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04/11/2025
Wall Street, la festa potrebbe finire: ecco chi teme la prossima correzione

Wall Street, la festa potrebbe finire: ecco chi teme la prossima correzione

Wall Street in bilico: valutazioni record e timori di bolla. Le banche avvertono di una possibile correzione, mentre l’Asia emerge come nuova area di forza.

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Da mesi Wall Street sembra vivere un’eterna euforia. Gli indici americani hanno toccato nuovi record, sospinti dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, dalle speranze di tagli ai tassi d’interesse e da una liquidità che non accenna a diminuire. Anche i mercati asiatici, dal Nikkei giapponese al Kospi sudcoreano, fino allo Shanghai Composite, hanno seguito l’onda, sostenuti da un dollaro più debole e da rapporti più distesi tra Stati Uniti e Cina. Eppure, dietro questo rally apparentemente inarrestabile, cresce un senso di inquietudine. I principali banchieri e regolatori globali stanno iniziando a usare parole come “bolla”, “correzione” e persino “crollo”. Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan Chase, ha avvertito a ottobre che “molti asset sembrano entrare in territorio di bolla”. E non è solo: David Solomon di Goldman Sachs parla di “esuberanza degli investitori”, mentre Jane Fraser di Citigroup segnala una “valutazione eccessiva” dei mercati.

 

Valutazioni da capogiro

 

I numeri danno loro ragione. Per acquistare il paniere di azioni dell’indice S&P 500, gli investitori oggi pagano in media 41 volte gli utili rettificati ciclicamente: un livello superato solo durante la bolla delle dot-com di inizio anni Duemila. I bond societari investment grade offrono appena 0,8 punti percentuali in più dei titoli di Stato americani, uno spread così basso che non si vedeva dal 1998. Persino l’oro, tradizionale rifugio nei momenti di turbolenza, mostra segnali di fragilità: dopo aver toccato un record storico a ottobre, il prezzo è crollato del 7% in soli due giorni. Questi segnali suggeriscono che una correzione potrebbe già essere in corso, o quantomeno che il mercato si trovi in una fase di vulnerabilità estrema. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Inghilterra hanno messo in guardia da un possibile “rischio di correzione disordinata”, con i prezzi degli asset “ben al di sopra dei fondamentali” (ne abbiamo parlato anche qui).

 

Il dilemma degli operatori: prevedere l’imprevedibile

 

Capire quando scoppierà la bolla è il sogno proibito di ogni trader. Come osserva James White di Elm Wealth, “il Nirvana del trading macro è saper prevedere i punti di svolta”. Ma raggiungere questo Nirvana è quasi impossibile. Gli operatori cercano di prevedere la volatilità, la tendenza dei prezzi a oscillare, con modelli autoregressivi, che si basano sull’idea che il futuro somigli al passato: se oggi i mercati sono tranquilli, probabilmente lo saranno anche domani. Tuttavia, questi strumenti falliscono proprio nei momenti cruciali, quando la volatilità “salta di regime” e i prezzi iniziano a muoversi bruscamente. Per questo, molti fondi e hedge fund quantitativi provano ad arricchire i loro modelli con analisi basate su machine learning, cercando correlazioni tra centinaia di variabili economiche: Pil, utili aziendali, inflazione, occupazione. L’obiettivo è individuare combinazioni di fattori che possano anticipare un cambio di umore dei mercati. Eppure, come riconosce un ex trader di un grande fondo, “quasi nessuno riesce davvero a far funzionare questi modelli”. Persino giganti come Bridgewater ottengono risultati solo parziali.

 

I segnali da osservare

 

Quando i modelli non bastano, i trader si affidano all’istinto e ad alcuni campanelli d’allarme: un improvviso aumento della volatilità, l’interruzione di un trend positivo o la nascita di correlazioni anomale tra asset. Il classico segnale di un mercato in modalità “risk-off” è la contemporanea discesa delle azioni e la salita dei beni rifugio come oro e Treasury americani. È in questi momenti che molti operatori, soprattutto i momentum trader, preferiscono tagliare le perdite e uscire dalle posizioni, nel timore che la correzione si trasformi in un crollo vero e proprio.

 

Il realismo di Goldman Sachs e Morgan Stanley

 

All’inizio di novembre, al Global Financial Leaders’ Investment Summit di Hong Kong, David Solomon di Goldman Sachs e Ted Pick di Morgan Stanley hanno raffreddato gli entusiasmi: secondo i due banchieri, è “probabile un calo del 10-20% dei mercati azionari nei prossimi 12-24 mesi”. Solomon ha definito queste correzioni “parte normale dei mercati rialzisti di lungo periodo”, invitando gli investitori a non farsi prendere dal panico e a mantenere la rotta, piuttosto che tentare di “prevedere il momento giusto per uscire”. In altre parole, anche se una flessione è attesa, non si tratterebbe necessariamente di un crollo strutturale, ma di una pausa fisiologica dopo mesi di corsa. Ted Pick, dal canto suo, ha sottolineato che tali drawdown dovrebbero essere visti come momenti “sani”, che consentono al mercato di riassestarsi e di eliminare gli eccessi. Il punto, dunque, non è tanto se arriverà una correzione, ma come gli investitori reagiranno quando accadrà.

 

Asia: il lato luminoso del mercato

 

In questo scenario carico di tensione, l’Asia appare come il contrappeso positivo. Goldman Sachs e Morgan Stanley vedono in Paesi come Giappone, India, Cina e Hong Kong un potenziale di crescita duraturo, sostenuto da riforme strutturali e trasformazioni industriali. Il Giappone sta beneficiando di una profonda revisione della governance aziendale, mentre l’India continua a investire massicciamente in infrastrutture. In Cina, invece, settori come intelligenza artificiale, veicoli elettrici e biotecnologie promettono di trainare l’economia, anche se il contesto resta complesso.
Come ha riassunto Ted Pick, “è difficile non essere entusiasti di Hong Kong, Cina, Giappone e India, quattro storie diverse ma parte dello stesso racconto: l’ascesa dell’Asia”.

 

Credits

Immagine: Generata con Sora

Tags:
Asiaazionariobollawall street

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