Alessandro Cicognani 18/09/2026
Ue e Canada, nuova alleanza contro i dazi di Trump? Cosa significa il “membro associato”
“Lo stato della nostra Unione è più forte che mai. E al tempo stesso può sembrare più precario che mai”. È in questa apparente contraddizione che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha racchiuso il messaggio politico del suo Stato dell’Unione: l’Europa ha reagito alle crisi degli ultimi anni, ma si muove in un mondo nel quale sicurezza, commercio, tecnologia ed energia sono diventati strumenti di pressione geopolitica. Da qui l’idea di un’Unione più autonoma, capace di difendersi e di costruire relazioni con Paesi considerati affidabili. Il passaggio più sorprendente è stato rivolto a Mark Carney, premier canadese e primo capo di governo straniero ad assistere al discorso come ospite d’onore: Bruxelles vuole lavorare perché il Canada possa diventare il primo “membro associato” dell’Ue. Una categoria che oggi non esiste nei Trattati e che, quindi, non equivale a un ingresso del Canada nell’Unione. È piuttosto la proposta di portare al massimo livello possibile una partnership già molto stretta.
Perché proprio il Canada
La scelta annunciata nel discorso di mercoledì scorso (16 settembre) non nasce dal nulla. Ue e Canada hanno già il Ceta, l’accordo commerciale applicato provvisoriamente dal 2017, e nel 2025 gli scambi di beni e servizi hanno superato 130 miliardi di euro. Da giugno Ottawa è inoltre il primo Paese non europeo ammesso al programma Safe per gli acquisti comuni nel settore della difesa. Il salto di qualità proposto da von der Leyen riguarda però soprattutto ciò che oggi vale quanto il commercio: sicurezza energetica, Gnl, idrogeno, materie prime critiche, batterie, intelligenza artificiale, cybersicurezza e Artico. Per l’Europa il Canada può essere un fornitore stabile di energia e risorse strategiche, riducendo la dipendenza da Paesi più problematici; per Ottawa l’Ue rappresenta invece una via concreta per diversificare un’economia ancora fortemente legata agli Stati Uniti. Nel 2025 il 72,5% delle esportazioni canadesi di merci era diretto negli Usa. Significa che, quando Washington alza i dazi, il colpo per il Canada è molto più forte di quanto sarebbe per un’economia con mercati di sbocco più distribuiti.
Lo scontro con Trump
È qui che l’alleanza assume un significato politico. I rapporti tra Ottawa e Washington sono peggiorati dopo le nuove misure tariffarie americane che Trump ha imposto al mondo questa estate, Canada compreso, e il fallimento dei negoziati commerciali (della guerra commerciale riaperta dal presidente degli Stati Uniti ne abbiamo parlato qui); ad agosto il Paese ha risposto con controdazi su circa 20 miliardi di dollari di merci statunitensi. L’apertura europea offre quindi a Carney una “sponda” economica e strategica, ma non significa che il Canada possa sostituire gli Stati Uniti con l’Europa: geografia, catene produttive e volumi commerciali rendono impraticabile un vero disaccoppiamento. La risposta di Trump, però, è stata durissima. Il presidente americano ha definito l’ipotesi potenzialmente ostile e ha minacciato “dazi molto pesanti” sui prodotti europei. Bruxelles ha replicato che l’intesa “non è contro qualcuno, ma per la nostra forza comune”. Carney ha usato una formula altrettanto significativa: “Un Canada più forte è un partner più efficace anche per gli Usa”, aggiungendo però che nessuno può decidere con chi Ottawa debba stringere accordi internazionali.
Una nuova geografia economica
Dietro le parole diplomatiche si intravede quindi un cambiamento più profondo. Europa e Canada stanno cercando di trasformare la “resilienza” in politica economica: meno dipendenze concentrate, più fornitori, più capacità produttiva comune e più controllo sulle tecnologie strategiche. È lo stesso principio che un investitore applica quando diversifica il portafoglio: dipendere da un solo mercato rende vulnerabili a ogni shock. Vale per il Canada nei confronti degli Stati Uniti, ma anche per l’Europa rispetto a energia, materie prime e tecnologia. Una rete più ampia di fornitori può attenuare gli effetti di embargo, dazi o crisi geopolitiche sui costi di produzione e, quindi, sui prezzi finali. Resta però molta strada da fare. Lo status di “membro associato” non ha ancora una base giuridica definita, alcuni governi europei hanno mostrato cautela e lo stesso Ceta non è stato ratificato da tutti i Ventisette. Il vertice Ue-Canada del 29 e 30 ottobre a Montreal dirà quanto di questa idea potrà trasformarsi in accordi concreti. Ma il segnale politico è già arrivato: in un mondo dominato dalla competizione tra grandi potenze, Bruxelles e Ottawa stanno provando a costruire uno spazio comune tra Washington e Pechino senza dichiararsi contro nessuno.
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