 2026 di ripresa. Nel dettaglio, i conti delle imprese hanno mostrato un miglioramento leggero ma significativo rispetto alle attese. Gli analisti prevedevano utili sostanzialmente invariati, ma le nuove stime indicano una crescita dello 0,4% che, pur restando modesta, rappresenta un segnale di tenuta dopo mesi difficili. I ricavi, invece, sono attesi in lieve calo (-0,1%), rivisti al ribasso rispetto alla precedente previsione di un lieve aumento.
Finora, circa 336 società dello Stoxx 600 hanno pubblicato i risultati e quasi il 60% ha battuto le attese degli analisti. È un tasso di “sorprese positive” più alto rispetto ai trimestri precedenti, frutto di politiche di contenimento dei costi, efficienza operativa e strategie per mitigare l’impatto delle tariffe Usa e della volatilità valutaria. I settori più ciclici, come automobilistico e chimico, hanno sofferto la forza dell’euro e le incertezze commerciali, ma alcuni indicatori macroeconomici in miglioramento, dagli indici Pmi alla tenuta del Pil, hanno fornito spazio per risultati migliori del previsto. In evidenza banche e assicurazioni, mentre auto, media e chimica restano in ritardo con revisioni negative sugli utili.
L’analisi di UniCredit: prudenza sì, ma con margini per sorprese
Secondo gli strategist di UniCredit, i risultati del terzo trimestre suggeriscono un cauto ottimismo per la crescita degli utili europei nel 2026. L’istituto di credito osserva che le revisioni negative agli utili per il 2025 e il 2026 hanno dominato gran parte dell’anno, ma si stanno stabilizzando da quando è iniziata la stagione delle trimestrali. Il consenso degli analisti prevede ora una crescita degli utili per azione (Eps, Earnings per Share) del 12% nel 2026, sostenuta da confronti annuali più facili e dalla speranza di una tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, che potrebbe alleviare le pressioni tariffarie.
UniCredit, tuttavia, mantiene una visione più prudente: gli strategist si aspettano una crescita più realistica, intorno all’8%, spiegando che permangono rischi di nuove revisioni al ribasso e che non condividono le stime più ottimistiche del consenso, soprattutto per i settori ciclici strutturalmente deboli, come l’automotive e la chimica. La banca aggiunge che alcuni elementi potrebbero comunque sorprendere in positivo. L’attuale tasso di società che hanno superato le attese e la resilienza dei margini potrebbero segnalare un rimbalzo dei ciclici dopo una prevista contrazione del 5% nel 2025. Se la mitigazione delle tariffe continuerà a funzionare e i dati macro resteranno solidi, le valutazioni delle azioni europee potrebbero salire, avvicinandosi a quelle statunitensi, dove la crescita è più robusta ma i paragoni più impegnativi. UniCredit mette però in guardia su alcuni rischi concreti: vento contrario dalle valute, tensioni geopolitiche e un possibile rallentamento nella parte finale del 2025, che potrebbero pesare sulle stime 2026, in particolare per gli esportatori. In sintesi, concludono gli strategist, “raggiungere gli obiettivi di crescita sarà cruciale per mantenere la fiducia degli investitori e ridurre il divario di valutazione con i mercati Usa”.
Gli altri analisti: Europa ancora a sconto, ma serve concretezza
Anche altri addetti ai lavori condividono una visione prudente ma costruttiva. Gli strategist di Allianz Global Investors vedono per il 2025 una crescita degli utili europei attorno al 2%, con un’accelerazione fino al 12% nel 2026, in linea con il consenso. Allianz sottolinea che le valutazioni europee restano interessanti, con un rapporto P/E (il rapporto tra prezzo e utile per azione) medio di circa 15 volte contro le oltre 22 dell’S&P 500, segnale che il mercato europeo è ancora “a sconto” rispetto a quello americano. Anche J.P. Morgan Private Bank invita a guardare al quadro complessivo: la ripresa degli utili nel 2025 è guidata da tecnologia e finanza, ma la vera sfida sarà nei fondamentali, ovvero margini, costi del capitale e impatto dell’intelligenza artificiale sulle infrastrutture produttive. “Il ritorno ai fondamentali”, scrive la banca, “sarà il motore del prossimo ciclo di mercato”.
Le sfide che restano sul tavolo
La tenuta dei margini rappresenta oggi il principale baluardo della redditività. Molte imprese hanno compensato il rallentamento dei ricavi con un controllo rigoroso dei costi, ma la sostenibilità di questa strategia dipenderà dall’evoluzione dei tassi, dell’inflazione e dei salari.
In parallelo, la forza dell’euro continua a penalizzare gli esportatori, mentre le tensioni geopolitiche restano una variabile imprevedibile.
A livello settoriale, banche e assicurazioni mantengono la leadership grazie ai tassi ancora relativamente alti e a bilanci solidi, mentre i settori ciclici restano fragili. Il comparto auto paga il rallentamento della domanda globale e la transizione elettrica dai costi elevati; la chimica soffre per materie prime care e bassa visibilità sulla domanda industriale. Tuttavia, se i Pmi continueranno a migliorare e la domanda interna reggerà, l’Europa potrebbe finalmente trasformare la resilienza in crescita reale. E con valutazioni ancora sotto la media storica, anche un piccolo miglioramento potrebbe innescare un recupero significativo dei prezzi azionari.
2026: un anno di verifica e di opportunità
Il 2026 si profila come l’anno della prova del nove per le aziende europee. Le stime restano positive ma non esuberanti: crescita degli utili tra 8% e 12%, con forti differenze tra settori e Paesi. La partita si giocherà tutta sulla capacità di mantenere margini e fiducia, consolidare la ripresa e colmare, almeno in parte, il divario con gli Stati Uniti. La traiettoria è chiara: se i risultati continueranno a sorprendere in positivo e il contesto macro resterà stabile, l’Europa potrà riaccendere l’interesse degli investitori globali. In caso contrario, rischia di restare un mercato sottovalutato ma senza catalizzatori.
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Immagine generata con Sora






