Luigi Dell'Olio 30/10/2024
Fintech: dai Big Data ai robo-advisor, il mercato cerca nuove rotte
Il fintech internazionale ha toccato il punto più basso degli ultimi otto anni in termini di raccolta di capitali. Nel terzo trimestre, segnala una ricerca di Cb Insights, i finanziamenti sono diminuiti del 25% rispetto al periodo aprile-giugno, fermandosi a 7,3 miliardi di dollari, mentre il numero delle operazioni è calato del 16% a 753, il livello più basso dal 2017. Solo per fare un confronto, nel terzo trimestre del 2022 erano state annunciate complessivamente quasi 1.500 transazioni, circa il doppio del livello attuale. Siamo di fronte a una pausa di riflessione o alla fine di un’era?
Le potenzialità del mercato italiano
La medesima ricerca rivela che 52% delle operazioni early-stage (cioè nella fase iniziale di vita di una startup) ha interessato mercati meno affollati, cioè collocati al di fuori degli Stati Uniti e del Regno Unito, in Paesi come Francia, India, Italia e Kenya. Che il nostro mercato sia pronto per recuperare terreno? “Il mercato italiano del fintech è caratterizzato da realtà di piccole dimensioni, eterogenee per forma societaria, attività e struttura di bilancio. In linea di massima si tratta di realtà in crescita e con una redditività in miglioramento”, analizza Massimo Maria Gionso, partner di Nextam Partners. “Tuttavia, molte aziende sono ancora in perdita e la sostenibilità dei modelli di business, spesso orientati principalmente all’ampliamento della base clienti, è nella maggior parte dei casi dipendente da finanziamenti esterni”. Il settore, aggiunse il manager della società d’investimento, è in fase di sviluppo e potrebbe assumere in futuro rilevanza strategica per il Paese.
I principali filoni di crescita
Quanto ai principali filoni di sviluppo, Gionso segnala un elevato potenziale per le nuove tecnologie a servizio di aziende e consumatori “grazie a nuove app, blockchain, intelligenza artificiale e Big Data, anche per accedere in maniera semplificata ai mercati finanziari. In particolare, molte piattaforme digitali di investimento stanno integrando algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare i dati degli utenti e fornire raccomandazioni personalizzate”, aggiunge Gionso. “Questo aiuta a migliorare l’esperienza utente e ad ottimizzare le strategie di investimento”.
Soluzioni per la gestione patrimoniale
Lo studio di Cb Insights segnala che i finanziamenti nei confronti del wealth tech (cioè le tecnologie applicate alla gestione del risparmio) sono aumentati del 67% passando da 0,6 miliardi nel secondo trimestre a un miliardo. Nel comparto, Gionso vede spazi di crescita anche in Italia, riferimento soprattutto ai robo-advisor, che fin a qualche tempo fa erano visti con grande preoccupazione dai gestori e che invece poi si sono rivelati alleati dei professionisti della consulenza in carne e ossa. “Questo settore continua a guadagnare popolarità, offrendo ad esempio soluzioni di gestione patrimoniale automatizzate a costi inferiori rispetto ai consulenti tradizionali. Gli sviluppatori di questi strumenti e di queste piattaforme stanno investendo moltissimo nel design delle interfacce per rendere l’esperienza utente più fluida e intuitiva, caratteristiche chiave per attrarre e trattenere la clientela”, conclude.






