Bucks 30/06/2026
Wall Street ai massimi: perché gli investitori rialzisti non sono preoccupati dei prezzi delle azioni
I mercati azionari americani continuano a viaggiare su livelli di valutazione storicamente elevati, ma per molti investitori professionali non si tratta necessariamente di un segnale di allarme. Il motivo è meno intuitivo di quanto sembri: dietro prezzi apparentemente “tirati” si nasconde un miglioramento altrettanto marcato della redditività aziendale, che sta offrendo una base di sostegno ai listini. In altre parole, le valutazioni elevate non sono isolate, ma accompagnate da una crescita dei profitti che, almeno per ora, ne giustifica la tenuta. Secondo i dati di FactSet, il margine netto di profitto delle società dell’S&P 500 è salito al 14,8% nel primo trimestre, il livello più alto dal 2009, anno in cui il provider ha iniziato a raccogliere questi dati. Il margine netto misura quanta parte di ogni dollaro di ricavi si trasforma effettivamente in profitto: un indicatore chiave della salute di un’impresa. Il dato segna anche un nuovo record rispetto al trimestre precedente, quando si era fermato al 13,2%.
Una redditività diffusa oltre il settore tecnologico
Sebbene il settore tecnologico continui a rappresentare il principale motore della crescita, il miglioramento della redditività non riguarda più soltanto le big tech. Anche comparti come i servizi finanziari e l’industria hanno registrato margini superiori alle medie degli ultimi cinque anni, segnalando una resilienza più ampia del tessuto aziendale americano. Per gli investitori, questo elemento è cruciale. Una redditività diffusa suggerisce che le imprese statunitensi siano oggi più capaci di assorbire shock esterni, come tensioni geopolitiche o nuovi impulsi inflazionistici. Nancy Tengler, amministratrice delegata di Laffer Tengler Investments, ha descritto al WSJ questo contesto come un ciclo “guidato dalla produttività, simile agli anni ’90”, sottolineando come l’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, stia contribuendo ad aumentare l’efficienza in diversi settori.
Il ruolo decisivo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori
Dentro questa dinamica, però, il settore tecnologico continua a esercitare un’influenza sproporzionata. Aziende come Nvidia e Micron Technology stanno beneficiando direttamente della domanda legata all’intelligenza artificiale, con margini in forte espansione. Se si escludesse il comparto tech, il margine netto dell’S&P 500 scenderebbe al 12,4%, secondo le stime di FactSet. All’interno della stessa rivoluzione dell’IA emergono tuttavia dinamiche divergenti. I produttori di chip e i fornitori di infrastrutture stanno registrando profitti record, mentre alcune grandi piattaforme digitali impegnate in massicci investimenti infrastrutturali vedono i propri margini sotto pressione. Il motivo è semplice: i cosiddetti hyperscaler, ossia colossi tecnologici come Microsoft, Amazon, Google e Meta, che gestiscono enormi infrastrutture di cloud computing e data center. Queste società stanno sostenendo spese di capitale enormi per costruire le fondamenta dell’economia dell’intelligenza artificiale, comprimendo temporaneamente la redditività.
Profitti in accelerazione e prezzi in aumento
La stagione degli utili ha sorpreso in positivo gli analisti. La crescita degli utili per le società dell’S&P 500 ha raggiunto il 28,8% nel primo trimestre, il livello più alto dal quarto trimestre del 2021 (del perché l’S&P 500 continua a correre senza far ancora pensare a una bolla abbiamo parlato anche qui). Un risultato che rafforza l’idea di un ciclo economico ancora solido, nonostante un contesto globale complesso. In alcuni casi, le aziende stanno anche intervenendo sui prezzi per difendere i margini. Apple, ad esempio, ha aumentato i prezzi di alcuni prodotti per compensare l’incremento dei costi dei chip di memoria e storage, secondo quanto dichiarato dal Ceo Tim Cook. In un contesto in cui l’inflazione dei costi resta una variabile rilevante, la capacità di trasferire questi aumenti sui consumatori diventa un fattore decisivo. Dell’impatto dell’Ai sui prezzi e quindi se farà scendere o salire l’inflazione, ne abbiamo parlato anche qui.
La domanda chiave: quanto possono durare questi margini?
Nonostante il quadro positivo, il mercato si interroga sulla sostenibilità di questa fase di espansione della redditività. Le stime indicano che nel secondo trimestre il margine netto dell’S&P 500 potrebbe scendere leggermente al 14,2%, restando comunque superiore sia ai livelli dell’anno precedente sia alla media quinquennale. Il rischio principale riguarda la concentrazione della crescita. Se il settore tecnologico dovesse rallentare o perdere potere di determinazione dei prezzi, l’impatto sugli utili complessivi potrebbe essere significativo. È proprio questo il timore evidenziato da Matt Miskin, co-chief investment strategist diManulife John Hancock Investments. Secondo l'analista, un eventuale rallentamento della domanda di semiconduttori – i chip indispensabili per alimentare data center e sistemi di intelligenza artificiale – oppure una maggiore concorrenza che costringa le aziende a ridurre i prezzi potrebbe provocare un rapido calo dei profitti e, di conseguenza, un’inversione della corsa dei mercati.
Valutazioni elevate e tassi d’interesse: il secondo fronte di rischio
Sul fronte delle valutazioni, l’S&P 500 tratta oggi a circa 20 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi, un indicatore che esprime quanto gli investitori sono disposti a pagare oggi per ogni dollaro di profitti che le società dovrebbero generare nell’anno successivo. In altre parole, si tratta di una misura delle aspettative future del mercato sulla capacità delle aziende di continuare a crescere. Questo livello è superiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a circa 19 volte gli utili, secondo FactSet, e riflette un forte ottimismo sulle prospettive degli utili, ma anche una minore tolleranza a eventuali delusioni. A questo si aggiunge il possibile impatto della politica monetaria. Se i tassi di interesse restano elevati o aumentano ulteriormente, per le aziende diventa più costoso finanziarsi attraverso prestiti o obbligazioni. Questo significa maggiori spese finanziarie e, potenzialmente, utili più contenuti. Inoltre, tassi più alti rendono più appetibili investimenti considerati più sicuri, come i titoli di Stato, riducendo l’attrattiva relativa delle azioni. Dopo i recenti segnali della Federal Reserve, i mercati hanno iniziato a scontare una maggiore probabilità di ulteriori rialzi entro fine anno, uno scenario che potrebbe mettere alla prova la tenuta dei margini e le valutazioni di Borsa.
Credits: immagine da Magnific






